Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1403 del 19/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 11/11/2016, dep.19/01/2017),  n. 1403

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27032/2015 proposto da:

S.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MACHIAVELLI 25,

presso lo studio dell’avvocato GABRIELLA TELESCA, rappresentata e

difesa dall’avvocato CONSUELO FEROCI giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI

ANCONA, PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE DI

APPELLO DI ANCONA;

– intimati –

avverso il decreto n. 258/2015 della CORTE D’APPELLO di ANCONA del

10/06/2015, depositato il 16/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ACIERNO;

udito l’Avvocato Consuelo Feroci difensore della ricorrente che

insiste per l’accoglimento.

Fatto

FATTO E DIRITTO

In ordine al procedimento recante il n. di R.G. 27032 del 2015 è stata depositata la seguente relazione:

“Con decreto del Tribunale per i Minorenni delle Marche è stata respinta l’istanza proposta da S.D., ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, per ottenere l’autorizzazione a rimanere in Italia nell’interesse del minore S.K., figlia della ricorrente, nata in (OMISSIS).

A sostegno del decisum, il primo Giudice ha osservato che l’istante era giunta in Italia insieme al figlio minore nel settembre 2014 con un visto turistico di tre mesi e che, pertanto, non si poteva parlare di radicamento del minore stesso nel territorio nazionale.

Avverso tale decreto S.D. propone reclamo in Appello, chiedendo la revoca del provvedimento impugnato e l’accoglimento della sua istanza.

Con provvedimento n. 316/2015, la Corte di Appello di Ancona, Sezione Minori, ha respinto il reclamo e ha confermato l’impugnato decreto, rilevando come non appare ravvisabile un concreto pregiudizio per il minore, non sussistendo gravi motivi connessi al suo sviluppo psico-fisico, conseguente all’allontanamento della madre dal territorio nazionale, tenendo in considerazione che la stessa può sempre portare con sè il minore, evitando così qualsivoglia distacco; inoltre, considerando che il minore è entrato in Italia nel settembre 2014 unitamente alla madre, e, pertanto, non appare ravvisabile, in ragione del tempo decorso dal suo ingresso nel territorio nazionale, un inserimento nella realtà sociale tale da determinare, in caso di distacco, apprezzabili conseguenze pregiudizievoli.

S.D. ricorre per Cassazione avverso il provvedimento n. 316/2015, sulla base delle seguenti motivazioni:

1) Violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, in particolare sull’interpretazione del concetto di “gravi motivi” in senso restrittivo, contrastante con la giurisprudenza della Cassazione, in particolare con la pronuncia a Sezioni Unite n. 21779 del 2010. Il provvedimento impugnato viola la ratio dell’istituto in esame, il quale pone al centro dell’attenzione la tutela dello sviluppo psicofisico del minore non solo in relazione ai pericoli ed ai gravi motivi sussistenti al momento della richiesta, ma anche in relazione alle possibili conseguenze derivanti dalla negazione della stessa. Nella specie la minore subirebbe un trauma irreversibile perdendo l’unico genitore che ha, essendo già stata abbandonata dal padre.

2) Violazione del Diritto all’Unità Familiare, secondo cui il provvedimento impugnato viola palesemente il fondamentale diritto all’unità familiare e, dunque, illegittimo sia sotto il profilo sostanziale in quanto viola direttamente il richiamato diritto, sia sotto il profilo motivazionale, in quanto nulla viene detto nel provvedimento impugnato circa il perchè possa essere diviso il nucleo familiare in questione.

3) Violazione dell’art. 19 del TU sull’Immigrazione in relazione all’art. 9 e ss. della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, ratificata con L. n. 176 del 1991, sulla base del quale si evince chiaramente dalle norme richiamate che un minore non può essere espulso dal Territorio Nazionale, in nessun caso, neanche indirettamente costringendolo a seguire la madre.

4) Violazione dell’art. 31 del TU sull’immigrazione per carenza ed illogicità della motivazione, sulla base del quale manca, nel provvedimento impugnato, qualsivoglia motivazione circa la sussistenza, in prospettiva, di un danno grave ed irreparabile allo sviluppo psico-fisico del minore in questione.

Il primo motivo appare fondato dal momento che nella specie il grave pregiudizio per lo sviluppo psico fisico del minore si deve cogliere nella perdita dell’unico genitore, conseguente all’allontanamento, così come già sottolineato in Cass. 24476 del 2015, preceduta da Cass. 25508 del 2014. Al riguardo la Code d’Appello non ha fatto buon governo di questi principi non avendo svolto alcuna indagine in ordine alla condizione della minore una volta privata dell’unico genitore. L’argomentazione secondo la quale la minore potrebbe seguire la madre in Albania è radicalmente priva di fondamento perchè contrastante con il divieto di espulsione dei minori stranieri derivante in particolare dall’art. 19 lettera a) del d.lgs n. 286 del 1998. Secondo tale norma, infatti, il minore ha il diritto di seguire il genitore e l’affidatario espulsi. Tale temperamento del divieto di espulsione è finalizzato alla realizzazione dell’interesse del minore. Ove si ritenesse che il grave disagio psico fisico possa essere escluso mediante l’allontanamento dei genitori e del minore l’efficacia del divieto espulsivo verrebbe meno e la deroga parziale produrrebbe un’eterogenesi non consentita dei fini rispetto al sistema costituzionale e convenzionale del diritto all’unità familiare e della preminenza dell’interesse del minore.

Gli altri motivi sono assorbiti dall’accoglimento del primo.

Ove si condividano i predetti rilievi il primo motivo di ricorso deve essere accolto”.

Il Collegio condivide integralmente la relazione depositata e per l’effetto cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Ancona sez. minori, perchè tenuto conto del grave disagio psico fisico del minore derivante dall’allontanamento coattivo dell’unico genitore che ha, disponga l’autorizzazione temporanea D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31, per la frazione temporale che riterrà necessaria.

PQM

Accoglie il ricorso. Cassa il provvedimento impugnato e rinvia alla Corte d’Appello di Ancona, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 11 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 gennaio 2017

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