Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13919 del 09/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2010, (ud. 13/04/2010, dep. 09/06/2010), n.13919

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

S.D.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale

dell’Emilia Romagna n. 128/16/06, depositata il 15 gennaio 2007.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13 aprile 2010 dal Relatore Cons. Dott. Biagio Virgilio.

La Corte:

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna n. 128/16/06, depositata il 15 gennaio 2007, con la quale è stato riconosciuto il diritto di S.D., agente di commercio, al rimborso dell’IRAP versata per gli anni 1998/2000.

Il contribuente non si è costituito.

2. Il primo motivo di ricorso, con il quale si denuncia violazione degli artt. 1742 e 2195 c.c., e della disciplina istitutiva dell’IRAP, sostenendo la tesi che il requisito dell’autonoma organizzazione è intrinseco alla natura stessa dell’attività svolta dall’agente di commercio, riconducibile alla previsione dell’art. 2195 c.c. e del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 51 (T.U.I.R.), con conseguente assoggettamento di diritto all’IRAP, appare manifestamente infondato, in quanto la sentenza è conforme al principio recentemente affermato dalle Sezioni unite di questa Corte, secondo cui, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio dell’attività di agente di commercio di cui alla L. 9 maggio 1985, n. 204, art. 1, è escluso dall’applicazione dell’IRAP soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata, e il requisito dell’autonoma organizzazione – il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato – ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (Cass., Sez. un., n. 12108 del 2009).

3. Il secondo motivo, con il quale, in subordine, si denuncia l’insufficienza della motivazione in ordine all’accertamento del requisito della insussistenza di autonoma organizzazione, appare anch’esso manifestamente infondato, poichè, a fronte dell’accertamento compiuto dal giudice a quo, secondo cui il ricorrente esercitava personalmente attività di agente di commercio, senza aiuto di terzi, con modesto apporto di beni, dotazione minima per esercitare la funzione (automobile, computer, stampante, telefoni cellulari), giusta quanto si desume dalle dichiarazioni fatte dallo stesso Ufficio appellante e dalla documentazione dal medesimo prodotta in giudizio, la ricorrente non adduce risultanze probatorie – che sarebbero state ignorate o mal valutate dal giudice d’appello (quali soprattutto il valore dei beni strumentali utilizzati dal contribuente) – idonee a far ritenere che la suddetta valutazione sia affetta da evidente illogicità o incongruità.

4. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per manifesta infondatezza”;

che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata all’Avvocatura Generale dello Stato;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, riaffermato il principio di diritto sopra richiamato, il ricorso deve essere rigettato;

che non v’è luogo a provvedere in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità, in assenza di svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 13 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2010

 

 

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