Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13899 del 09/06/2010

Cassazione civile sez. I, 09/06/2010, (ud. 20/05/2010, dep. 09/06/2010), n.13899

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 16374/2006 proposto da:

J.M. (c.f. (OMISSIS)), domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato CARLI Roberto,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

M.D.;

– intimata –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di ANCONA depositata il

13/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

20/05/2010 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel 2005, M.D. adiva il Tribunale di Ascoli Piceno chiedendo che le venisse riconosciuta dall’I.N.P.D.A.P. la pensione di reversibilità dell’ex coniuge D.S.G., che era deceduto il (OMISSIS), nel corso del giudizio di divorzio. Il ricorso veniva notificato a J.M. con cui il D.S. era passato a nuove nozze.

La J. si costituiva in giudizio contestando il diritto della M. e deducendo anche che con sentenza n. 474 del 2000, passata in giudicato, era stata pronunciata la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto tra la M. ed il D.S., che a seguito del decesso di quest’ultimo il giudizio di divorzio era stato interrotto e mai riassunto e che con lui aveva contratto matrimonio civile il (OMISSIS).

Con decreto del 4.07.2005, l’adito Tribunale attribuiva alla M. la quota pari ai 2/3 della suddetta pensione e la residua parte alla J., il cui reclamo contro il provvedimento veniva respinto dalla Corte di appello di Ancona, con ordinanza del 1/13.12.2005.

La Corte territoriale osservava e riteneva in sintesi:

– che l’eccezione dell’appellante di nullità dell’atto introduttivo del giudizio fosse infondata, dal momento che la domanda della M. comportava una corrispondente riduzione della pensione spettante al coniuge superstite, la quale aveva poi anche scelto di costituirsi in giudizio, assumendo la qualità di parte resistente;

– che doveva essere confermata la ripartizione della pensione di reversibilità effettuata dal primo giudice, essendo anche da condividere l’affermazione secondo cui il godimento da parte della M. dell’assegno presidenziale, seppure provvisorio, di divorzio, ben poteva integrare, in base ad interpretazione estensiva della L. n. 898 del 1970, art. 9 comma 3, il presupposto della fruizione dell’assegno di cui all’art. 5 della medesima legge.

Avverso tale provvedimento, ricorre per Cassazione la J., con ricorso notificato alla M. il 10.05.2006. L’intimata non ha svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

A sostegno del ricorso la J. deduce:

1. “Sulla nullità dell’atto introduttivo per omessa indicazione dell’oggetto della domanda e relative conclusioni, violazione e falsa applicazione di norme di diritto e conseguente nullità del provvedimento”.

Si duole dell’inconsistenza della motivazione con cui i giudici di merito hanno respinto l’eccezione di nullità in questione, sin dall’inizio da lei formulata ai sensi dell’art. 163 cod. proc. civ., comma 3, n. 3 (sulla determinazione della cosa oggetto della domanda) e n. 4 (sull’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni), per il fatto che la M. aveva proposto la domanda esclusivamente nei confronti dell’INPDAP e non anche nei suoi, essendosi limitata ad individuarla come mera destinataria della notificazione del ricorso.

Il motivo non è fondato.

In rapporto alla domanda esperita dalla M. e notificata alla J., volta all’attribuzione della quota della pensione di reversibilità fruita dal coniuge superstite e con riguardo al requisito stabilito nell’art. 163 cod. proc. civ., comma 3, n. 3, il tenore delle trascritte conclusioni dell’atto introduttivo della medesima M., si rivela aderente all’azione esperibile ai sensi dell’art. 9, comma 3 legge div.; d’altra parte il richiamo del giudici di merito anche al fatto che la J. si era costituita in giudizio, resistendo alla pretesa, va logicamente inteso nel senso che l’atto non aveva nemmeno ingenerato nella destinataria qualsivoglia incertezza, tale da giustificare la concessione del termine per integrare la domanda ai sensi dell’art. 164 cod. proc. civ., commi 4 e 5.

Con riguardo, invece, al requisito stabilito nell’art. 163 cod. proc. civ., n. 4, la censura si rivela inammissibile per difetto di autosufficienza, posto che non è stato trascritto l’intero contenuto dell’atto introduttivo della M., di tal che è preclusa la verifica del dedotto vizio.

