Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14082 del 21/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 21/05/2021, (ud. 24/03/2021, dep. 21/05/2021), n.14082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 716-2020 proposto da:

C.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati LUCIO CAPRIOLI, VINCENZO CAPRIOLI;

– ricorrente –

contro

P.L.L., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentata e difesa da se stessa;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1096/2019 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 09/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

GRASSO.

 

Fatto

RITENUTO

che la vicenda, per quel che ancora qui residua d’utilità, può riassumersi nei termini seguenti:

– l’avv. P.L. ottenne decreto ingiuntivo per la somma di Euro 11.124,00, oltre accessori, nei confronti di C.S., a titolo di compensi professionali;

– il Tribunale, a seguito dell’opposizione dell’ingiunto, revocò il decreto e rigettò la domanda della professionista;

– la Corte d’appello di Lecce, con la sentenza di cui in epigrafe, accolta, per quanto reputato di ragione, l’impugnazione della P., condannò il C. al pagamento della somma di Euro 3.213,70, oltre accessori;

– il C. ricorre avverso la statuizione d’appello sulla base di due motivi, ulteriormente illustrati da memoria, e la P. resiste con controricorso e memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che il difetto di valida procura per ricorrere dedotto dalla controricorrente è privo di fondamento, stante che la procura, rilasciata in calce al ricorso, appare univocamente riferita allo stesso;

ritenuto che con le due censure, fra loro osmotiche, il ricorrente denunzia violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, e art. 112 c.p.c., art. 111 Cost., comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè violazione degli artt. 93 e 346 c.p.c., artt. 2230,2233,2236,1460,1176 c.c., art. 12,14 e 15 cod. deontologico professionale forense, art. 75 disp. att. c.p.c., nonchè ancora omesso esame, omessa decisione e violazione dell’art. 1460 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, assumendo di avere eccepito in primo grado ed espressamente dedotto in appello, con la comparsa di costituzione, a) l’inadempimento del prestatore d’opera professionale, b) la preclusione derivante dall’avere accettato senza condizioni quanto liquidato dal giudice alla professionista distrattataria, c) l’eccessività del preteso ammontare, posizione processuale che la Corte locale aveva omesso del tutto di riportare, omettendo, inoltre, di prendere in esame le difese dell’appellato;

considerato che il complesso censuratorio, quanto alla prospettazione di cui sub b) e c), non è fondato:

– valendo a riguardo della prima questione l’orientamento già espresso da questa Corte e condiviso dalla Corte locale, secondo il quale, in virtù del provvedimento di distrazione delle spese processuali in favore del difensore con procura della parte vittoriosa (art. 93 c.p.c.), si instaura, fra costui e la parte soccombente, un rapporto autonomo rispetto a quello fra i contendenti che, nei limiti della somma liquidata dal giudice, si affianca a quello di prestazione d’opera professionale fra il cliente vittorioso ed il suo procuratore; rimane pertanto integra la facoltà di quest’ultimo non solo di rivolgersi al cliente anche per la parte del credito professionale che ecceda la somma liquidata dal giudice che gli sia stata corrisposta dalla parte soccombente, ma anche di richiedere al proprio cliente l’intera somma dovutagli, per competenze professionali e spese, nonostante la distrazione disposta (Cass. n. 27041/2008, Rv. 605450);

– dovendosi osservare a riguardo della seconda questione che trattasi di valutazioni squisitamente di merito, in questa sede non censurabile;

considerato, in ordine alla prospettazione sub a), che l’eccezione d’inadempimento era stata presa in esame e rigettata dal primo Giudice, di conseguenza, come affermato più volte da questa Corte, qualora un’eccezione di merito sia stata respinta in primo grado, in modo espresso o attraverso un’enunciazione indiretta che ne sottenda, chiaramente ed inequivocamente, la valutazione di infondatezza, la devoluzione al giudice d’appello della sua cognizione, da parte del convenuto rimasto vittorioso quanto all’esito finale della lite, esige la proposizione del gravame incidentale, non essendone, altrimenti, possibile il rilievo officioso ex art. 345 c.p.c., comma 2, (per il giudicato interno formatosi ai sensi dell’art. 329 c.p.c., comma 2), nè sufficiente la mera riproposizione, utilizzabile, invece, e da effettuarsi in modo espresso, ove quella eccezione non sia stata oggetto di alcun esame, diretto o indiretto, ad opera del giudice di prime cure, chiarendosi, altresì, che, in tal caso, la mancanza di detta riproposizione rende irrilevante in appello l’eccezione, se il potere di sua rilevazione è riservato solo alla parte, mentre, se competa anche al giudice, non ne impedisce a quest’ultimo l’esercizio ex art. 345 c.p.c., comma 2 (S.U. n. 11799, 12/5/2017, Rv. 644305; conf., ex multis, Cass. nn. 24658/2017, 21264/2018);

considerato che le spese legali debbono seguire la soccombenza e possono liquidarsi, in favore del controricorrente siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività espletate;

considerato che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte della ricorrente principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 24 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA