Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14027 del 10/06/2010

Cassazione civile sez. II, 10/06/2010, (ud. 19/02/2010, dep. 10/06/2010), n.14027

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 26523/2006 proposto da:

L.S. e T.A.A., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA F. DELPINO 7, presso lo studio dell’avvocato

ZEDDA ANNA RITA, rappresentati e difesi dall’avvocato BERTI DE

MARINIS Giampietro, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 553/2005 del GIUDICE DI PACE di L’AQUILA del

27.7.05, depositata il 28/09/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/02/2010 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

udito per i ricorrenti l’Avvocato Angelo Torrelli (per delega avv.

Giampiero Berti de Marinis) che si riporta agli scritti.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. GIAMPAOLO LECCISI che

conferma le conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il giudice di pace di L’Aquila con sentenza del 28 settembre 2005 respingeva l’opposizione proposta da L.S. e T.A.A. avverso l’ufficio territoriale del Governo locale per l’annullamento del verbale di contestazione n. (OMISSIS).

Rilevava che la inadeguatezza della velocità di marcia, contestata al conducente a seguito di incidente stradale, non era stata smentita dalle tesi addotte dall’opponente, il quale aveva attribuito il sinistro alla presenza sulla carreggiata di una borchia di plastica.

Gli opponenti hanno proposto ricorso per cassazione, notificato il 28 settembre 2006 al Ministero dell’interno, organo legittimato a resistere allorquando oggetto di impugnazione sia un verbale di accertamento e non l’ordinanza ingiunzione prefettizia. Il Ministro è rimasto intimato.

Avviata la trattazione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio, il procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso perchè manifestamente infondato.

Il ricorrente ha depositato atto di citazione per querela di falso introdotta davanti al tribunale di L’Aquila, con atto notificato il 9 febbraio 2010, per denunciare di falso i verbali redatti dalla Polizia stradale verbalizzante. L’atto è privo di rilievo processuale.

La querela di falso è proponibile infatti anche nel giudizio di cassazione, ma limitatamente ad atti del relativo procedimento, come il ricorso o il controricorso, ovvero a documenti producibili ai sensi dell’art. 372 cod. proc. civ.; essa, invece, non può riguardare atti e documenti che il giudice di merito abbia posto a fondamento della decisione impugnata, potendo l’eventuale falsità di essi, se definitivamente accertata nella sede giudiziaria competente, essere fatta valere come motivo di revocazione (Cass. 11434/07;

28855/05). E’ quindi inammissibile il motivo di ricorso relativo a pretese falsità dei verbali, trattandosi di atti non impugnati con querela di falso nella fase processuale in cui vennero in esame ed utilizzati dal giudice di merito ai fini della decisione (Cass. 21054/04; 13591/06 con riferimento alla materia delle opposizioni a sanzioni amministrative).

“Ove una determinata questione giuridica – che implichi un accertamento di fatto – non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che proponga detta questione in sede di legittimità, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla S.C. di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare nel merito la questione stessa (Cass. 9765/05)”. Questo principio vale a escludere l’ammissibilità del primo motivo di ricorso, che lamenta l’omessa contestazione immediata dell’infrazione (artt. 200 e 201 C.d.S.).

Il secondo motivo lamenta violazione della L. n. 689 del 1981, art. 23, per mancata ammissione di prova testimoniale relativa alle circostanze del sinistro e in particolare alla presenza di una borchia sulla carreggiata, che avrebbe causato il sinistro incuneandosi sotto l’autovettura.

Il terzo motivo espone che il conducente non aveva violato le disposizioni di legge sul limite di velocità e che la sentenza sarebbe “illegittima”, perchè non avrebbe dato rilevanza alla presenza della borchia, mentre il giudice avrebbe dovuto disporre consulenza tecnica per verificare se l’oggetto fosse stato causa esclusiva dell’incidente.

Il quarto motivo critica la motivazione della sentenza, che difetterebbe di logica per aver negato la rilevanza dell’urto con la borchia.

Le censure, che devono essere congiuntamente esaminate perchè intimamente connesse, non meritano accoglimento. Rileva in primo luogo la violazione principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.

Il ricorrente, se deduce l’omessa o insufficiente motivazione della sentenza impugnata per l’asserita mancata valutazione di atti processuali o documentali, ha l’onere di indicare mediante l’integrale trascrizione di detti atti nel ricorso – la risultanza che egli asserisce essere decisiva e non valutata o insufficientemente considerata, atteso che, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, il controllo deve essere consentito alla Corte sulla base delle sole deduzioni contenute nell’atto, senza necessità di indagini integrative (Cass. 11886/06;

8960/06; 7610/06). Va aggiunto che la mancata ammissione di un mezzo istruttorio si traduce in un vizio della sentenza, sotto il profilo dell’omesso o insufficiente esame della relativa istanza, tutte le volte in cui il mezzo stesso sia diretto a dimostrare punti decisivi della controversia, (Cass. 8357/05); tuttavia è privo di autosufficienza il ricorso fondato su motivo con il quale viene denunziato vizio di motivazione in ordine alla prova testimoniale, omettendo di indicare nel ricorso i capitoli di prova non ammessi ed asseritamente concludenti e decisivi al fine di pervenire a soluzioni diverse da quelle raggiunte nell’impugnata sentenza (6440/07).

La mancanza di integrale riproposizione dei capi di prova dedotti, con la specificazione dei testimoni indicati e delle circostanze che rendevano rilevante e decisiva la prova dedotta, rende inammissibile il secondo motivo e compromette la rilevanza del terzo e del quarto, atteso che impedisce di far emergere puntualmente in causa quelle circostanze che, ove confermate testimonialmente, avrebbero, in tesi, potuto giustificare la acquisizione di consulenza tecnica e un diverso giudizio sulla condotta di guida del conducente.

La motivazione della sentenza è invece congrua e logica: dalle stesse modalità del sinistro il giudice di pace ha desunto, come ritenuto anche dai verbalizzanti, che il conducente della Porsche 911 procedeva ad elevata velocità. Egli infatti, nel percorrere l’autostrada (OMISSIS) al km (OMISSIS), perse il controllo del veicolo uscendo da una curva destrorsa (situazione che consiglia di contenere la velocità) e andò a impattare con la fiancata sx contro il guard rail centrale, rimbalzando più avanti, con la stessa fiancata, contro lo stesso guard rail lasciandovi una tracciai di 15 metri, per poi scarrocciare, urtare il guard rail opposto e ritornare verso quello opposto, dove urtava ancora e continuava la corsa, per poi arrestarsi nella corsia di emergenza. La dinamica del sinistro, così ricostruita in sentenza, implicava necessariamente l’elevatissima velocità del veicolo e rendeva indispensabile la deduzione puntuale e rigorosa (che è invece mancata) di circostanze di prova tali da far superare il ragionamento ineccepibile del giudice di pace, che ha spiegato come la eventuale presenza della borchia non avrebbe di per sè giustificato il sinistro senza il concorso di una condotta di guida imprudente ed eccessivamente veloce.

Discende da quanto esposto il rigetto del ricorso, senza la pronuncia sulla refusione delle spese di lite, in mancanza di attività difensiva dell’intimata amministrazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 19 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2010

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