Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14052 del 21/05/2021

Cassazione civile sez. I, 21/05/2021, (ud. 11/03/2021, dep. 21/05/2021), n.14052

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 186/2017 proposto da:

V.G., in proprio e quale socio dello studio V. Società

Professionale s.s. di S. Va., G. V., S. V. dottori

commercialisti, Dott.ssa L. R. ragioniere commercialista e M.

Ru. dottore commercialista, elettivamente domiciliato in Roma, Via

Nizza n. 45, presso lo studio dell’Avvocato Antonio Pace,

rappresentato e difeso dall’Avvocato Giuseppe Buscaino, giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Fallimento (OMISSIS) S.p.a. con socio unico, in persona del curatore

Dott. L.S., elettivamente domiciliato in Roma, Piazza

della Marina n. 1, presso lo studio dell’Avvocato Lucio Filippo

Longo, che lo rappresenta e difende, unitamente all’Avvocato

Alessandro Patelli, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto del Tribunale di Varese del 23/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/3/2021 dal Cons. Dott. Alberto Pazzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Giudice delegato al fallimento di (OMISSIS) s.p.a. non ammetteva al passivo della procedura il credito vantato dal dottore commercialista V.G., in proprio e quale socio dello studio V. associazione professionale, a cui quindici società del gruppo Casti di Varese (tra le quali (OMISSIS) s.p.a.) avevano affidato l’incarico di redigere l’attestazione prevista dalla L. Fall., art. 160, comma 2, verificare la veridicità dei dati aziendali con riferimento all’elaboranda situazione patrimoniale finanziaria al 28 febbraio 2014 e la fattibilità del piano, ai sensi della L. Fall., art. 161, comma 2 e art. 186-bis, comma 2, lett. b) e assistere la compagine durante la procedura di concordato preventivo.

L’esclusione trovava giustificazione nel fatto che l’acconto percepito doveva ritenersi congruo rispetto all’onorario previsto, tenuto conto della consistenza delle prestazioni rese.

2. Il Tribunale di Varese, a seguito dell’opposizione proposta dal Dott. V., rilevava in primo luogo che la relazione di cui alla L. Fall., art. 160, comma 2, era stata consegnata alla capogruppo quando la dichiarazione di fallimento di (OMISSIS) s.p.a. era già intervenuta, sicchè non era dato sapere se l’attività svolta fosse stata eseguita prima o dopo l’apertura del concorso.

In ogni caso, quand’anche l’attività fosse stata svolta, in tutto o in parte, in data antecedente, l’obbligazione era stata adempiuta in modo parziale, con la realizzazione di un’attività “quasi prodromica all’adempimento dell’oggetto effettivo del mandato” e di cui non era possibile verificare compiutamente l’effettiva consistenza.

Per di più la predisposizione della relazione L. Fall., ex art. 160, comma 2, anche nell’ipotesi in cui fosse stata reputata completa, rappresentava una mera attività preparatoria costituente una parte, pari a un decimo, della più ampia attività prevista in contratto; di conseguenza gli acconti già versati al professionista dovevano reputarsi superiori al compenso dovuto per la porzione di prestazione effettivamente adempiuta.

3. Per la cassazione del decreto di rigetto dell’opposizione, depositato in data 23 novembre 2016, ha proposto ricorso V.G., in proprio e quale socio dello studio V. associazione professionale, prospettando sei motivi di doglianza, ai quali ha resistito con controricorso il fallimento di (OMISSIS) s.p.a..

Entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

4.1 Il primo motivo di ricorso, nel denunciare – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la violazione dell’art. 115 c.p.c., comma 1, art. 116 c.p.c. e art. 2697 c.c., comma 2, assume che il Tribunale non abbia preso posizione sul fatto che la relazione riportava la data del 17 giugno 2014, di due giorni antecedente al deposito della sentenza di fallimento, nè abbia valutato il resoconto sul progredire dell’attività presentato al presidente della sezione fallimentare, da cui risultava che alla data del 28 maggio 2014 erano state stilate quarantadue pagine della relazione, con indicazione della parte dei beni già stimati e della porzione delle attività e delle passività riscontrate.

La constatazione dell’impossibilità di verifica dei controlli effettuati dal professionista dipendeva poi dal fatto che il collegio dell’opposizione aveva trascurato l’esame degli atti processuali e degli elementi di prova offerti dal creditore, non contestati dalla controparte, e dall’immotivata reiezione della richiesta di espletamento di una consulenza tecnica.

Il giudicante si era limitato a rilevare un’omissione di illustrazione, senz’altra contestazione o considerazione sulla pertinenza della cospicua mole di informazioni ricevute, e così aveva contravvenuto all’obbligo di porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti nonchè i fatti specificamente non contestati.

4.2 Il secondo motivo di ricorso lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 112 c.p.c., in quanto l’opposizione proposta era funzionale alla verifica della spettanza di un maggior compenso a carico della procedura fallimentare di (OMISSIS) s.p.a. rispetto all’acconto già fatturato.

Il Tribunale invece, pronunciando extra petita, si era preoccupato di stabilire il compenso dovuto da tutte le quattordici società mandanti e quindi complessivamente spettante all’attestatore.

4.3 Il terzo motivo assume – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, anche in concorso con l’art. 156 c.p.c., comma 2.

Il Tribunale aveva ritenuto che non risultasse dimostrata l’esecuzione della stima dei beni, sebbene avesse dato atto, poco prima, dell’allegazione del ricorrente di aver determinato la capienza dei privilegi sulla base della valutazione delle attività fatta da due periti tecnici con criteri da lui stesso impartiti.

Il collegio dell’opposizione aveva sostenuto, inoltre, che non risultavano ulteriori riduzioni sul compenso concordato all’interno dell’accordo del 21 maggio 2014, pur rilevando, subito dopo, due successive diminuzioni.

Queste contraddizioni, evidenti e rilevanti ai fini del decidere (vertendo sulla prestazione effettivamente adempiuta su cui parametrare il compenso), creavano un’illogicità tale da far seriamente dubitare che la statuizione impugnata fosse congrua con sè stessa.

4.4 Con il quarto motivo di ricorso il decreto impugnato è censurato per falsa applicazione della L. Fall., art. 160, comma 2: il Tribunale, affermando che non era stata compiuta la verifica dei dati contabili, avrebbe fatto mal governo della norma in questione, la quale, pur non contemplando in maniera esplicita l’attestazione di veridicità dei dati aziendali, ontologicamente la presumerebbe in presenza di privilegi generali incapienti.

4.5 Il quinto motivo prospetta la violazione dell’art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in quanto il Tribunale aveva omesso di esaminare compiutamente il fatto storico concernente l’avvenuto accertamento dei dati aziendali. Una simile attività, essendo ontologicamente propedeutica alla corretta redazione della relazione prevista dalla L. Fall., art. 160, comma 2, non poteva essere ritenuta come indimostrata una volta che si fosse dato atto dell’avvenuta redazione di tale relazione.

4.6 Il sesto motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 1362 c.c., in relazione all’interpretazione della reale portata del contratto di mandato concluso con l’attestatore.

Il Tribunale aveva ritenuto che la predisposizione della relazione prevista dalla L. Fall., art. 160, comma 2, costituisse un’attività preparatoria, in quanto l’attività principale era quella di verifica della fattibilità del piano e assistenza nel corso della procedura.

Una simile interpretazione, però, non trovava conforto nel tenore letterale del mandato professionale conferito e nell’interpretazione logica che allo stesso andava attribuita, in quanto il testo del contratto assegnava alla redazione della relazione di cui alla L. Fall., art. 160, comma 3, una priorità temporale e una valenza condizionante la predisposizione della relazione prevista dalla L. Fall., art. 161, comma 2, mentre l’assistenza dopo l’apertura della procedura concorsuale era prevista come meramente eventuale.

5. I motivi, da esaminarsi congiuntamente, risultano inammissibili.

5.1 Il Tribunale ha ritenuto – con argomenti distinti e autonomi, ciascuno dei quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata – che: i) non fosse dato sapere se l’attività svolta dal V. fosse stata eseguita prima o dopo la dichiarazione di fallimento di (OMISSIS) s.p.a.; ii) in ogni caso non fosse possibile verificare la sua effettiva consistenza; iii) una simile attività comunque, anche a voler ritenere la completezza della relazione L. Fall., ex art. 160, fosse meramente preparatoria rispetto a quella complessivamente pattuita e, come tale, costituisse una porzione pari a un decimo dell’opera da prestarsi. Gli argomenti spesi per confutare la prima constatazione si riducono a una mera contestazione delle valutazioni compiute dal giudice di merito, il quale ha ritenuto di non poter trarre dalle risultanze che l’odierno ricorrente propone di valorizzare la compiuta dimostrazione del verificarsi dei presupposti per il riconoscimento del maturarsi del diritto di credito in epoca antecedente all’apertura del concorso.

La doglianza risulta così inammissibile giacchè, sotto le spoglie dell’eccepita violazione di legge processuale, tenta di introdurre un sindacato di fatto sull’esito della valutazione della prova documentale prodotta.

Ciò nonostante che, in materia di ricorso per cassazione, la violazione dell’art. 115 c.p.c., possa essere dedotta come vizio di legittimità solo denunciando che il giudice abbia dichiarato espressamente di non dover osservare la regola contenuta nella norma, ovvero abbia giudicato sulla base di prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli, e non anche che il medesimo, nel valutare le prove offerte, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre ovvero (come nel caso di specie) abbia ritenuto le stesse non dimostrative delle allegazioni compiute, essendo tale attività consentita dal paradigma dell’art. 116 c.p.c., che non a caso è rubricato “della valutazione delle prove” (si vedano in questo senso, per tutte, Cass. 11892/2016, Cass. 24548/2016 e Cass. 5009/2017).

5.2 Una volta riconosciuta come inammissibile la critica relativa alla prima ratio decidendi, rimane definitivamente accertata l’impossibilità di collocare l’opera professionale per il cui compenso il V. chiede l’ammissione al passivo in epoca antecedente l’apertura del concorso. Ne discende, inevitabilmente, l’inammissibilità delle doglianze rivolte agli altri argomenti offerti, in via supplementare, dal Tribunale, le quali risultano prive di alcuna rilevanza ai fini del decidere.

In vero, qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse a una delle rationes decidendi rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività dell’altra, alla cassazione della decisione (Cass. 2108/2012).

6. In virtù delle ragioni appena illustrate il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 5.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori come per legge e contributo spese generali nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 11 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2021

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