Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14036 del 08/07/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. lav., 08/07/2016, (ud. 28/04/2016, dep. 08/07/2016), n.14036

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTOPNIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12511-2011 proposto da:

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO, C.F. (OMISSIS), difesa

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i in persona del Rettore

pro tempore, rappresentata e cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA

DEI PORTOGHESI, 12;

– ricorrente –

contro

C.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA PIERLUIGI DA PALESTRINA 63, presso lo studio

dell’avvocato MARIO CONTALDI, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati GIANLUCA CONTALDI, ROBERTO LONGHIN, giusta

delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 186/2011 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 18/02/2011 r.g.n. 1077/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/04/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito l’Avvocato LORENZELLI SABINA per delega Avvocato CONTALDI

GIANLUCA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. C.A. ricorreva al Tribunale di Torino, giudice del lavoro, esponendo: di essere dipendente dell’Università di Torino dal 16.12.1981 in qualità di tecnico esecutivo di radiologia, inquadrato nella settima qualifica funzionale, e di avere sempre svolto la propria attività lavorativa presso una struttura ospedaliera convenzionata; che era stata destinatario del decreto del 9.11.1986 del Rettore dell’Università, di equiparazione, ai fini del trattamento economico, alla qualifica di 9 livello coadiutore del SSN; di avere ottenuto in via giudiziale il pagamento delle relative differenze stipendiali; che, successivamente, in data 24 luglio 2001, il consiglio di amministrazione dell’Università aveva deliberato, in via transitoria e con retroattività dal 1 gennaio 1994, una nuova tabella di equiparazione tra le qualifiche del personale dell’Università e quelle dei dipendenti del S.S.N., riducendo il trattamento stipendiale (equiparato al settimo livello ospedaliero per il periodo 1994-1997 e alla categoria DS1 ospedaliera per il periodo 1998-2001).

2. Tanto premesso, chiedeva la condanna dell’Università a pagargli la somma di Euro 127.844,58 a titolo di differenze retributive maturate dal 1 gennaio 1994 al 1.6.2009. L’Università si costituiva in giudizio ed eccepiva il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, in ordine ai periodi retributivi anteriori al luglio 1998, la prescrizione dei crediti azionati e nel merito contestava la fondatezza della domanda.

3. Il Tribunale accoglieva la domanda e la Corte di Appello di Torino, con sentenza del 18.2.2011, confermava detta decisione respingendo l’appello proposto dall’Università.

4. La Corte di merito rilevava che la giurisdizione del giudice ordinario conseguiva all’essere la domanda correlata alla delibera del luglio 2001, ancorchè con effetti giuridici retrodatati;

l’identificazione del fatto lesivo con tale delibera comportava, altresì, che non poteva ritenersi compiuta la prescrizione, invece eccepita dall’Università, e che il relativo termine era stato ripetutamente interrotto con atti successivi alla data del luglio 2001; la modifica della tabella di equiparazione, adottata in maniera unilaterale dall’Università, aveva comportato una “reformatio in peius” del pregresso trattamento, che, invece, le parti collettive avevano inteso mantenere inalterato sino alla successiva contrattazione, poi effettivamente intervenuta con il c.c.n.l. 2002-

2005.

5. Di tale decisione l’Università degli Studi di Torino ha domandato la cassazione, sulla scorta di tre motivi, al quale ha resistito il lavoratore con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare va rilevato che il presente giudizio, all’esito della sua trasmissione al Primo Presidente, essendo stata posta questione di giurisdizione, è stato rimesso a questa sezione in quanto la questione risultava già decisa con le sentenze “dal n. 3183/2012, alle più recenti nn 20727/2012, 22782/2012”.

6. Col primo motivo l’Università deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1, difetto di giurisdizione del Giudice Ordinario, per avere la Corte territoriale erroneamente ritenuto che la lesione dedotta derivi dalla Delib. del 2001, anzichè dal comportamento antecedente dell’amministrazione. Ne deriverebbe il difetto di giurisdizione del giudice ordinario quanto alle pretese relative alle retribuzioni dovute per i periodi antecedenti il 1 luglio 1998.

7. Con il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione degli artt. 2934, 2935, 2946,2947 e 2948 c.c., nella parte in cui la Corte d’appello ha escluso la prescrizione dei crediti azionati, sostenendo che il diritto alle retribuzioni pretese maturava giorno per giorno, o comunque mensilmente, sicchè a tale stregua andava valutata la deduzione di prescrizione quinquennale dei singoli importi mensili.

8. Col terzo motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 761 del 1979, art. 31, del CCNL 1998-2001 Comparto Università e del CCNL 1998-2001, dell’art. 51, comma 4 del CCNL Università del 9 agosto 2000, del CCNL Comparto Università 13 maggio 2003, del CCNL Comparto Università del 27 gennaio 2005.

9. L’Università sostiene che la Delib. Rettore 27 marzo 1991 era stata determinata dalla necessità di applicare i contratti collettivi del 1994-1997 e del 1998-2001 e costituiva applicazione contrattuale anche del D.P.R. n. 384 del 1990 relativo al comparto sanità, del quale avrebbe pertanto ripetuto la limitazione temporale di efficacia; che la transitorietà sarebbe stata legata all’attesa dell’approvazione di nuovi criteri di definizione delle figure apicali del personale tecnico-scientifico delle Università, con conseguente superamento della tabella di corrispondenza di cui al D.I. 9 novembre 1982; che, d’altronde, non sarebbe stata ipotizzabile una parametrazione delle qualifiche universitarie all’evoluzione avvenuta nell’ambito del comparto sanitario per alcune figure, quali quelle appartenenti al nono livello, transitate nella dirigenza del personale sanitario non medico.

10. Da qui la necessità, oltre che l’opportunità, della elaborazione da parte dell’Università di una propria tabella di equiparazione in attesa che il C.C.N.L. ne prevedesse una propria del comparto, come avvenuto col C.C.N.L. comparto Università del 13 maggio 2003, nella cui dichiarazione congiunta si era del resto precisato che “le collocazioni professionali e le corrispondenze di cui all’art. 51, comma 4, del C.C.N.L. 9 agosto 2000, si intendono quelle effettuate sulla base di provvedimenti di ordine generale assunti dalle Università nelle more della definizione della tabella di corrispondenza di cui allo stesso art. 51, comma 2”.

11. Il ricorso non è fondato.

12. Con riguardo alla questione di giurisdizione, va osservato che le Sezioni Unite di questa Corte hanno ribadito in analoghe controversie, (Cass. SSUU 3183, 6104, 8070/2012, 20726 e 22782 del 2012), che, ai fini del riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo in relazione ai rapporti di lavoro dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, per individuare il giudice destinato a conoscere della causa nel caso che la lesione del diritto azionato sia stata prodotta da un provvedimento o da un atto negoziale del datore di lavoro, occorre fare riferimento alla data di quest’ultimo, anche se gli effetti della rimozione dell’atto incidano su diritti sorti anteriormente alla data del 1 luglio 1998.

13. In applicazione di tale principio, è corretta la decisione qui impugnata, che ha individuato nel provvedimento del 24 luglio 2001 –

di rideterminazione retroattiva dell’indennità di perequazione –

l’atto da cui è sorta per l’interessato la necessità di agire in giudizio, al fine di ottenere l’indennità nella misura precedentemente stabilita anche per il periodo successivo al 31 dicembre 1993.

14. L’identificazione del fatto lesivo con il predetto provvedimento del Rettore, in data luglio 2001, comporta altresì la esattezza della affermazione della Corte territoriale,secondo cui il momento di decorrenza della prescrizione non poteva che coincidere con la data di emanazione dell’atto censurato, sì che il termine ne era risultato più volte interrotto mediante specifici atti provenienti dalla lavoratrice; e infatti, anteriormente a tale data, il diritto alla equiparazione al personale del S.S.N. era derivato da un esplicito riconoscimento formale da parte dell’Università, cui era conseguito anche il pagamento delle differenze stipendiali in esito ad azioni giudiziali intraprese dalla lavoratrice.

15. Nel merito della questione, le censure della ricorrente si rivelano in buona parte generiche e non pertinenti rispetto al contenuto della decisione impugnata, sostanzialmente fondata, in maniera assorbente, sull’analisi delle disposizioni dei C.C.N.L. del comparto universitario relativi ai quadrienni 1994-1997 e 1998-2001.

Occorre, in proposito, partire dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 69, comma 1 (riproducente precedenti norme di legge), secondo cui le disposizioni degli accordi sindacali recepiti in D.P.R. in base alla L. n. 93 del 1983 e le norme generali e speciali del pubblico impiego vigenti alla data del 13 gennaio 1994 “sono inapplicabili – a seguito della stipulazione dei contratti collettivi del quadriennio 1991-

1997, in relazione ai, soggetti e alle materie dagli stessi contemplati. Tali disposizioni cessano in ogni caso di produrre effetti dal momento della sottoscrizione, per ciascun ambito di riferimento, dei contratti collettivi del quadriennio 1998-2001”.

