Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13985 del 10/06/2010

Cassazione civile sez. II, 10/06/2010, (ud. 17/03/2010, dep. 10/06/2010), n.13985

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi – Presidente –

Dott. MALZONE Ennio – Consigliere –

Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – rel. Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10578/2005 proposto da:

ANAS SPA in persona del legale rappresentante pro tempore, ANAS

COMPARTIMENTO VIABILITA’ LOMBARDIA in persona del Capo Compartimento

pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e

difende;

– ricorrenti –

contro

CANDI SRL in persona dell’Amministratore C.L., elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE MAZZINI 88, presso lo studio

dell’avvocato DE BONIS MASSIMO, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato BONU’ LORENZO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 835/2004 del GIUDICE DI PACE di BRESCIA,

depositata il 15/03/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/03/2010 dal Consigliere Dott. EMILIO MIGLIUCCI;

udito l’Avvocato DE BONIS Massimo, difensore del resistente che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza dep. il 15 marzo 2004 il Giudice di Pace di Brescia accoglieva l’opposizione proposta dalla CANDI s.r.l. avverso i verbali di accertamento della violazione dell’art. 23 C.d.S., commi 4/11, per avere collocato cartelli pubblicitari senza autorizzazione Secondo il Giudicante, in virtù dell’istituto del silenzio – assenso introdotto dalla L. n. 241 del 1990, art. 20, la mancata adozione da parte dell’Amministrazione di un provvedimento di diniego delle autorizzazioni richieste dall’opponente nel termine di sessanta giorni previsto dall’art. 53 reg. esec. C.d.S., ampiamente decorso, comportava l’illegittimità dei verbali impugnati.

Avverso tale decisione propongono ricorso per cassazione l’A.N.A.S. s.p.a. e l’A.N.A.S. – Compartimento della Viabilità per la Lombardia sulla base di un unico motivo. Resiste con controricorso l’intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo i ricorrenti, lamentando violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, artt. 19 e 20, e art. 23 C.d.S., nonchè insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia. censurano la decisione gravata che aveva erroneamente applicato alla specie l’istituto del silenzio assenso, introdotto dalla L. n. 241 del 1990, art. 20, quando tale norma aveva subordinato la sua applicazione all’emanazione di un apposito regolamento governativo che indicasse i casi in cui la richiesta poteva considerarsi accolta : orbene, alla stregua del regolamento emanato con il D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300 TAB. C, in cui sono elencate le attività per il cui svolgimento si forma il silenzio assenso, non rientra quella per la quale la opponente avrebbe dovuto fare ottenere l’autorizzazione.

Il motivo è fondato.

In tema di violazione dell’art. 23 C.d.S., commi 4 e 11, che sanziona la collocazione lungo le strade di cartelli e di altri mezzi di pubblicità senza autorizzazione dell’ente proprietario della strada, è irrilevante, ai fini della sussistenza dell’illecito, che l’interessato abbia avanzato istanza di autorizzazione e che sulla stessa l’ente proprietario non si sia pronunciato nei sessanta giorni successivi, dal momento che il suddetto termine, previsto dall’art. 53 reg. esec. C.d.S., comma 5, non è perentorio ed esso non risulta incluso nell’elenco di cui alla tabella B) del D.P.R. 26 aprile 1992, n. 300, che, in attuazione della L. n. 241 del 1990, art. 20, contempla i casi in cui il silenzio sulla domanda di rilascio di una autorizzazione amministrativa produce gli effetti del suo accoglimento (Cass. 25165/2006).

La sentenza va cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c.: l’originaria opposizione va rigettata.

Le spese della presente fase vanno poste a carico dell’intimata, risultata soccombente.

PQM

Accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originaria opposizione.

Condanna la resistente al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese relative alla presente fase che liquida in Euro 500,00 per onorari di avvocato oltre spese prenotate a debito e agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA