Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13855 del 09/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2010, (ud. 01/04/2010, dep. 09/06/2010), n.13855

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – rel. Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 12795-2008 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

GALCOM SRL IN LIQUIDAZIONE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 10/2307 della COMM. TRIB. REG. di TORINO,

depositata il 30/04/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

01/04/2010 dal Consigliere Dott. EUGENIA MARIGLIANO;

udito il P.M. in persona dei Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

A seguito di indagini della Polizia Tributaria finalizzate all’individuazione di soggetti responsabili di frodi mirate all’evasione dell’I.V.A. in operazioni intracomunitarie, aventi ad oggetto la compravendita di apparecchi cellulari, l’Agenzia delle entrate di Rivoli notificava, in data 13.12.2003, alla società Galeoni s.r.l. avvisi di accertamento relativi a I.V.A., I.R.Pe.G. ed I.LO.R. per gli esercizi 1999 e 2000.

Con distinti ricorsi tali atti venivano impugnati innanzi alla C.T.P. di Torino, proponendo anche istanza di sospensione. La C.T.P. accoglieva, in data 18.5.2004, la richiesta sospensiva, rinviando la discussione per il merito ad altra udienza.

In data 5.8.2004 e 30.8.2004 alla società venivano notificate cartelle di pagamento in relazione agli anni 1999 e 2000, recanti iscrizione provvisoria D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 15 cartelle sospese su richiesta dell’Agenzia del 7.9.2004.

A seguito del rigetto dei ricorsi, l’Agenzia delle entrate revocava il provvedimento di sospensione.

La società impugnava le cartelle, eccependo che l’ufficio aveva reso esecutivi i ruoli in data successiva alle ordinanze di sospensione e che, in presenza di ricorso, era applicabile il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68 e non il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 15. Si costituiva l’Agenzia delle entrate, eccependo in via preliminare l’inammissibilità del ricorso D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 22, comma 3, perchè l’originale notificato all’Ufficio era privo degli allegati presenti nella copia depositata presso la segreteria della C.T.P. e nel merito, ribadiva la legittimità del suo operato.

La C.T.P. dichiarava inammissibile il ricorso. La società impugnava detta decisione, contestando la pronuncia d’inammissibilità. La C.T.R. del Piemonte accoglieva il gravame, dichiarando ammissibile l’impugnativa e, decidendo nel merito, annullava le cartelle di pagamento affermando che, data l’intervenuta sospensione , le stesse non dovevano essere emesse.

Avverso detta decisione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione sulla base di tre motivi. Non risulta costituita la società.

Diritto

Con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 3, 53 e 56 per avere la C.T.R., dopo avere dichiarato ammissibile il ricorso , deciso nel merito in assenza della proposizione di motivi specifici, essendosi limitata la società appellante prospettare un mero rinvio per relationem all’atto introduttivo del giudizio.

Con la seconda censura si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 47 per avere la C.T.R. ritenuto illegittime le cartelle esattoriali perchè emesse in data successiva alle ordinanze che avevano sospeso l’esecutività degli avvisi di accertamento, mentre sostiene parte ricorrente – rimane legittima l’iscrizione a ruolo e la conseguente emissione delle cartelle esattoriali, purchè non si proceda a riscossione coattiva, non imponendo la norma richiamata che, in presenza di ordinanza di sospensione, vengano stornate l’iscrizione e la cartella.

Con l’ultimo motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 47 per non avere la C.T.R. considerato che, a seguito della sentenza di rigetto del ricorso introduttivo, gli effetti della sospensione cessavano ope legis con effetto ex (une per cui la stessa non avrebbe dovuto in presenza dell’operatività della stessa dichiarare l’illegittimità dell’operato dell’ufficio.

Il primo motivo è infondato.

Dall’esame degli atti permesso a questa Corte, trattandosi di denuncia di vizio in procedendo, risulta effettivamente, come evidenziato da parte ricorrente, che la società nell’atto di appello ha censurato soltanto la pronuncia di inammissibilità e nulla ha specificamente ripetuto per quanto atteneva alle doglianze di merito.

La proposizione dell’impugnativa sull’unica questione esaminata dal giudice di primo grado, peraltro, unica pronuncia impugnabile, non può, nella specie, essere interpretata come rinuncia delle domande non riproposte.

Questo Collegio non ignora che è principio consolidato di questa Corte che le domande non esaminate perchè ritenute assorbite, pur non potendo costituire oggetto di motivo d’appello, devono comunque essere riproposte ai sensi dell’art. 346 c.p.c.; tuttavia, nella specie, l’impugnazione della decisione in ordine all’inammissibilità del ricorso deve comunque ritenersi quale manifestazione di volontà di proseguire nel giudizio con implicita riproposizione della domanda principale, volontà, peraltro, anche chiaramente espressa con l’esplicito rinvio al ricorso introduttivo, eseguito nelle conclusioni dell’atto di appello, non avendo altrimenti alcuna valida e concreta ragione la sola impugnativa della questione preliminare di rito, come, peraltro, osservato da questa stessa Corte con la sentenza n. 12092 del 2004, con la quale ha espresso il seguente principio: “Ancorchè il richiamo per “relationem” a precedenti scritti difensivi non sia compatibile con l’onere di specificazione dei motivi di appello imposto dall’art. 342 cod. proc. civ., tuttavia detto richiamo deve ritenersi consentito allorchè l’impugnazione investa una pronuncia per motivi di rito che abbia negato il diritto alla pronuncia di merito, poichè dall’accoglimento dell’impugnazione discenderebbe l’integrale devoluzione al giudice dell’appello del compito di decidere su tutte le questioni dedotte nel giudizio di primo grado”.

Conseguentemente, deve affermarsi che legittimamente la C.T.R., una volta dichiarato ammissibile il ricorso introduttivo, ne abbia esaminato e deciso il merito.

Occorre esaminare in precedenza il terzo motivo, data la pregiudizialità logica dello stesso rispetto al secondo.

Il motivo e fondato.

E’ incontroverso tra le parti che le cartelle esattoriali, emesse dopo l’ordinanza di sospensione della C.T.P., sono state oggetto di sospensiva anche con provvedimento della stessa Agenzia delle entrate, provvedimento revocato solo a seguito della sentenza di primo grado. Dato il carattere meramente consequenziale della cartella esattoriale rispetto agli avvisi di accertamento, una volta che il ricorso avverso l’atto impositivo sia stato rigettato è indifferente, ai fini della sospensione che esse siano state o meno oggetto d’impugnazione, essendo la loro validità ed esente da registrazione efficacia condizionata alla legittimità degli avvisi stessi, salvo l’esistenza di vizi propri della cartella stessa.

Ciò premesso, la C.T.R. non avrebbe dovuto annullare le cartelle perchè dal momento del rigetto del ricorso, la sospensiva era venuta meno con efficacia ex tunc, con conseguente nuova efficacia delle cartelle e la pronuncia di annullamento delle stesse appare inutiliter data.

L’accoglimento del secondo motivo rende superfluo l’esame della terza censura che può dichiararsi assorbita.

Conclusivamente, va accolto il terzo motivo, respinto il primo ed assorbito il secondo, e, cassata la sentenza impugnata in relazione alla censura accolto, la causa va rinviata per un nuovo esame ad altra sezione della C.T.R. del Piemonte. La stessa C.T.R. si occuperà anche del governo delle spese di questa fase di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il terzo motivo, rigetta il primo, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della C.T.R. del Piemonte.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di cassazione, sezione tributaria, il 1 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA