Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14084 del 21/05/2021

Cassazione civile sez. III, 21/05/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 21/05/2021), n.14084

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 34468/19 proposto da:

M.Y., elettivamente domiciliato a Reggio Calabria, via Reggio

Campi Rione A, n. 3, presso l’avvocato Ivana Calcopietro, che lo

difende in virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– resistente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Brescia 3.4.2019 n. 589;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16 dicembre 2020 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. M.Y., cittadino gambiano, chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex artt. 7 e segg.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis).

2. A fondamento dell’istanza dedusse di avere lasciato il proprio Paese per timore di essere denunciato alle autorità a causa del proprio orientamento omosessuale.

3. La Commissione Territoriale rigettò l’istanza.

Avverso tale provvedimento M.Y. propose, ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35, ricorso dinanzi al Tribunale di Brescia, che la rigettò con ordinanza 27.3.2017.

Tale ordinanza, appellata dal soccombente, è stata confermata dalla Corte d’appello di Brescia con sentenza 3.4.2019.

Quest’ultima ritenne che:

-) lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) e la protezione umanitaria non potessero essere concessi perchè il racconto del richiedente era inattendibile;

-) la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), non potesse essere concessa, perchè nel Paese d’origine del richiedente non esisteva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato.

4. Il provvedimento della Corte d’appello è stato impugnato per cassazione da M.Y. con ricorso fondato su un motivo.

Il Ministero dell’Interno non si è difeso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo il ricorrente, formalmente prospettando tanto il vizio di violazione di legge, quanto quello di omesso esame del fatto decisivo, formula varie censure così riassumibili:

a) la Corte d’appello ha violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, perchè non ha preso in esame “le specifiche censure” mosse dall’appellante al giudizio di inattendibilità formulato dal tribunale (pagina 12 del ricorso);

b) in ogni caso la Corte d’appello ha compiuto un esame soltanto superficiale della domanda, pervenendo perciò ad un erroneo giudizio di inattendibilità soggettiva, non esaminando tutte le prove disponibili, e violando in tal modo gli artt. 115 e 116 c.p.c.;

c) infine, la Corte d’appello, prima di pervenire ad un giudizio di inattendibilità del richiedente, avrebbe dovuto almeno interrogarlo, per consentirgli di chiarire gli aspetti del suo racconto che il giudice d’appello avesse ritenuto non sufficientemente precisi.

1.1. Tutte le censure sopra riassunte sono inammissibili.

Quanto alla prima, è pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che il giudice di merito non ha l’obbligo di prendere in esame e confutare tutte le argomentazioni difensive svolte dalla ricorrente (ex permultis, da ultimo, Sez. 2 -, Ordinanza n. 12652 del 25/06/2020, Rv. 658279 – 01; Sez. 6 – L, Ordinanza n. 5730 del 03/03/2020, Rv. 657560 – 01). Escluso dunque che il mancato esame di taluno degli argomenti difensivi possa costituire vizio di omessa pronuncia, rileva questa Corte che nel caso di specie il ricorrente aveva censurato la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva reputato inattendibile la storia narrata dal richiedente asilo, e la Corte d’appello ha effettivamente preso in esame tale questione, spiegando le ragioni per le quali il ricorrente doveva ritenersi inattendibile.

Nessuna violazione del principio di corrispondenza tra chiesto pronunciato vi è dunque stata.

1.2. Anche la seconda censura è inammissibile, perchè investe un tipico apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito.

Ed infatti “la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito” (Sez. 1 -, Ordinanza n. 3340 del 05/02/2019, Rv. 652549 – 01).

1.3. La terza censura, infine, è anch’essa inammissibile.

Questa Corte ha infatti ripetutamente affermato che nei giudizi in materia di protezione internazionale il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile. (Sez. 1, Sentenza n. 21584 del 07/10/2020, Rv. 658982 – 01; Sez. 1, Sentenza n. 22049 del 13/10/2020; Sez. 1, Sentenza n. 26124 del 17/11/2020).

Ne consegue che colui il quale intenda dolersi, in sede di legittimità, della violazione da parte del giudice di merito dell’obbligo di procedere all’interrogatorio del richiedente, ha l’onere – impostogli a pena di inammissibilità dall’art. 366 c.p.c., n. 3 – di indicare nel ricorso se, in che termini ed in quale atto abbia sollecitato, nel grado di appello, il proprio interrogatorio: deduzione che, nel ricorso oggi in esame, manca del tutto.

Ad abundantiam, questa Corte non può peraltro fare a meno di rilevare che sia nelle conclusioni dell’atto d’appello, sia nella illustrazione dei motivi di appello, l’odierno ricorrente (olim, appellante) non formulò alcuna richiesta di essere ascoltato dalla Corte d’appello.

2. Non occorre provvedere sulle spese del presente giudizio, non essendovi stata difesa delle parti intimate.

La circostanza che il ricorrente sia stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato esclude l’obbligo del pagamento, da parte sua, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), in virtù della prenotazione a debito prevista dal combinato disposto di cui agli artt. 11 e 131 del decreto sopra ricordato (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 9538 del 12/04/2017, Rv. 643826 – 01), salvo che la suddetta ammissione non sia stata ancora, o venisse in seguito, revocata dal giudice a ciò competente.

PQM

la Corte di Cassazione:

(-) dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2021

 

 

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