2. “Sulla carenza di titolarità, in capo alla M., dell’assegno L. n. 898 del 1970, ex art. 5, quale presupposto per il diritto al percepimento di quota di pensione di reversibilità L. n. 898 del 1970, ex art. 9, comma 3, violazione e falsa applicazione delle norme di diritto citate anche alla luce della norma di interpretazione autentica L. n. 263 del 2005, ex art. 5”. I Deduce in sintesi:

che, anche alla luce del sopravvenuto della L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 5, la fruizione dell’assegno provvisorio presidenziale di divorzio (temporaneo e urgente ex art. 4 comma 8 legge div.) non può integrare il presupposto della titolarità dell’assegno divorzile ai sensi dell’art. 5 legge div.;

che detto assegno provvisorio non poteva essere equiparato a quello divorzile, in base ad un’interpretazione estensiva dell’art. 9, comma 3 legge div.;

che l’interpretazione resa non era giustificata nè dal decesso dell’ex coniuge nelle more del giudizio di divorzio, posto che ben avrebbe potuto la M. riassumere il medesimo giudizio di divorzio interrotto per tale causa e non farlo estinguere, come, invece, era avvenuto, nè dall’art. 189 disp. att. c.p.c., comma 2 (richiamato dall’art. 4 comma 8 legge div.), che dispone la prorogatio solo per l’assegno presidenziale.

Il motivo è fondato.

Il diritto del coniuge divorziato alla pensione di reversibilità o ad una quota di essa in caso di concorso con altro coniuge superstite – di cui alla L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 9, presuppone (anche ai sensi della L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 5, norma interpretativa, quindi retroattiva ed applicabile anche ai giudizi in corso) che il richiedente al momento della morte dell’ex coniuge sia titolare di assegno di divorzio giudizialmente riconosciuto ai sensi dell’art. 5 della legge predetta (in tema, cfr. tra le numerose altre, cfr. Cass. 200605422; 200712149; 200821002).

Non è, quindi, sufficiente che l’ex-coniuge versi nelle condizioni per ottenere l’assegno di divorzio e neppure la percezione, in concreto, di un qualsivoglia assegno di mantenimento, ma occorre che l’assegno sia stato attribuito con provvedimenti giurisdizionali che abbiano attitudine ad attribuire un “assegno di divorzio”, qualificabile come tale per gli effetti che ne conseguono in relazione alla L. n. 898 del 1970, art. 9, commi 2 e 3.

Nel novero dei provvedimenti giurisdizionali che hanno attitudine ad attribuire un “assegno di divorzio” non rientrano i provvedimenti temporanei ed urgenti previsti dall’art. 4, n. 8, della legge sul divorzio, diretti ad apprestare un regolamento essenziale ed immediato coniuge nella prospettiva del divorzio, con funzione anticipatoria rispetto alle statuizioni della sentenza di divorzio (in tema cfr Cass. 200514381), la quale soltanto, ai sensi dell’art. 4, comma 10 (ora 13) Legge div., in tale giudizio ha efficacia costitutiva rispetto all’assegno che uno degli ex coniugi debba all’altro per le esigenze proprie di quest’ultimo (cfr., ex plurimis, Cass. 200607117; 199800317; 199403050; 199408288; 199306049).

Conclusivamente si deve respingere il primo motivo del ricorso della Jelisca, accogliere il secondo motivo del medesimo ricorso, cassare la sentenza impugnata e, con decisione nel merito ai sensi dell’art. 348 cod. proc. civ., non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, rigettare la domanda della M.D. volta al conseguimento di quota della pensione di reversibilità del defunto ex coniuge D.S.G., spettante al coniuge superstite J.M..

La natura della controversia e le specificità della vicenda, compreso il fatto che il decesso del D.S. è sopravvenuto nelle more del giudizio volto alla determinazione dell’assegno divorzile (art. 4 comma 9 legge div.), giustificano la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo del ricorso, accoglie il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta la domanda della M.D. di attribuzione di quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 20 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2010

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