Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13921 del 05/06/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 05/06/2017, (ud. 25/01/2017, dep.05/06/2017),  n. 13921

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23159/2014 proposto da:

P.B., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA MONTE ZEBIO 25, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO ERRANTE,

rappresentato e difeso dall’avvocato RICCARDO DEL PUNTA, giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

BANCA DELL’ADRIATICO S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DELLE TRE MADONNE 8, presso lo studio dell’avvocato MARCO MARAZZA,

che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 269/2014 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 11/04/2014 R.G.N. 72/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/01/2017 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;

udito l’Avvocato RICCARDO DEL PUNTA;

udito l’Avvocato MARCO MARAZZA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso

o in subordine rigetto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza dell’il aprile 2014, la Corte d’Appello di Ancona, confermava la decisione resa dal Tribunale di Pesaro e rigettava la domanda proposta da P.B. nei confronti della Banca dell’Adriatico S.p.A., avente ad oggetto la declaratoria di illegittimità del licenziamento per giusta causa intimatogli per motivi disciplinari a fronte di un addebito consistito nella connivenza, se non nel concorso, in operazioni di riciclaggio a vantaggio di un’organizzazione criminale di stampo camorrista.

La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto inconfigurabili l’eccepita tardività della contestazione per non aver la Banca declinato il proprio potere disciplinare ed anzi essere intervenuta con quella finalità tempestivamente, anche se in modo poi qualificato giudizialmente illegittimo con un trasferimento cui ha fatto seguito immediatamente la contestazione e la comminazione della sanzione espulsiva ed altresì l’eccepita carenza di motivazione del provvedimento, nonchè sussistente la giusta causa di recesso in relazione alle caratteristiche oggettive della condotta, non scalfite dalle giustificazioni addotte dal ricorrente ed al ruolo direttivo del ricorrente.

Per la cassazione di tale decisione ricorre il P., affidando l’impugnazione a due motivi, cui resiste, con controricorso, la Banca. Entrambe le parti hanno presentato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 2119 c.c., imputa alla Corte territoriale l’incongruità logica e giuridica della statuizione volta a sancire la tempestività della contestazione, mirando, in particolare, a confutare la valutazione espressa dalla Corte in ordine alla compatibilità del trasferimento ad altra sede disposto come immediata reazione all’accertamento dell’illecito con il licenziamento successivamente intimato per i medesimi fatti.

Il secondo motivo, con il quale il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1345 c.c., lamenta a carico della Corte territoriale la carenza dell’iter valutativo seguito in sede di giudizio sulla legittimità del licenziamento, per non avere questa tenuto conto del carattere ritorsivo dello stesso, desumibile dalla consequenzialità temporale del licenziamento in questione rispetto all’annullamento giudiziale del precedente trasferimento e, così, della nullità del recesso fondato su motivo illecito.

I due motivi, che, in quanto strettamente connessi, possono essere qui trattati congiuntamente, devono ritenersi infondati, impingendo essi, non tanto sui profili di stretto diritto, concernenti il rispetto del principio di immediatezza della contestazione e la qualificazione del licenziamento come ritorsivo, quanto sul profilo della valutazione del fatto, dal momento che le censure sollevate si risolvono nel contrapporre la propria versione della vicenda, in cui l’iniziale trasferimento del dipendente ad altra sede è riguardato come alternativo al licenziamento e, perciò abdicativo di tale potere da parte della Banca datrice ed il successivo licenziamento come mera rappresaglia rispetto all’esito vittorioso dell’impugnazione del trasferimento predetto, alla lettura che della stessa ha fornito la Corte territoriale con motivazione da ritenersi congrua sul piano logico e giuridico in quanto fondata sulla ritenuta natura cautelare del trasferimento, non a caso operato tempestivamente ed a prescindere dalla equivalenza delle mansioni di destinazione, e sulla configurazione del licenziamento come provvedimento necessitato da “una effettiva, autonoma e rilevante esigenza, quella di non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro in un contesto pregiudicato dal precedente comportamento del lavoratore”.

Il ricorso va dunque rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittaimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore imposrto a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 giugno 2017

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