16. Sulla base di tale presupposto, e tenuto altresì conto di quanto disposto dall’art. 71, comma 1 D.Lgs. citato (secondo cui “ai sensi dell’art. 69, comma 1, secondo periodo, a seguito della stipulazione dei contratti collettivi per il quadriennio 1994-1997, cessano di produrre effetti per ciascun ambito di riferimento le norme di cui agli all. A e B al presente decreto, con le decorrenze ivi previste, in quanto contenenti, le disposizioni espressamente disapplicate dagli stessi contratti collettivi”), la Corte d’appello di Torino ha proceduto in primo luogo all’esame del C.C.N.L. di comparto relativo al primo dei quadrienni indicati. In tale sede, la Corte ha rilevato che l’art. 53 del contratto stabilisce al comma 1 che “Fino alla ridefinizione dell’ordinamento come previsto dall’art. 50, al personale che presta servizio presso le Aziende policlinico, i policlinici a gestione diretta, le cliniche e gli istituti universitari di ricovero e cura convenzionati con le regioni, e, con le Usi, ovvero al personale incluso nominativamente nelle convenzioni tra le università, e le regioni e, le Aziende policlinico, i policlinici e le cliniche convenzionate e, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, continua ad applicarsi il D.P.R. 20 dicembre 1979, n. 761, art. 31”. Il comma 2 dell’articolo in esame aggiunge che “Al personale che presta, servizio presso le strutture di assistenza, ancorchè non ricompreso fra quello previsto al comma 1, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al D.P.R. 3 agosto 1990, n. 319, art. 22, comma 7, con riferimento al C.C.N.L. nel tempo vigente per il comparto sanità”.

17. All’art. 53 del C.C.N.L. così riprodotto è stato successivamente aggiunto, il 25 marzo 1997, previa autorizzazione del Presidente del consiglio dei ministri 8 novembre 1996 (vedi G.U. 14 aprile 1997 n. 86, S.O.), un terzo comma del seguente tenore: “Le parti si impegnano alla ridefinizione, entro tre mesi dalla stipulazione del presente contratto, delle corrispondenze economiche tra il trattamento del personale di cui al comma 1 e quello del personale del S.S.N., al fine di assicurare l’omogeneità dei trattamenti sul territorio nazionale e l’inserimento delle nuove figure professionali. Le patti si danno atto che, nelle more, vengano conservate le indennità di cui al D.Lgs. n. 761 del 1979, art. 31, con riferimento alle collocazioni professionali alla data 31 dicembre 1995 e, alle corrispondenti figure, del S.S.N., anche per coloro che alla data della stipulazione, del presente contratto svolgono funzioni assistenziali mediche e odontoiatriche ai sensi delD.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 6, comma 5, e successive modificazioni”.

18. Infine nella dichiarazione congiunta n. 1, “Le parti, concordano sulla necessità di un progressivo adeguamento, in concomitanza e in linea con l’evoluzione del servizio sanitario nazionale, dell’ordina merito professionale e del sistema retributivo attualmente in essere presso le aziende universitarie policlinico, i policlinici universitari e le strutture convenzionate di ricovero e cura. Ciò nel senso di addivenire ad una ricollocazione professionale di tutto il personale ivi impiegato, che nel salvaguardare le specificità del compatto, consenta anche di recuperare l’attuale sistema retributivo fondato su indennità con funzione perequativa. Le parti si danno reciprocamente atto che, nelle more, non possono che essere conservate le collocazioni in essere e le connesse indennità, riferite ai trattamenti del compatto sanità”.

19. Dunque, per effetto delle disposizioni contrattuali citate, non solo continuava ad applicarsi transitoriamente il D.Lgs. n. 761 del 1979, art. 31, ma nelle more dell’approvazione di una tabella nazionale per la ridefinizione delle corrispondenze economiche tra il trattamento del personale addetto a strutture sanitarie convenzionate e quello del personale del S.S.N., venivano conservate le indennità di perequazione in godimento secondo le collocazioni in essere.

20. Va anche rilevato che, all’epoca, le equiparazioni dovevano essere ampiamente differenziate fra le diverse Università, dato il carattere non cogente e comunque senza sanzioni per il caso di inosservanza – del D.I. 9 novembre 1982 (peraltro non esplicitamente indicato negli all. A e B al D.Lgs. n. 165) e considerata la ricaduta dell’onere economico dell’indennità di perequazione sulle regioni e sulle ASL, con le quali l’Università avrebbe dovuto stipulare in proposito apposite convenzioni.

