Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13878 del 20/05/2021

Cassazione civile sez. I, 20/05/2021, (ud. 06/10/2020, dep. 20/05/2021), n.13878

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. MACRI’ Ubalda – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 15930/2019 proposto da:

C.M.W., elettivamente domiciliato in Roma, alla

piazza Mazzini 8, presso lo studio dell’avv. Salvatore Fachile,

rappresentato e difeso dall’avv. Daniele Valeri, come da procura in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2500/2018 della CORTE d’APPELLO di ANCONA,

depositata il 15/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

6/10/2020 dal Consigliere Dott. Luca Solaini.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Ancona, con sentenza del 15.11.2018, ha respinto il gravame proposto da C.M.W., cittadino della Guinea richiedente asilo, avverso l’ordinanza del Tribunale di Ancona che, confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale, gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale, anche nella forma sussidiaria, e di quella umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito che il padre, di etnia (OMISSIS), era stato accolto nella famiglia, di etnia (OMISSIS), del nuovo marito della nonna, ma che, alla morte di questi, i fratellastri gli avevano negato il diritto a coltivare i terreni di famiglia; che era intervenuta una colluttazione, nella quale egli era rimasto coinvolto, a seguito della quale tutta la sua famiglia di origine era stata denunciata; di essere stato incarcerato insieme ai genitori, di aver trascorso un mese da detenuto e di aver lasciato il Paese, non appena liberato, in quanto avvisato che la polizia sarebbe nuovamente venuta a cercarlo in caso dello scoppio di altri disordini.

La corte distrettuale ha respinto le domande di riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), rilevando, per un verso, che la vicenda era riconducibile ad una disputa privatistica intercorsa, nell’ambito della famiglia allargata, per ragioni di mero interesse economico, essendo inverosimile che dopo circa quarant’anni di convivenza pacifica, forse sorto un conflitto interetnico di natura tribale, e, per l’altro, che il racconto era comunque scarsamente credibile, sia perchè generico, sia perchè dinanzi alla Commissione territoriale C. si era limitato ad affermare di essere venuto in Italia perchè non aveva niente per vivere. Il giudice ha poi escluso che la Guinea versi in una situazione di conflitto armato generalizzato, tale da giustificare la concessione della protezione sussidiaria ai sensi dell’art. 14 cit., lett. c), ed ha infine affermato che il fatto che l’appellante fosse affetto da un disturbo cognitivo (aparassia costruttiva) comportante un deficit nelle capacità di astrazione logico-deduttiva non era sufficiente a determinare una posizione di sua particolare vulnerabilità, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria.

Contro la sentenza C.M.W. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di cinque motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente denuncia nell’ordine:

i) violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, commi 3, 4 e 5, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 27, comma 1 bis, per avere la corte del merito sminuito la vicenda persecutoria da lui subita, legata a motivi etnici, senza verificare, attraverso l’attivazione dei propri poteri istruttori d’ufficio, se essa trovasse conferma in fonti di informazione internazionale e per aver ritenuto non credibile il suo racconto in ragione di una frase (“non ho niente per vivere”) che trovava piena giustificazione nel fatto che, proprio a causa del conflitto insorto, egli si era trovato privo di mezzi di sussistenza;

ii) violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e segg., per avere la corte del merito negato la sussistenza dei presupposti per la concessione dello status di rifugiato nonostante egli fosse stato vittima di persecuzioni e non potesse trovare tutela presso le autorità di polizia del Paese, schierate con l’avversa etnia e note per essersi rese responsabili di violazioni dei diritti umani a danno della popolazione civile;

iii) violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, per avere il giudice d’appello respinto la domanda di riconoscimento della protezione sussidiaria senza effettuare una compiuta analisi dei profili della narrazione e senza tener conto della situazione di grave conflitto interetnico interno in cui versa da anni la Guinea;

iv) violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per aver il giudice respinto la domanda di protezione umanitaria nonostante egli sia affetto da una malattia psichica che menoma grandemente le sue facoltà intellettive e senza effettuare il dovuto giudizio di comparazione fra la sua situazione attuale e quella nella quale si verrebbe a trovare in caso di rientro in patria;

v) omesso esame di un fatto decisivo, costituito dalla possibilità di concessione del diritto d’asilo ai sensi dell’art. 10 Cost., comma 3.

Il primo motivo è inammissibile perchè volto a contestare la motivazione in base alla quale il giudice d’appello, con accertamento in fatto non sindacabile da questa Corte se non nei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e che rendeva non necessaria l’attivazione del dovere di cooperazione istruttoria, ha ritenuto scarsamente attendibili le dichiarazioni del ricorrente e non riconducibile la vicenda da lui narrata ad un conflitto tribale interetnico. La censura, peraltro, neppure riporta dette dichiarazioni, limitandosi a darne un sommario resoconto, e si risolve, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione delle circostanze narrate, ancorchè queste abbiano già formato oggetto di esame nel doppio grado di merito, mentre non indica il fatto decisivo omesso che, ove considerato, avrebbe condotto all’accoglimento delle domande.

Restano assorbiti il secondo ed il terzo motivo del ricorso, che sì fondano sull’indimostrato presupposto della veridicità del racconto di C..

Il quarto motivo è inammissibile, posto che, per un verso, la corte del merito ha tenuto conto del disturbo psichico da cui è affetto il ricorrente, escludendo tuttavia, con giudizio di fatto non sindacabile nella presente sede di legittimità, che esso possa costituire un fattore di vulnerabilità tale, di per sè, da giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria, e per l’altro il motivo non specifica quali fossero le circostanze allegate (diverse da quelle, ritenute non credibili, poste a sostegno delle domande di riconoscimento dello status e della protezione sussidiaria) in base alle quali avrebbe dovuto essere compiuto il giudizio di comparazione.

Il quinto motivo è infondato, in quanto, secondo la giurisprudenza di questa Corte, l’art. 10 Cost., che garantisce il diritto d’asilo a chiunque provenga da un Paese in cui non sia consentito l’esercizio delle libertà fondamentali, è interamente attuato e regolato attraverso la previsione dei tre istituti dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e del rilascio del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie previsti dalla esaustiva normativa di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007 ed al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (Cass. nn. 19176/020, 10686/012).

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2021

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