Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14078 del 21/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 21/05/2021, (ud. 19/01/2021, dep. 21/05/2021), n.14078

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20374-2020 proposto da:

J.B., elettivamente domiciliato presso la cancelleria

della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e

difeso dall’Avvocato CARMELA GRILLO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 288/2020 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 19/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ALDO

ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – J.B., proveniente da terra senegalese (Casamance), ha presentato ricorso avverso il provvedimento della Commissione territoriale di Firenze sezione di Perugia, di diniego di riconoscimento della protezione internazionale (status di rifugiato; protezione sussidiaria), come pure di quello di riconoscimento della protezione umanitaria.

2. – Con provvedimento emesso in data 18 settembre 2018, il Tribunale di Perugia ha respinto il ricorso.

3. – Il richiedente ha impugnato tale decisione avanti alla Corte di Perugia. Questa, con sentenza depositata il 19 maggio 2020, ha respinto l’appello.

4. – La Corte territoriale ha rilevato, in particolare, che nella specie non ricorrono i presupposti per il riconoscimento del diritto di rifugio: il racconto effettuato si è incentrato sulla presenza di “dissidi insorti con la famiglia”. Si tratta, dunque, di una “vicenda esclusivamente privata”.

Con riferimento alla protezione sussidiaria, il giudice ha poi ritenuto che nessuna delle situazioni previste nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, viene a rappresentarsi nel caso in esame: il ricorrente “ha solo fatto riferimento a un generico rischio per la sua vita non già per circostanze riferite allo Stato, ma alla matrigna”, richiamandosi al “solo conflitto familiare”.

“La natura privata della vicenda esclude” – si è altresì affermato – esclude che possa darsi rilievo a circostanze relativa al “rischio Paese” per fondare il riconoscimento, in via subordinata, della protezione umanitaria”.

5. – Avverso questa pronuncia J.B. ha presentato ricorso, affidandolo a tre motivi di cassazione.

Il Ministero non si è costituito nel presente grado del giudizio, essendosi limitato, con foglio datato 31 agosto 2020, a chiedere di potere eventualmente partecipare all'”udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1″, ove fissata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

6. – Il ricorrente rimprovera alla Corte di Appello: (i) col primo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, commi 1 e 5 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, nonchè ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; (ii) col secondo motivo, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3; (iii) col terzo motivo, la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

7. – Con il primo motivo, il ricorrente sottolinea, in particolare, che ha errato la Corte umbra nell’affermare che, in punto di richiesta di riconoscimento della protezione sussidiaria, erano state evocate solo “circostanze riferibili alla matrigna” in relazione ai rischi oggettivamente connessi al caso di rimpatrio del ricorrente.

In realtà – precisa il motivo -, lungo il corso di svolgimento del giudizio era stata in modo specifico evocata ed evidenziata la “perdurante critica situazione del Casamance (dove si svolge un c.d. conflitto a bassa intensità”, pure con appropriati richiami delle COI più recenti. E questo proprio al fine di ottenere un pronunciamento relativo alla previsione normativa di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 lett. c).

La Corte di Appello non ha esaminato questa richiesta – si prosegue – in punto di protezione sussidiaria, per di più limitandosi, in proposito, a formulare “clausole di stile utilizzabili per un numero indefinito di volte”, oltre che fuori tema. Del resto, è sintomatico – rileva anche il motivo – che la sentenza perugina faccia indistinto riferimento, per designare il Paese di origine del ricorrente, tanto al Gambia, quanto al Senegal. Come pure che trascuri in toto di prendere in considerazione la varia, e importante, documentazione (contratto di lavoro, buste paga, corso di formazione) prodotta al fine di dimostrare l'”avvenuta integrazione” del richiedente in Italia, in relazione alla richiesta di protezione umanitaria.

8. – Il motivo merita accoglimento.

Nei fatti, l’impugnata sentenza della Corte umbra non ha proprio affrontato il tema, che attiene alla disamina dell’eventuale sussistenza dei presupposti di cui all’art. 14, lett. c. (cfr. sopra, n. 4 secondo capoverso). Secondo una prospettiva che, per contro, il richiedente pure aveva sottoposto alla sua analisi.

9. – L’accoglimento del primo motivo comporta assorbimento del secondo e del terzo motivo di ricorso.

10. – La sentenza impugnata va dunque cassata e la controversia rinviata alla Corte di Appello di Perugia che, in diversa composizione provvederà anche alle determinazioni relative alle spese relative al giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, con assorbimento del secondo e del terzo motivo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la controversia alla Corte di Appello di Perugia che, in diversa composizione provvederà anche alle determinazioni relative alle spese relative al giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile – 1, il 19 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2021

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