Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14001 del 10/06/2010

Cassazione civile sez. I, 10/06/2010, (ud. 13/04/2010, dep. 10/06/2010), n.14001

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. FIORETTI Francesco Maria – Consigliere –

Dott. FIORETTI Francesco – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso iscritto al n. 20980 del Ruolo Generale degli affari

civili dell’anno 2008, proposto da:

S.S., elettivamente domiciliato in Roma, Via Giunio

Bazzoni n. 1, presso l’avv. Stazzone Vincenzo e rappresentato e

difeso, per procura a margine del ricorso, dagli avv.ti Bullaro Nino

di Palermo e Vito Passalacqua da Marsala;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del ministro in

carica, ex leqe domiciliato in Roma, alla Via dei Portoghesi 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato;

– intimato –

avverso il decreto emesso, nel procedimento n. 362/07 del ruolo della

volontaria giurisdizione, dalla Corte di appello di Palermo, 3^

sezione civile, il 30 gennaio – 10 aprile 2008;

Udita, all’udienza del 13 aprile 2010, la relazione del cons. Dr.

Fabrizio Forte e sentito il P.G. dr. Ignazio Patrone, che conclude

per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

S.S. ha chiesto, con ricorso del 22 marzo 2007 alla Corte d’appello di Palermo, di condannare il Ministero dell’economia e delle finanze a corrispondergli Euro 60.000,00 con rivalutazione e interessi, a titolo di equa riparazione per i danni non patrimoniali da irragionevole durata del processo da lui iniziato, con ricorso del 12 settembre 1973 alla Corte dei conti contro l’atto amministrativo che aveva negato un miglior trattamento pensionistico per l’aggravamento del suo stato di salute derivato da “frattura del menisco mediale del ginocchio destro”, procedimento chiuso da sentenza del giudice contabile del 27 giugno 2006 che aveva respinto la domanda, dopo 33 anni da quando la stessa era stata proposta.

L’Avvocatura dello Stato si costituiva e chiedeva che, salvo il caso di lite temeraria, fosse riconosciuto il diritto all’equa riparazione e la Corte di merito ha respinto la domanda, perchè la proposizione del ricorso per il trattamento pensionistico privilegiato costituiva una palese azione temeraria dello S., consapevole dell’infondatezza delle sue richieste in quanto censurava le conclusioni della Commissione medica, con critiche generiche e senza una documentazione che le giustificasse. Per la cassazione di tale decreto, lo S. ricorre denunciando la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e dell’art. 6 della Convenzione dei diritti dell’uomo e la omessa o insufficiente motivazione sul punto della sua consapevolezza dell’infondatezza della domanda nel processo presupposto, pur mancando l’eccezione sulla temerarietà dell’azione del Ministero dell’economia e delle finanze che non si difende in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è fondato, avendo questa Corte più volte enunciato in seguente principio di diritto: “In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo, la circostanza che la causa di merito abbia avuto esito negativo, sia pure prevedibile, è irrilevante ai fini del riconoscimento del danno non patrimoniale, giacchè l’esito favorevole della lite non condiziona il diritto alla ragionevole durata del processo nè incide di per sè sulla pretesa indennitaria della parte che abbia dovuto sopportare l’eccessiva durata della causa, salvo che essa si sia resa responsabile di lite temeraria o comunque di un vero e proprio abuso del processo; l’esito sfavorevole del giudizio può tuttavia incidere riduttivamente sulla misura dell’indennizzo allorchè la domanda sia stata proposta in un contesto tale da renderla comunque fortemente aleatoria” (Cass. 30 dicembre 2009 n. 28106, 12 novembre 2009 n. 24107) ovvero allorchè non vi possa essere margine di incertezza sull’esito della lite per esservi un’unanime e massiccia giurisprudenza che ne escluda la fondatezza (Cass. 22 ottobre 2008 n. 25595).

Nel caso di specie, il giudice di merito afferma che la esistenza di una valutazione clinico medica da parte della Commissione tecnica preposta a tale riconoscimento, sarebbe incompatibile con l’incertezza sullo stato di salute del ricorrente e sul peggioramento della malattia per cui era stata chiesta una pensione più alta, dovendosi ritenere che egli fosse consapevole dell’insussistenza del suo diritto a tale trattamento pensionistico privilegiato per la inesistenza dello stesso peggioramento della salute a base della sua richiesta.

Peraltro, anche a non considerare che nel giudizio pensionistico dinanzi alla Corte dei conti la parte può difendersi da sola con una soglia di errore certamente più alta dei quella chiesta in caso di difesa tecnica, nel caso, l’unico modo di superare le valutazioni delle commissioni mediche era la proposizione del ricorso a base del giudizio presupposto.

Trattandosi di un giudizio medico, poteva procedersi ad altra valutazione tecnica anche officiosa che sostituisse quella ritenuta erronea nella domanda e doveva negarsi fosse temeraria l’azione solo per il carattere generico delle censure alla decisione della Commissione, essendo possibile la nomina di c.t.u., per il rinvio del R.D. 13 giugno 1933, n. 1038, art. 26 alle norme del c.p.c. per l’accertamento della situazione di salute della parte che è da negare quindi fosse consapevole dell’infondatezza della domanda proposta nel giudizio presupposto ed esercitasse quindi un’azione temeraria.

Il ricorso deve accogliersi e il decreto impugnato deve cassarsi con rinvio alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione, perchè si pronunci sul ricorso e provveda sulle spese della presente fase di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso e cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto; rinvia la causa alla torte d’appello di Palermo in diversa composizione, perchè si pronunci pure sulle spese del presente giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 1^ sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 13 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2010

 

 

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