Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14091 del 21/05/2021

Cassazione civile sez. III, 21/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 21/05/2021), n.14091

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36365/2019 proposto da:

S.B.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TARANTO

90, presso lo studio dell’avvocato LUCIANO NATALE VINCI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE MARIANI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, PREFETTO PROVINCIA MILANO, QUESTURA MILANO;

– intimato –

avverso il provvedimento del GIUDICE DI PACE di MILANO, depositata il

22/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/01/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

Il ricorrente S.B.A. ha proposto opposizione davanti al Giudice di pace ad un decreto di espulsione del Prefetto. Alla udienza fissata per la discussione e decisione nè il ricorrente, nè il suo difensore, e neanche la parte opposta si sono presentati.

Di conseguenza il Giudice di Pace ha dichiarato il non luogo a provvedere.

Il ricorrente propone un motivo di ricorso avverso tale decisione. Non v’è costituzione del Ministero.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

L’unico motivo di ricorso denuncia violazione della L. n. 286 del 1998, art. 13.

Secondo il ricorrente la partecipazione alla udienza di convalida da parte dello straniero o del suo difensore non è un onere, nè è obbligatoria, e dunque alcuna conseguenza sfavorevole, nè sanzionatoria, può essere ricondotta alla mancata comparizione.

Il motivo è fondato.

Intanto è pacifico che nessuna parte è comparsa: ne dà atto il giudice di merito e comunque non v’è contestazione sul punto.

Va pienamente condiviso l’orientamento già in passato espresso da questa corte, pur prima della innovazione legislativa di cui si dirà, secondo cui in tema di provvedimenti inerenti al permesso di soggiorno per motivi di famiglia e nel caso in cui le parti non compaiano all’udienza all’uopo fissata, l’esistenza di un dovere del giudice del reclamo – una volta verificata la ritualità degli atti finalizzati a consentire la comparizione stessa – di decidere sul merito della controversia (Cass. n. 9930 e 27080 del 2005, poi ribadito in Cass. 27392/ 2006).

A tale conclusione la Corte, nelle citate pronunce, pervenuta sulla base del duplice rilievo che i procedimenti camerali in questione sono caratterizzati da particolare celerità e semplicità di forme e che, una volta instaurati (di regola, per impulso di parte), essi sono in via di massima dominati, quanto all’iter di svolgimento, dall’impulso officioso; in tale situazione, deve quindi escludersi che il giudice del reclamo possa attribuire, sic et simpliciter, alla mancata comparizione della parte reclamante la valenza di rinuncia tacita all’impugnativa. Se, dunque, deve escludersi la possibilità di un provvedimento di tipo sanzionatorio sul piano processuale per la mancata comparizione della parte in sede di reclamo, a maggior ragione, ad avviso del Collegio, una simile eventualità deve escludersi nel caso in cui la mancata comparizione dell’opponente si verifichi nel giudizio di opposizione al decreto di espulsione, incidendo questo sul diritto di libertà della persona (Cass., n. 10788 del 2003). Inducono a tale conclusione, in primo luogo, la disciplina del procedimento di opposizione alla espulsione: la L. n. 286 del 1998, art. 8, come successivamente modificato, prevede che le controversie aventi ad oggetto il decreto si espulsione seguono il rito di cui alla L. n. 151 del 2001, art. 18, il quale, per sua parte, al comma 7, prevede che “Il giudizio è definito, in ogni caso, entro venti giorni dalla data di deposito del ricorso”, indicando l’esigenza che, entro quel termine, intervenga comunque una decisione, vale a dire a prescindere anche dalla presenza delle parti. Inoltre, una simile soluzione risulta coerente con la struttura oppositoria a misura amministrativa del giudizio D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 13 e al rito semplificato (e non a quello generale del processo di cognizione) disciplinato dallo stesso decreto legislativo, necessariamente, comunque, implicato dalle specifiche esigenze e caratteristiche di particolare concentrazione e speditezza del sistema di controllo giurisdizionale della legittimità dei provvedimenti dell’autorità amministrativa in materia di immigrazioni. Esigenze, queste, incompatibili con meccanismi di stasi o quiescenza della procedura e che coerentemente si riflettono nella predisposizione di rigide scansioni del processo, già previste dalla precedente nortmativa (D.Lgs. n. 289 del 1998, art. 13, comma 9), e ribadite dalla citata riforma.

Infine, siffatta soluzione sembra ancor più sistematicamente preferibile a seguito delle modificazioni recate dalla L. n. 189 del 2002, alle modalità di esecuzione dell’espulsione, in quanto in tale sistema l’espulsione viene di norma eseguita mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica (D.Lgs. n. 289 del 1998, art. 13, comma 4). In sostanza, posto che in tale sistema, al quale coerentemente si correla il venir meno della necessità dell’audizione dello straniero, deve escludersi di norma, la possibilità dello straniero di trovarsi nel territorio dello Stato nel momento in cui viene in discussione il ricorso in opposizione al decreto di espulsione emesso nei suoi confronti, pur se tale ricorso si prevede possa essere presentato personalmente, mal si comprenderebbe come alla comparizione della parte possa essere attribuito un rilievo tale da imporre, nel caso in cui la stessa non si verifichi, la dichiarazione di inammissibilità del ricorso o altra pronuncia di tipo processuale sanzionatoria della mancata comparizione e preclusiva dell’esame sul merito del ricorso proposto. In conclusione, ritiene il Collegio che, una volta proposto il ricorso avverso il decreto di espulsione nelle forme di cui al D.Lgs. n. 289 del 1998, art. 13, in caso di mancata comparizione della parte, il giudice adito, verificata la ritualità degli atti finalizzati a consentire la comparizione stessa, debba comunque pronunciarsi sul merito della impugnativa proposta.

Il ricorso va dunque accolto.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la decisione impugnata e rinvia al Giudice di Pace di Milano, in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2021

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