Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13931 del 05/06/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 05/06/2017, (ud. 23/02/2017, dep.05/06/2017),  n. 13931

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4975/2012 proposto da:

B.P., S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

LAMPERTICO FEDELE 12, presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI

BIANCHI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato NICOLA

MATTIOZZI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

G.E., rappresentata e difesa dall’avvocato LEONARDO GIORGIO,

domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR PRESSO LA CANCELLERIA DELLA CORTE

SUPREMA DI CASSAZIONE, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 88/2011 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 15/02/2011 R.G.N. 1978/08;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/02/2017 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso per quanto di ragione;

udito l’Avvocato PIERLUIGI BIANCHI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Monza, con sentenza n. 685/2008, dichiarava la nullità del termine apposto al contratto con il quale G.E. era stata assunta dalla B.P., dall’1.12.2005 al 31.5.2006, con la causale “SALDI – INVENTARIO”, presso il negozio in (OMISSIS) con mansioni di commessa di 4^ livello del settore terziario ed orario part-time, e condannava la società a corrispondere alla ricorrente la somma di Euro 3.724,70, oltre accessori, determinata ai sensi della disciplina dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 4 bis, introdotto nelle more del giudizio dalla L. n. 133 del 2008, art. 21.

2. La Corte di appello di Milano, adita in sede di gravame, con la sentenza n. 88/2011, confermava la declaratoria di nullità del contratto mentre, essendo nelle more stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale l’art. 4 bis citato, condannava la società alla riammissione in servizio della G. e al pagamento delle retribuzioni maturate dal 28 luglio 2006, oltre interessi e rivalutazione, detratto quanto già percepito in forza della impugnata pronuncia.

3. Per la cassazione propone ricorso la B.P. srl affidato a tre motivi.

4. Resiste con controricorso G.E..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente contesta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa valutazione delle prove allegate da G.E. sub documenti n. 2 e n. 3 alla seconda “memoria difensiva”, depositata in data 6.10.2009, per la limitazione del risarcimento del danno conseguente alla illegittimità del termine, nonchè l’omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio e, in particolare, per non avere motivato l’esclusione dell’aliunde perceptum e dell’aliunde percepiendum; applicabilità dello ius superveniens costituito dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5 e segg. e riduzione del risarcimento al’indennità onnicomprensiva ivi prevista.

2. Con il secondo motivo si censura, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o il contrasto delle norme di diritto applicate nella fase di appello in ordine al risarcimento del danno conseguente all’illegittimità del termine del contratto di lavoro fino alla riammissione in servizio con la nuova disciplina introdotta dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5 e segg.; applicabilità dello ius superveniens con riduzione del risarcimento alla indennità onnicomprensiva ivi prevista:

3. Con il terzo motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione di norme di diritto e omessa motivazione in relazione ad un punto decisivo della controversia, per avere la Corte territoriale esaminato ed accolto l’appello incidentale di G.E. consistente in una formulazione di domanda nuova (risarcimento del danno da determinarsi sulla base della retribuzione) in quanto nel pregresso rinunciata e per avere erroneamente ed in congruamente valutato l’ammissibilità della medesima.

4. I tre motivi, investendo in sostanza le conseguenze economiche dell’accertata illegittimità del termine, possono essere esaminati congiuntamente.

5. Orbene, le censure devono essere accolte limitatamente alla chiesta applicazione della L. n. 183 del 2010, art. 32, posto che non si è formato nella specie alcun giudicato sul capo della decisione con il quale sono state regolate le conseguenze economiche dell’illegittimità del termine apposto al contratto, accertata in appello ed oggetto di censura in sede di legittimità.

6. Secondo il recente insegnamento chiarificatore delle Sezioni Unite di questa Corte la doglianza ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, può concernere anche la violazione di disposizioni emanate dopo la pubblicazione della sentenza impugnata, ove retroattive e, quindi, applicabili al rapporto dedotto, atteso che non richiede necessariamente un errore, avendo ad oggetto il giudizio di legittimità non l’operato del giudice, ma la conformità della decisione adottata all’ordinamento giuridico (cfr. Cass. 27.10.2016 n. 21691).

7. Ogni altra questione resta assorbita.

8. La gravata sentenza deve essere cassata con rinvio alla Corte di appello di Milano in diversa composizione che, nel liquidare le conseguenze economiche dell’accertata illegittimità del termine apposto al contratto, applicherà la norma sopravvenuta. In particolare, dovrà limitarsi a quantificare l’indennità spettante ex art. 32 citato per il periodo compreso fra la scadenza del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice ha ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro (cfr. per tutte Cass. n. 14461/2015), con interessi e rivalutazione su detta indennità da calcolarsi a decorrere dalla data della pronuncia giudiziaria dichiarativa della illegittimità della clausola appositiva del termine al contratto di lavoro subordinato (cfr. Cass. n. 3062/2016).

9. La regolazione delle spese del giudizio di legittimità è rimessa anche essa alla Corte di appello in sede di rinvio.

PQM

 

La Corte:

accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione in relazione all’applicazione della L. n. 183 del 2010, art. 32; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Milano in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 giugno 2017

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