Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13934 del 20/05/2021

Cassazione civile sez. III, 20/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 20/05/2021), n.13934

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33672-2019 proposto da:

A.E., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la CORTE

SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato LORENZO

MINACAPILLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1881/2019 della CORTE D’APPELLO DI PALERMO,

depositata il 24/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/1/2021 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

A.E., cittadino della (OMISSIS), ha chiesto alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis);

a sostegno della domanda proposta, il ricorrente ha dedotto di essere fuggito dal proprio paese per il timore di subire ritorsioni o violenze per motivi di carattere religioso;

la Commissione Territoriale ha rigettato l’istanza;

avverso tale provvedimento A.E. ha proposto, ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35 ricorso dinanzi al Tribunale di Palermo che ne ha disposto il rigetto con ordinanza del 28/4/2017;

tale ordinanza, appellata dal soccombente, è stata confermata dalla Corte d’appello di Palermo con sentenza in data 24/9/2019;

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha evidenziato l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento delle forme di protezione internazionale invocate dal ricorrente, tenuto conto: 1) della sostanziale inattendibilità del relativo racconto di vita; nonchè 2) della mancanza, nei territori di provenienza del ricorrente, di condizioni tali da integrare, di per sè, gli estremi di una situazione generalizzata di conflitto armato rilevante ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) al cui conseguimento era unicamente rivolto l’atto d’appello;

il provvedimento della Corte d’appello è stato impugnato per cassazione da A.E. con ricorso fondato su tre motivi;

il Ministero dell’Interno non ha svolto difese in questa sede.

Diritto

CONSIDERATO

che,

col primo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione di legge, per avere la corte territoriale erroneamente condotto il giudizio di attendibilità delle dichiarazioni rese dal richiedente nel corso del giudizio;

con il secondo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione di legge, per avere il giudice a quo erroneamente escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c);

con il terzo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione di legge, dolendosi altresì della nullità della sentenza o del procedimento, per avere il giudice d’appello erroneamente ritenuto che l’odierno istante avesse proposto impugnazione, in sede di gravame, unicamente in relazione al riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) senza tener conto che la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b) e del permesso di soggiorno per motivi umanitari, dovevano considerarsi implicite nella proposizione della domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c);

dev’essere preliminarmente rilevata l’infondatezza del terzo motivo;

osserva al riguardo il Collegio come la circostanza che le diverse forme di protezione internazionale (il riconoscimento dello status di rifugiato, la protezione sussidiaria, nelle sue diverse ipotesi, e la c.d. protezione umanitaria) siano fondate, ciascuna di esse, su fatti costitutivi specifici e del tutto diversi e irriducibili tra loro, esclude che la proposizione di una di esse (nel caso di specie, della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c)) possa valere a ritenere implicita la proposizione di una (o di alcuna) delle altre, dovendo recisamente escludersi – proprio in ragione della diversità delle causae petendi – l’esistenza di un ipotizzabile rapporto di continenza o (in ogni caso) di connessione idoneo a fondare una prospettabile implicita estensione della domanda espressamente proposta al domandato riconoscimento anche di una diversa forma di protezione (cfr. Sez. 1, Ordinanza n. 7622 del 31/03/2020, Rv. 657464 – 01);

ciò posto, dovendo ritenersi che l’odierno giudizio sia limitato al solo riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) (in forza della selezione operata dallo stesso ricorrente in sede d’appello), il primo motivo del ricorso qui proposto deve ritenersi inammissibile per carenza di interesse;

al riguardo, varrà considerare come l’avvenuta proposizione dell’appello, da parte dell’odierno istante, unicamente in relazione al riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) impone di ritenere la censura de qua del tutto irrilevante, attesa la radicale indipendenza, dell’esame delle condizioni per il riconoscimento della protezione sussidiaria nell’ipotesi qui d’interesse, dalla ritenuta attendibilità (o meno) delle dichiarazioni rese dall’interessato nel corso del giudizio, trattandosi di vicende e circostanze di fatto nel loro complesso rimesse, quanto alla relativa dimostrazione, agli obblighi di cooperazione istruttoria imposti dalla legge al giudice del merito;

dev’essere, infine, riconosciuta la fondatezza del secondo motivo di impugnazione;

osserva il Collegio come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, in tema di protezione sussidiaria dello straniero, ai fini dell’accertamento della fondatezza di una domanda proposta sulla base del pericolo di danno di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), (violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato determinativa di minaccia grave alla vita o alla persona), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice del merito è tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, a cooperare nell’accertare la situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi d’indagine e di acquisizione documentale in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate sul Paese di origine del richiedente;

al fine di ritenere adempiuto tale onere, il giudice è tenuto ad indicare specificatamente le fonti in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 11312 del 26/04/2019, Rv. 653608 – 01), purchè si tratti di fonti qualificate, affidabili e aggiornate, provenienti da organismi dotati di competenze, informative e collaborative, nella materia della protezione internazionale, in conformità alle previsioni di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 27, comma 1-bis, (cfr., al riguardo, Sez. 1, Ordinanza n. 11103 del 19/04/2019, Rv. 653465 – 01);

nel caso di specie, la corte territoriale non ha adeguatamente assolto ai propri doveri di cooperazione istruttoria nei termini specificati, essendosi inammissibilmente limitata al richiamo, peraltro generico e del tutto laconico, ai contenuti degli “ultimi rapporti di Amnesty International” e del sito “Internet della Farnesina (OMISSIS)”, senza specificare l’anno o comunque il periodo di rilascio delle fonti richiamate in motivazione, in tal modo impedendo ogni possibilità di verificare l’essenziale qualità dell’aggiornamento delle informazioni utilizzate al fine di escludere la fondatezza della domanda di protezione avanzata dall’odierno istante;

sulla base delle argomentazioni che precedono, rilevata la fondatezza del secondo motivo (inammissibile il primo e infondato il terzo), dev’essere disposta la cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, con il conseguente rinvio alla Corte d’appello di Palermo, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio.

PQM

Accoglie il secondo motivo; dichiara inammissibile il primo; rigetta il terzo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, e rinvia alla Corte d’appello di Palermo, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2021

 

 

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