Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14043 del 21/05/2021

Cassazione civile sez. I, 21/05/2021, (ud. 22/10/2020, dep. 21/05/2021), n.14043

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 16726/2016 proposto da:

N.D., elettivamente domiciliato in Roma, in viale Angelico n.

70, presso lo studio dell’avvocato Cacciato Insilla Elisa, che lo

rappresenta e difende, con procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

A.T., elettivamente domiciliata in Roma, in via Ulpiano n.

29, presso lo studio dell’avvocato Antonetti Marco, che la

rappresenta e difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 1338/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/10/2020 dal Cons., Dott. CAIAZZO ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

A.T. impugnò il decreto emesso dal Tribunale di Roma in data 18.3.15 che, pronunziando sull’istanza di modifica delle condizioni di divorzio proposta da N.D., aveva dichiarato cessato, con decorrenza dal deposito del ricorso, l’obbligo posto a carico del ricorrente di pagare alla A. l’assegno divorzile di Euro 2100,00 mensili, rilevando che il tenore di vita goduto dalla ex-moglie risultava incompatibile con i redditi dalla stessa dichiarati.

La reclamante richiese che, in riforma del decreto, fosse rigettata la domanda di revoca dell’assegno o, in subordine, che la misura dell’assegno non fosse inferiore a Euro 1800,00 mensili ovvero, in via ancora più subordinata, che la revoca dell’assegno decorresse dalla pubblicazione della decisione del Tribunale.

Con decreto emesso il 17.5.16, la Corte d’appello accolse parzialmente l’impugnazione poichè, pur sussistendo un peggioramento delle condizioni economiche del N. a causa della grave patologia che l’aveva colpito, con la conseguente riduzione della sua capacità lavorativa, permaneva una situazione di disparità delle condizioni patrimoniali e reddituali a vantaggio dello stesso ex-marito, che giustificava il riconoscimento, in favore della A., dell’assegno divorzile, anche se in misura ridotta. Al riguardo, la Corte territoriale ha ritenuto che, sulla premessa che tale assegno avesse carattere esclusivamente assistenziale, dai documenti prodotti dalle parti e dagli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza, era emerso che: il N. fosse proprietario di due aziende (di cui una cessata), nonchè di vari immobili, disponendo di vari redditi da locazione ed affitto; il N. aveva venduto due immobili in (OMISSIS), ricavandone il prezzo complessivo di Euro 3.260.000,00, di cui una parte impiegata per l’acquisto di altri due immobili, cancellando ipoteche iscritte a garanzia di mutui per Euro 730.000,00 (mentre altra parte fu utilizzata, come esponeva il reclamante, per estinguere crediti dell’azienda di cui era titolare). Ne consegue che, secondo i suddetti accertamenti, verosimilmente, era rimasta nella disponibilità del N. la somma di circa Euro 1.000.000,00 non desumibile dagli estratti-conto prodotti, e di cui non era stato dimostrato altro impiego.

Pertanto, il giudice di secondo grado ha rilevato che le risultanze istruttorie complessivamente esaminate inducevano a ritenere che il ricorrente non avesse fornito tutti gli elementi dimostrativi della sua reale situazione economica, disponendo invece di redditi superiori rispetto a quelli dichiarati e liquidità superiori a quella dell’ex coniuge (e peraltro, lo stesso ex-marito aveva dichiarato, nel giudizio di primo grado, di disporre di un reddito mensile di Euro 2700,00).

La Corte d’appello ne ha dunque tratto il convincimento sullo stato d’inferiorità economica della A. rispetto all’ex-coniuge e il deterioramento delle sue condizioni economiche a seguito del divorzio, a fronte di un buon tenore di vita goduto da entrambe le parti durante la vita matrimoniale, determinando l’assegno divorzile nella somma mensile di Euro 800,00 con decorrenza dalla domanda di revisione delle condizioni di divorzio, con rivalutazione annuale.

N.D. ricorre in cassazione con cinque motivi.

Resiste con controricorso A.T..

Diritto

RITENUTO

Che:

Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 9, comma 1 e dell’art. 132 c.p.c., comma 4, nonchè vizio di motivazione ed omesso esame di un fatto decisivo, con riguardo all’art. 116 c.p.c., in quanto la Corte d’appello, nella ricostruzione del reddito e della disponibilità economica della A. ha omesso di esaminare il fatto decisivo – posto a fondamento del provvedimento di primo grado – consistito nell’aver l’ex-coniuge celato altre sue disponibilità economiche, quale un conto on-line, e nell’erronea ricostruzione delle somme di denaro nella disponibilità della A. (Euro 250.000,00 come desumibile dagli accertamenti della Guardia di Finanza, utilizzata poi in parte per pagare un debito alla sorella).

Con il secondo motivo si deduce la violazione del contraddittorio, realizzata con il deposito, in sede di reclamo, di un documento comprovante il versamento da parte della A. alla sorella della somma di Euro 148.936,41.

Con il terzo motivo si denunzia la violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, non avendo la Corte territoriale, in ordine alla misura dell’assegno divorzile, considerato (a differenza del giudice di primo grado) la circostanza che il ricorrente provvede al mantenimento esclusivo della figlia nata dal matrimonio e con lui convivente.

Con il quarto motivo si denunzia la violazione dell’art. 91 c.p.c., avendo la Corte d’appello compensato per la metà le spese del secondo grado, condannando il N. a pagare la restante metà, senza tener conto che il reclamo del ricorrente era stato parzialmente accolto, per cui non poteva essere considerato soccombente.

Il quinto motivo deduce l’erronea decorrenza dell’assegno, in quanto era stato considerato il reddito del ricorrente derivante dalla locazione di un immobile che, però, risale a periodo successivo al giudizio di primo grado.

Il giudizio va dichiarato estinto, in quanto in data 15.10.2020 il ricorrente ha depositato atto di rinuncia al ricorso, con previsione di compensazione delle spese di lite, fondato su un accordo transattivi concluso nelle more del giudizio, accettato dalla controricorrente con atto del 16.10.2020.

Nulla per le spese considerato l’accordo delle parti.

P.Q.M.

La Corte dichiara l’estinzione del giudizio. Nulla per le spese.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento, siano omesse le generalità e gli altri titoli identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2021

 

 

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