Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14000 del 10/06/2010

Cassazione civile sez. I, 10/06/2010, (ud. 13/04/2010, dep. 10/06/2010), n.14000

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. FIORETTI Francesco Maria – Consigliere –

Dott. FIORETTI Francesco – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso iscritto al n. 18999 del Ruolo Generale degli affari

civili dell’anno 2008, proposti da:

S.G., elettivamente domiciliato in Roma, Via Lazio n.

20c, presso lo studio legale Coggiatti e rappresentato e difeso dagli

avv.ti Gallo Michele di Potenza e Tommaso Ricci da Catanzaro, per

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del ministro in carica, ex lege

domiciliato in Roma, alla Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato;

– intimato –

avverso il decreto emesso, nel procedimento n. 571/06 del ruolo della

volontaria giurisdizione, dalla Corte di appello di Catanzaro, 1^

sezione civile, il 24 maggio – 1 giugno 2007;

Udita, all’udienza del 13 aprile 2010, la relazione del cons. Dr.

Fabrizio Forte e sentito il P.G. dr. Ignazio Patrone, che conclude

per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

S.G. ha chiesto, con ricorso del 19 luglio 2006, alla Corte d’appello di Catanzaro, di condannare il Ministero della giustizia a corrispondergli Euro 6.000,00, a titolo di equa riparazione per danni non patrimoniali da irragionevole durata del processo iniziato davanti al Tribunale di Potenza con la opposizione del 2 luglio 1993 di P.V. a decreto ingiuntivo chiesto e ottenuto da lui per il pagamento di L. 9.733.743, di cui l’opponente aveva dedotto in parte l’estinzione per prescrizione per L. 6.000.000 oltre a interessi. Nel maggio 1995 il G.I. aveva ordinato al P. di pagare L. 4.000.000 e interessi e la causa è poi proseguita con richieste di rinvio delle parti fino al dicembre 1998, essendo quindi rimessa alla sezione stralcio finchè, dopo vari rinvii di ufficio, fu cancellata dal ruolo all’udienza del 31 gennaio 2006. La Corte d’appello di Catanzaro, con il decreto di cui in epigrafe, ha rigettato la domanda per mancanza di danno non patrimoniale indennizzabile, ritenendo che fosse superata la presunzione di tale pregiudizio affermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (da ora: C.E.D.U.), avendo la parte stessa determinato con la sua inerzia la cancellazione della causa dal ruolo a seguito di rinvio ai sensi dell’art. 309 c.p.c..

Tale condotta processuale s’è ritenuta incompatibile con la pretesa “ardente attesa di una decisione” posta a fondamento dal ricorrente delle “sofferenze di ordine morale” subite per la durata eccessiva del giudizio.

Per la cassazione di tale decreto, il S. ha proposto ricorso di due motivi, lamentando la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e degli artt. 1223, 1226, 1227 e 2056 c.c. e dell’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, per non essersi liquidato l’equo indennizzo dopo un processo durato 13 anni e denunciando la omessa motivazione sul comportamento processuale del ricorrente nel decreto oggetto di ricorso, in quanto si è decisa la domanda solo sulla sua inerzia che ha dato luogo alla cancellazione, senza considerare che questa determina la irrevocabilità del decreto ingiuntivo e che il ricorrente aveva già ottenuto i due terzi della somma di cui al decreto ingiuntivo, con provvedimento del G.I. alla fine del 1995; il Ministero della giustizia non si è difeso in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. In ordine alla violazione dei principi sulla determinazione del danno morale la Corte d’appello ha ritenuto superata la presunzione dell’esistenza del patema d’animo del ricorrente nella causa, di cui la sua condotta inerte aveva determinato la cancellazione dal ruolo;

ad avviso del S. la Corte non ha tenuto conto che, con la cancellazione, il decreto ingiuntivo acquista l’efficacia esecutiva.

Pur essendo irrilevante la cancellazione per l’applicabilità della Convenzione e ai fini della durata del processo (Cass. N. 27719/09), essa può incidere sulla presunzione del danno non patrimoniale;

invero l’art. 653 c.p.c. collega l’effetto dell’esecutorietà del decreto alla estinzione e non alla cancellazione del processo che, allorquando fu disposta, non poteva essere confusa con il fenomeno estintivo, per cui non sembra possa ritenersi l’inerzia rimproverata al ricorrente in sede di merito uno strumento di soddisfazione dei suoi interessi, rimanendo non esecutiva l’ingiunzione oggetto di opposizione. Si afferma poi che il ricorrente avrebbe comunque ottenuto sin dal 1995 l’ordine, nel processo presupposto, alla controparte di pagare i due terzi del credito così evidenziando il venir meno già a quella data di ogni interesse alla prosecuzione del giudizio proseguito su richieste di rinvio delle parti fino al dicembre 1998 e ripreso poi con vari rinvii di ufficio fino alla cancellazione del gennaio 2006.

La Corte di merito ha ritenuto che la inerzia evidenziata con l’assenza all’udienza che ha determinato la cancellazione della causa fosse incompatibile con l’ansia ad una risoluzione di essa, da ritenere anzi esaurita con il provvedimento provvisorio del G.I. che aveva imposto il pagamento parziale del credito; in tale contesto, la presunzione di patema d’animo a base della liquidazione dell’equo indennizzo si è ritenuta superata con un ragionamento valido e non superato dalle obiezioni del ricorrente, che afferma di avere sollecitato il giudice ottenendo l’ordine di pagamento nel 1995, in una fase ancora di piena durata razionale della causa.

In effetti, in contrasto con la tesi del S. per la quale la cancellazione avrebbe determinato comunque un effetto positivo per lui indipendentemente dalla estinzione, che può seguire la predetta vicenda e, dal 2008, è contestuale alla stessa se dichiarata nella prima udienza, ai sensi del novellato art. 181 c.p.c. lo stesso effetto in passato non era indispensabile e contestuale dell’ordinanza che cancellava il processo.

Pertanto deve ritenersi il primo motivo di ricorso infondato, essendosi la Corte di merito discostata dai parametri della elaborazione giurisprudenziale della Corte dei diritti dell’uomo motivatamente in ordine al superamento della presunzione del danno non patrimoniale, nel caso escluso da un comportamento incompatibile con lo stato di ansia dedotto a base della domanda di equo indennizzo; nulla deve disporsi per le spese della presente fase del giudizio, non essendosi il Ministero difeso in questa sede.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 1^ sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 13 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2010

 

 

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