Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13879 del 23/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2011, (ud. 17/02/2011, dep. 23/06/2011), n.13879

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 3302-2010 proposto da:

O.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA CIPRO 46, presso lo studio dell’avvocato NOSCHESE VINCENZO,

rappresentato e difeso dall’avvocato FRASCA RAFFAELE, giusta mandato

a liti a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

avvocati ARNONE ANNA TERESA e MANCUSO DOMENICO, giusta mandato a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1092/2009 della CORTE D’APPELLO di SALERNO del

6.10.09, depositata il 19/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/02/2011 dal Consigliere Relatore Dott. SPAGNA MUSSO Bruno;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARESTIA

Antonietta.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

Che con atto notificato in data 29.4.2006, O.C. proponeva opposizione avverso il precetto notificatogli da C.C., avente ad oggetto il pagamento di spese processuali liquidate in favore di quest’ultimo con sentenza n. 590/82 dal Tribunale di Salerno; costituitosi l’opposto, il Tribunale di Salerno, con sentenza n. 693/2008, depositata in data 11.3.2008, rigettava l’opposizione;

che a seguito dell’impugnazione dell’Olio, la Corte d’Appello di Salerno, costituitosi il C., con decisione depositata in data 19.12.2009, dichiarava inammissibile il gravame, rilevando che l’art. 616 c.p.c., come novellato dalla L. n. 52 del 2006, art. 14, stabilisce la non impugnabilità della sentenza pronunciata sull’opposizione all’esecuzione;

che ricorre per cassazione l’ O. con quattro motivi, deducendo, rispettivamente, violazione dell’art. 5 c.p.c., degli artt. 215 e 216 c.p.c., dell’art. 615 c.p.c., dell’art. 2719 c.c. (sostenendo in particolare che la legge in vigore al momento della prima iniziativa processuale, notifica dell’opposizione a precetto, prevedeva che la sentenza era impugnabile con l’appello), mentre resiste con controricorso il C.;

che è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c., con cui si chiede dichiararsi inammissibile il ricorso “risultando preliminare, che l’atto di precetto in questione venne notificato in data 28.4.2006, nella vigenza della normativa di cui alla L. n. 52 del 2006, applicabile dall’1.3.2006;

che il Collegio ritiene che deve darsi atto, contrariamente a quanto affermato in relazione, che l’applicabilità del nuovo regime sul punto del regime impugnatorio applicabile in tema di sentenze aventi ad oggetto opposizione all’esecuzione dipende dalla data in cui è stata pronunciata la sentenza sulla opposizione a precetto e non dalla data di notifica del precetto stesso;

che, infatti, soggette a ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7 sono le sentenze che, decidendo ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in tema di opposizione alle esecuzioni, risultano pubblicate tra la data dell’1.3.2006 e la data del 4.7.2009, mentre le sentenze che, sempre in tema di opposizione alle esecuzioni, risultano pubblicate successivamente alla data del 4.7.2009, sono soggette ad appello in virtù del nuovo regime impugnatorio di cui all’art. 616 c.p.c., come novellato dalla L. n. 69 del 2009 (sul punto, tra le altre, Cass. nn. 20324/2010 e 2043/2010);

che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese della presente fase che liquida in complessivi Euro 2.200,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi), oltre spese generali ed accessorie come per legge.

Così deciso in Roma, il 17 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2011

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