Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14043 del 06/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 06/06/2017, (ud. 20/04/2017, dep.06/06/2017),  n. 14043

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9214/2016 proposto da:

L’INTIMO FOR YOU DI E.C.SCHI – P.I. 07385461004, in

persona della titolare, elettivamente domiciliata in ROMA, V.

ELEONORA D’ARBOREA 30, presso lo studio dell’avvocato BERNARDO

CARTONI, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 5552/9/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata il 23/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 20/04/2017 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso in Cassazione affidato a un unico motivo, nei cui confronti l’Agenzia delle Entrate non ha spiegato difese scritte, la ditta ricorrente impugnava la sentenza della CTR del Lazio, relativa ad un accertamento induttivo per Irpef 2007, lamentando, la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, in quanto erroneamente i giudici d’appello avrebbero ritenuto legittima la pretesa impositiva, quand’anche ridotta nell’importo, all’esito del giudizio di primo grado, pur essendo stato omesso il contraddittorio endoprocedimentale, che la giurisprudenza di questa Corte riterrebbe obbligatorio attivare, la ditta ricorrente, nel corpo del motivo di censura ha lamentato, altresì, la mancata personalizzazione dei parametri degli studi di settore utilizzati per la ripresa a tassazione.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma semplificata.

Il motivo è inammissibile, in via preliminare, perchè manca l’esposizione del fatto, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, cioè della complessiva vicenda, accertativa, che solo parzialmente è ricostruibile dalla parte narrativa della sentenza impugnata, non solo arricchita dei dati relativi alla ditta interessata, ma relativa alla metodologia accertativa seguita dall’ufficio, inoltre, il motivo di censura è soprattutto inammissibile, in quanto non è stato riportato in ricorso, neppure per riassunto, nè localizzato, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, l’atto d’accertamento (ma, anche, le modalità e i termini, dell’istanza di autotutela, vedi pp. 8 e 14 del ricorso), di talchè questa Corte non è in condizione di verificare se la specifica e concreta metodologia accertativa seguita dall’ufficio, si sia avvalsa esclusivamente degli studi di settore, del D.L. n. 331 del 1993, ex artt. 62 bis e 62 sexies, come opinato dalla ricorrente (nel qual caso era obbligatorio per l’amministrazione attivare il contraddittorio endoprocedimentale) – anche se dalla lettura delle pagine 2 e 3 del ricorso, ma anche di p. 8 (in fondo) non sembrerebbe così sicuro (il ricorrente censura, infatti, che l’ufficio abbia fatto riferimento al comportamento antieconomico del contribuente), vedi anche pp. 11 e 15 – ovvero la ripresa a tassazione è avvenuta attraverso un accertamento redditometrico, di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, con eventuale utilizzo dei parametri degli studi di settore, solo a rafforzamento della ricostruzione reddituale operata, sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, ovvero sulla base di altri elementi indicativi della capacità contributiva (nel qual caso, l’ufficio non era tenuto ad attivare nessun contraddittorio con il contribuente). Infine, l’incertezza nell’esposizione sulla tipologia dell’accertamento è particolarmente evidente dalla lettura delle pp. 17 e 18 del ricorso (dove si riportano le censure spese nel precedente grado di giudizio). Va aggiunto, che c’è riscontro nella sentenza impugnata che l’accertamento non si sia basato sugli studi di settore laddove si fa riferimento a percentuali di ricarico e a prezzi di mercato. In riferimento, inoltre, all’interpretazione dell’accertamento quale atto amministrativo del fisco, lo stesso costituisce un accertamento di fatto, istituzionalmente riservato al giudice di merito, che può essere censurato in sede di legittimità solo sotto il profilo della violazione delle regole ermeneutiche e dei canoni motivazionali (in generale, v. Cass. n. 29322/08, v. anche Cass. n. 9214/17).

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’ufficio, esonera il Collegio dal provvedere sulle spese.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 giugno 2017

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