Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14058 del 21/05/2021

Cassazione civile sez. I, 21/05/2021, (ud. 30/03/2021, dep. 21/05/2021), n.14058

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11010/2019 proposto da:

K.M., rappresentato e difeso dall’avv. Marco Cavicchioli, in

forza di procura speciale datata 12.3.2019 trasmessa telematicamente

con la notifica del ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di TORINO, depositata il 18/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30/03/2021 da Dott. CAPRIOLI MAURA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

Il Tribunale di Torino con il Decreto n. 1127/2019 rigettava il ricorso proposto da K.M., cittadino senegalese diretto al riconoscimento della protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria ritenendo insussistenti i relativi presupposti sottolineando che le ragioni per le quali il richiedente aveva lasciato il suo Paese fossero la mancanza di un lavoro e di una casa e le minacce subite dai genitori di colui che si era reso responsabile dell’omicidio del fratello del ricorrente.

Riteneva non sussistente, nella zona di provenienza dell’istante, una situazione di violenza indiscriminata, derivante da conflitto armato interno o internazionale, e neppure integrate le ragioni di vulnerabilità ai fini della concessione della protezione umanitaria.

Il ricorrente chiede, in via preliminare, che vanga sollevata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, introdotto dalla L. n. 46 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), per violazione dell’art. 3 Cost., comma 1, art. 24 Cost., commi 1 e 2, art. 111 Cost., commi 1, 2 e 5, per quanto riguarda la previsione del rito camerale ex art. 737 c.p.c. e relative deroghe espresse dal legislatore nelle controversie in tema di protezione internazionale che avrebbe comportato una compressione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio.

Chiede altresì che venga sollevata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto del D.L. n. 13 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g) e art. 21, comma 1, così come convertito in L. n. 46 del 2017, per violazione dell’art. 3, comma 1 e dell’art. 77, comma 4, per mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza nell’emanazione del Decreto legge per quanto riguarda il differimento dell’efficacia temporale e quindi dell’entrata in vigore del nuovo rito in materia di protezione internazionale.

Più precisamente si afferma che il D.L. cit., non contiene norme di immediata applicazione, posto che, ai sensi dell’art. 21 dello stesso, le disposizioni più significative si applicano a partire dal 180 giorno successivo alla sua entrata in vigore.

Con il primo motivo si denuncia la violazione della L. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 11, lett. a), in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 3. Si censura la decisione nella parte in cui ha ritenuto di non procedere all’audizione del ricorrente pur in assenza di videoregistrazione in palese contrasto con l’art. 35 richiamato in rubrica.

Con il secondo motivo si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. C9 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si critica il diniego di riconoscimento della protezione internazionale fondato sulla pretesa insussistenza in Senegal di una violenza generalizzata senza citare a supporto del proprio convincimento alcuna delle fonti di informazioni previste dall’art. 8 e senza svolgere i dovuti approfondimenti istruttori.

Le questioni di legittimità costituzionali prospettate dal ricorrente sono state già dichiarate manifestamente infondate da questa Corte di legittimità con le pronunce qui di seguito riportate.

E’ stato infatti chiarito che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 1, poichè il rito camerale ex art. 737 c.p.c., che è previsto anche per la trattazione di controversie in materia di diritti e di “status”, è idoneo a garantire il contraddittorio anche nel caso in cui non sia disposta l’udienza, sia perchè tale eventualità è limitata solo alle ipotesi in cui, in ragione dell’attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perchè in tale caso le parti sono comunque garantite dal diritto di depositare difese scritte (Sez. 1, Sentenza n. 17717 del 05/07/2018).

Con riferimento al secondo profilo di illegittimità questa Corte (Cass., Sez. I, n. 17717/2018) ha già avuto modo di affermare la manifesta infondatezza della questione inerente al preteso difetto dei requisiti di necessità ed urgenza ex art. 77 Cost., poichè la disposizione transitoria – che differisce di 180 giorni dall’emanazione del decreto l’entrata in vigore del nuovo rito – è connaturata all’esigenza di predisporre un congruo intervallo temporale al fine di consentire alla complessa riforma processuale di entrare a regime.

Il primo motivo è infondato.

Dall’esame del decreto impugnato, si evince, infatti, che l’udienza di comparizione delle parti è stata regolarmente fissata dal Tribunale e si è tenuta il 23.1.2019.

Il Tribunale ha ritenuto soltanto di non procedere a nuova audizione dell’istante, alla luce degli elementi già acquisiti e della documentazione depositata agli atti. Orbene – secondo l’insegnamento di questa Corte – nel giudizio di impugnazione della decisione della Commissione territoriale innanzi all’autorità giudiziaria, in caso di mancanza della videoregistrazione del colloquio, il giudice deve necessariamente fissare, pena la violazione del contraddittorio, l’udienza per la comparizione delle parti, configurandosi, in difetto, la nullità del decreto con il quale viene deciso il ricorso, senza che sorga tuttavia l’automatica necessità di dare corso all’audizione il cui obbligo, conformemente alla Dir. 2013/32/CE, grava esclusivamente sull’autorità amministrativa incaricata di procedere all’esame del richiedente.

Ne consegue che il giudice può decidere in base ai soli elementi contenuti nel fascicolo, ivi compreso il verbale o la trascrizione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione (Cass., 31/01/2019, n. 2817; Cass., 28/02/2019, n. 5973; Cass., 20/01/2020, n. 1088; Cass., 14/05/2020, n. 8931). Tanto più che nella specie, il ricorrente non ha neppure allegato gli elementi che, in caso di audizione, avrebbe – in ipotesi – potuto sottoporre o illustrare al Tribunale.

A tal riguardo, va, per vero, osservato che, se non sono dedotti fatti nuovi o ulteriori temi d’indagine, il giudice di merito non ha l’obbligo di procedere anche all’audizione del richiedente, salvo che quest’ultimo non ne faccia espressa richiesta deducendo la necessità di specifici chiarimenti, correzioni e delucidazioni sulle dichiarazioni rese in sede amministrativa (Cass., 11/11/2020, n. 25439; Cass., 07/10/2020, n. 21584).

Il ricorso per cassazione con il quale sia dedotta, in mancanza di videoregistrazione, l’omessa audizione del richiedente che ne abbia fatto espressa istanza, deve, pertanto, contenere l’indicazione puntuale dei fatti che erano stati dedotti avanti al giudice del merito a sostegno di tale richiesta, avendo il ricorrente un preciso onere di specificità della censura (Cass., 11/11/2020, n. 25312).

Siffatto onere non è stato, per contro, adempiuto nel caso di specie, per cui la censura in esame non può trovare accoglimento.

Il secondo motivo non supera il vaglio di ammissibilità per difetto di specificità. In merito alla situazione socio-politica attualmente vigente in Senegal la difesa deduce una generica situazione di instabilità senza allegare fonti che depongano in tal senso.

Se il giudice di merito ha motivato le sue conclusioni sulla base di informazioni precise ed aggiornate (si veda pag. 7 e 8 del provvedimento impugnato), diversamente, il ricorrente è venuto meno all’onere di indicare le fonti che, secondo la sua prospettazione, avrebbero potuto condurre ad un diverso esito del giudizio. Come affermato dalla recente giurisprudenza di questa Corte, in mancanza di tale allegazione, si paventa l’impossibilità, per la stessa, di valutare la teorica rilevanza e decisività della censura (Cass., Sez. I, 22769/2020).

Alla stregua delle considerazioni sopra esposte il ricorso va rigettato.

Nessuna determinazione in punto spese stante la mancata costituzione della parte intimata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese; Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 29 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2021

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