Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13895 del 09/06/2010

Cassazione civile sez. I, 09/06/2010, (ud. 13/05/2010, dep. 09/06/2010), n.13895

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

BOATTO COSTRUZIONI s.r.l., fallita, in persona del curatore pro

tempore, con domicilio eletto in Roma, via Lima n. 15, presso l’Avv.

VERINO Mario Ettore che la rappresenta e difende come da procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

ISTITUTO BANCARIO SAN PAOLO DI TORINO – IMI s.p.a., cui è succeduta,

in qualità di conferitaria di ramo d’azienda la CASSA DI RISPARMIO

DI PADOVA E ROVIGO s.p.a., con domicilio eletto in Roma, via Federico

Confalonieri n. 5, presso l’Avv. Manzi Luigi che la rappresenta e

difende unitamente all’Avv. MORO Pierluigi, come da procura in calce

al controricorso;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della corte d’appello di Venezia n.

1604/04 depositata il 30 settembre 2004;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

giorno 13 maggio 2010 dal Consigliere relatore Dott. Vittorio

Zanichelli;

sentite le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. CARESTIA Antonietta, che ha concluso per

l’accoglimento del secondo e del terzo motivo;

uditi gli Avv.ti Mario Ettore Verino per la ricorrente e Carlo

Albini, con delega, per la controricorrente.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La curatela del fallimento Boatto Costruzioni s.r.l., dichiarato con sentenza del 1 giugno 1995, ricorre per Cassazione avverso la sentenza della corte d’appello di Venezia che ha riformato la sentenza con la quale il tribunale aveva accolto la domanda di revoca di tre rimesse per complessivi Euro 494.334 effettuate tra il 16 dicembre 1994 e il 28 dicembre 1994 da tale Z.A. sul conto corrente scoperto intrattenuto dalla fallita con la succursale di Treviso dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino s.p.a..

A sostegno del ricorso propone sei motivi di impugnazione con i quali, sotto il profilo della violazione di legge e del vizio di motivazione, censura l’impugnata sentenza per avere la corte d’appello escluso la revocabilità delle rimesse sulla base del presupposto che le stesse fossero state effettuate da un terzo non debitore della fallita, ritenendo altresì la corte irrilevante, ai fine della revocabilità, che i versamenti fossero transitati sul conto corrente della medesima. Deduce la curatela ricorrente sia l’errore in cui sarebbe incorso il giudice del gravame ritenendo l’insussistenza di una posizione debitoria dello Z. nei confronti della fallita sia comunque l’errore consistito nel considerare irrilevante la circostanza che i pagamenti fossero confluiti sul conto scoperto della correntista debitrice.

Resiste con controricorso la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo S.p.a., La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con i primi tre motivi, che per la loro connessione logica e giuridica possono essere esaminati congiuntamente, si denuncia difetto di motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia e violazione degli artt. 2991 e 1193 c.c. per avere la corte d’appello escluso non solo che Z.A., che aveva effettuato le rimesse sul conto corrente della fallita, fosse garante nei confronti della banca e che quindi avesse estinto un debito proprio (circostanza peraltro pacifica) ma anche che fosse in proprio debitore della impresa insolvente in quanto risultava unicamente che tale era la società Immobiliare A-Z di Armando Zanivan e C. s.a.s.

per fatture emesse nei suoi confronti.

Evidenzia sul punto il ricorrente (pur errando nella qualificazione della immobiliare come s.n.c.) che lo Z., quale socio accomandatario della Immobiliare A-Z di Armando Zanivan e C. s.a.s., era illimitatamente responsabile per i debiti della società e che quindi era errata l’affermazione secondo la quale lo stesso non fosse debitore della fallita.

La censura è fondata poichè è principio incontroverso nella giurisprudenza della Corte quello secondo cui la responsabilità del socio accomandatario per le obbligazioni sociali, prevista dall’art. 2313 c.c. è personale e diretta, anche se con carattere di sussidiarietà in relazione al preventivo obbligo del creditore di escutere il patrimonio sociale (art. 2304 e 2318 c.c.) (così già Cassazione civile, sez. 1^, 6 dicembre 1994, n. 10461; conforme, di recente, Cassazione civile, sez. 1^, 30 agosto 2007, n. 18312). Da tale principio consegue, nella fattispecie, che essendo per dato incontestato la società di cui Z.A. era socio accomandatario debitrice della Boatto Costruzioni s.r.l., colui che ha effettuato le rimesse sul conto corrente intestato alla impresa poi fallita e oggetto della domanda di revoca era anch’egli debitore in via diretta di quest’ultima.

Pacifici dunque essendo i presupposti di fatto sopra indicati ed accertato che il terzo che ha effettuato una rimessa sul conto corrente della fallita era debitore della stessa deve presumersi per logica conseguenza ed in base all’idd quod plerumque accidit che il pagamento sia stato fatto dal medesimo per estinguere la propria obbligazione, spettando alla banca fornire la prova contraria e cioè che il terzo avesse agito ad altro titolo. A tale onere della prova la banca si è sottratta, da un lato escludendo che il terzo fosse fideiussore della fallita e dall’altra limitandosi ad ipotizzare come possibile anche una causa di pagamento diversa dall’adempimento di un’obbligazione propria nei confronti della medesima.

Ne consegue ulteriormente che la somma, versata in pagamento di un debito nei suoi confronti, è entrata nella disponibilità della Boatto Costruzioni s.r.l. ed è stata di conseguenza utilizzata per diminuire l’esposizione della banca nei confronti della stessa con lesione della par condicio creditorum.

L’accoglimento dei richiamati motivi comporta l’assorbimento di quelli ulteriori, stante l’irrilevanza delle questioni negli stessi dibattute una volta accertata la causa delle rimesse.

Il ricorso deve dunque essere accolto. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito e pertanto accolta la domanda introduttiva della ricorrente limitatamente alla revoca delle tre rimesse in conto corrente sopra menzionate.

Le spese del giudizio di appello e di quello di legittimità seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo, mentre può essere confermata la statuizione sul punto del tribunale.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il primo, il secondo e il terzo motivo di ricorso, dichiara assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e, decidendo nel merito, accoglie la domanda introduttiva della curatela limitatamente alla revoca delle rimesse in conto corrente; condanna la resistente al rimborso delle spese del giudizio che liquida in complessivi Euro 13.524, di cui Euro 1.624, per diritti e Euro 100 per spese, nonchè di quelle del giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 12.200, di cui Euro 12.000 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2010

 

 

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