21. La norma dell’art. 53 del C.C.N.L. citato aveva pertanto lo scopo di congelare provvisoriamente i criteri di equiparazione in atto utili per la determinazione dell’ammontare delle indennità di perequazione nelle varie realtà geografiche, in attesa di stabilire in proposito tabelle di equiparazione uniformi a livello nazionale, che tenessero altresì conto dell’evoluzione delle professionalità e delle relative classificazioni nei comparti considerati. Siffatto assetto viene ribadito dall’art. 51 del C.C.N.L. 1998-2001 del compatto sanità, secondo il quale ” Ai fini di assicurare l’omogeneità dei trattamenti sul territorio nazionale e di tenere conto delle evoluzioni delle professioni sanitarie, sarà definita entro 12 mesi” (termine poi prorogato dall’art. 21 del C.C.N.L. relativo al biennio economico 2000-2001 fino all’approvazione del C.C.N.L. relativo al quadriennio 2002-2005) una tabella nazionale delle corrispondenze tra le figure professionali previste, dal presente contratto e quelle previste dal C.C.N.L. del comparto sanità. Dalla data di definizione della tabella di cui al comma 1 verrà corrisposta l’indennità di equiparazione di cui al D.P.R. n. 761 del 1979, art. 31, calcolata con riferimento alle corrispondenze professionali definite dalla suddetta tabella. 4 – Fino alla definizione della tabella di cui al comma 2, al predetto personale di cui al comma 1, in servizio alla data di stipula del presente C.C.N.L., continuano ad essere corrisposte le indennità di cui al D.P.R. n. 761 del 1979, art. 31, con riferimento alle collocazioni professionali in essere e alle corrispondenze in essere con le figure del personale del servizio sanitario nazionale e con riferimento al trattamento economico previsto dai contratti collettivi nazionali nel tempo vigenti del compatto sanità”.

22. Infine, il C.C.N.L. del quadriennio 2002-2005, nello stabilire, all’art. 28, la tabella di equiparazione annunciata dai contratti precedenti, fece peraltro esplicitamente salve, al comma 6, “le posizioni giuridiche ed economiche, comunque conseguite, del, personale già in servizio nelle A.O.U. alla data di entrata in vigore del presente C.C.N.L.” e dispose, al comma 2, che le A.O.U. (Aziende ospedaliere universitarie) provvedessero alla collocazione del personale nelle fasce di equivalenza stabilite, “dopo l’applicazione del successivo comma 6…, con riferimento al trattamento economico in godimento”.

23. Alla luce della complessa lettura della disciplina di legge e contrattuale collettiva, così riferita, sono corrette le conclusioni cui è giunta la sentenza impugnata, secondo le quali l’Università di Torino non era autorizzata ad operare nel 2001 le variazioni di tabella di equiparazione incidenti sulla posizione retributiva del lavoratore, che la contrattazione collettiva di compatto, in assenza di diverse convenzioni tra Università e Regione o ASL fino alla data del 31 dicembre 1995 (art. 53 del C.C.N.L. del quadriennio 1994-

1997), aveva, quanto alla componente relativa alle indennità di perequazione in godimento, conservato secondo le “equiparazioni in essere”.

24. Nè, in proposito, assume rilievo pertinente la dichiarazione congiunta annessa al C.C.N.L. di comparto relativo al biennio economico 2000-2001, secondo cui le parti stipulanti “convengono di precisare che le collocazioni professionali e le corrispondenze di cui all’art. 51, comma 4” del C.C.N.L. 9 agosto 2000′ (quadriennio 1998-2001) “si intendono quelle effettuate sulla base di provvedimenti di ordine generale assunti dalle Università nelle more della definizione, della tabella di corrispondenza di cui al comma 2 dello stesso art. 51”.

25. Trattasi infatti di provvedimenti di ordine generale assunti, quantomeno prima della stipulazione del C.C.N.L. relativo al quadriennio 1998-2001 (contenente la norma di salvaguardia dei livelli di equiparazione raggiunti, anche in maniera diversificata rispetto agli schemi approvati col D.I. 9 novembre 1982), e con riferimento al futuro trattamento perequativo, che l’Università di Torino non ha mai adottato, pretendendo, viceversa, di disporre un nuovo sistema di equiparazione, in regime contrattuale collettivo di salvaguardia di quello acquisito, e addirittura con effetti sul passato.

26. In conclusione, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario e va respinto il ricorso. L’Università ricorrente va condannata, secondo soccombenza, al pagamento delle spese del giudizio, liquidate come in dispositivo, con distrazione in favore dei difensori antistatari ai sensi dell’art. 93 c.p.c..

PQM

LA CORTE Rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente alla refusione in favore del controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre Euro 100,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese forfetarie generali, oltre accessori, con distrazione in favore degli Avvocati Roberto Longhin Mario Contaldi e Gianluca Contaldi, dichiaratisi antistatari.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 8 luglio 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA