Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13850 del 07/07/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. VI, 07/07/2016, (ud. 11/04/2016, dep. 07/07/2016), n.13850

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5076/2015 R.G. proposto da:

G.D., c.f. (OMISSIS) – rappresentato e difeso in

virtù di procura speciale in calce al ricorso dall’avvocato

Giuseppe Di Meglio ed elettivamente domiciliato, in Roma, alla via

Porta Pinciana, n. 4, presso lo studio dell’avvocato Mario

Santaroni;

– ricorrente –

contro

T.G., C.A., CA.GI.;

– intimati –

avverso l’ordinanza del 17.11.2014 del tribunale di Napoli – sezione

distaccata di Ischia – in composizione monocratica, pronunciata

nell’ambito del procedimento iscritto al n. 936/2012 R.G.;

Udita la relazione all’udienza in Camera di consiglio dell’11 aprile

2016 del Consigliere Dott. Luigi Abete,

Lette le conclusioni del Pubblico Ministero, che ha chiesto

accogliersi il ricorso.

Fatto

MOTIVI IN FATTO E DIRITTO

Con atto in data 6.12.2012 G.D. citava a comparire innanzi al tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, T. G., C.A. e Ca.An..

Esponeva che con atto del 29.12.2011 per notar Di Maio, Ca.

G. aveva trasferito a T.G. ed C.A. il fondo agricolo sito in (OMISSIS), alla località (OMISSIS), in catasto al fol. 39, partt. 403, 25 e 26; che, sebbene i contraenti conoscessero che avesse veste di coltivatore diretto del fondo contiguo, in catasto al fol. 39, part. 32, nondimeno non avevano provveduto ad inoltrargli alcuna preventiva comunicazione ai sensi della L. n. 590 del 1965, art. 8 e succ. modif..

Chiedeva che si dichiarasse il suo diritto di riscattare il terreno oggetto del rogito Di Maio. Si costituivano i convenuti ed instavano per il rigetto dell’avversa domanda.

Eccepivano che l’attore non aveva veste di coltivatore diretto, che i fondi non erano confinanti, che già conducevano in affitto il terreno acquistato.

All’udienza del 5.6.2013, di prima comparizione delle parti e di trattazione, il giudice istruttore attendeva alla concessione dei termini di cui all’art. 183 c.p.c..

Indi, a scioglimento della riserva assunta alla successiva udienza del 17.11.2014, il g.i. rilevava ex officio che la controversia aveva ad oggetto materia per la quale era prevista la competenza funzionale della sezione specializzata agraria, revocava l’ordinanza pronunciata all’udienza precedente con cui erano stati concessi i termini di cui all’art. 183 c.p.c. e disponeva, ai sensi dell’art. 83 ter disp. att. c.p.c., trasmettersi gli atti al presidente del tribunale di Napoli per i provvedimenti di sua competenza.

Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per regolamento necessario di competenza G.D.; ha chiesto che si “annulli il provvedimento impugnato dichiarando che il processo di cui in premessa deve essere trattato innanzi al Giudice monocratico della Sezione Distaccata di Ischia” (così ricorso, pag. 19); con il favore delle spese da attribuirsi al difensore anticipatario.

T.G., C.A. e Ca.Gi. non hanno depositato scritti difensivi.

Il pubblico ministero, giusta la previsione dell’art. 380 ter c.p.c., ha formulato conclusioni scritte.

Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 38 c.p.c..

Deduce che ai sensi dell’art. 38 c.p.c., l’incompetenza per materia può esser rilevata anche d’ufficio non oltre tuttavia l’udienza ex art. 183 c.p.c., di prima comparizione delle parti e di trattazione;

che viceversa nel caso di specie all’udienza ex art. 183 c.p.c., del 5.6.2013 nè il giudice aveva rilevato nè i convenuti avevano eccepito l’incompetenza ratione materiae; che, dunque, non vi era possibilità di rilevarla successivamente, sicchè l’ordinanza in data 17.11.2014 viola il disposto dell’art. 38 c.p.c..

Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 29 del 1990, art. 9.

Deduce che in ogni caso la controversia esula dalla competenza della sezione specializzata agraria del tribunale di Napoli; che infatti, ai sensi della L. n. 29 del 1990, art. 9, la competenza delle sezioni specializzate agrarie è circoscritta alle controversie “che devono accertare la sussistenza di un contratto agrario per una espressa domanda formulata in tale senso” (così ricorso, pag. 14); che, di contro, nel caso de quo egli ricorrente ha proposto azione di riscatto ed i convenuti, a loro volta, hanno eccepito l’inammissibilità a vario titolo della domanda attorea senza propone alcuna domanda riconvenzionale; che, inoltre, il giudice non ha tenuto conto che i convenuti in data 3.11.2014 avevano espressamente dichiarato di non volersi avvalere del presunto contratto agrario del 2001, registrato in data 19.11.2012.

Con il terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 83 ter disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 50 c.p.c..

Deduce che nessun margine vi è per applicare l’art. 83 ter disp. att. c.p.c., giacchè tale disposizione “inerisce esclusivamente al criterio di distribuzione delle cause nell’ambito del circondario del Tribunale fra le varie sue sezioni, senza che vi sia riferimento alcuno alla competenza in materia agraria” (così ricorso, pag. 17).

Il ricorso è fondato e meritevole di accoglimento.

E’ sufficiente il riferimento all’insegnamento di questa Corte alla cui stregua, ai sensi dell’art. 38 c.p.c., l’incompetenza per materia, al pari di quella per valore e per territorio nei casi previsti dall’art. 28 del codice di rito, è rilevata, anche d’ufficio, non oltre la prima udienza di trattazione, la quale, nel rito ordinario, si identifica con l’udienza di cui all’art. 183 c.p.c. (cfr. Cass. (orti) 5.3.2014, n. 5225, ove si soggiunge che, conseguentemente, il giudice non può rilevare tale incompetenza nell’ordinanza con la quale, all’esito, ovvero fuori della predetta udienza a norma dell’art. 187 c.p.c., comma 7, decida in ordine all’ammissione dei mezzi di prova; cfr. Cass. 19.2.2009, n. 4007, secondo cui l’incompetenza per materia, da qualunque causa dipenda ed al pari di quella per valore e per territorio nei casi previsti dall’art. 28 c.p.c., deve essere eccepita o rilevata, anche d’ufficio, ai sensi dell’art. 38 c.p.c., comma 1 (nel testo introdotto dalla L. n. 353 del 1990, art. 4, in vigore dal 30.4.1995) non oltre la prima udienza di trattazione; ne consegue che, in difetto, diviene insindacabile e irretrattabile la competenza del giudice dinnanzi a cui l’incompetenza non sia stata eccepita o rilevata).

Su tale scorta si evidenzia nel caso di specie che, siccome si evince dalla stessa ordinanza impugnata, l’incompetenza ratione materiae è stata rilevata tardivamente, allorchè la prima udienza di trattazione ex art. 183, era già stata celebrata in data 5.6.2013;

che, del resto, il giudice unico (precedente) aveva accordato i termini di cui all’art. 183 c.p.c., comma 6, tant’è che (il giudice unico successivo) ha poi revocato la precedente ordinanza.

Il buon esito del rilievo di cui al “prevalente ed assorbente motivo di cui al punto primo” (così ricorso, pag. 13) giustifica ex se l’annullamento dell’ordinanza impugnata, sicchè rende vana la disamina dei rilievi ulteriori.

Va pertanto dichiarata la competenza del tribunale di Napoli in composizione ordinaria. Più esattamente le parti vanno rimesse dinanzi alla sezione distaccata di Ischia (del tribunale di Napoli) innanzi alla quale il giudizio era stato “incardinato”. Con la statuizione definitiva si provvederà alla regolamentazione delle spese del presente giudizio.

Il ricorso è da accogliere. Non sussistono, perciò, i presupposti perchè, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (comma 1 quater introdotto della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), il ricorrente sia tenuto a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma dell’art. 13, comma 1 bis del medesimo D.P.R..

PQM

La Corte accoglie il ricorso, annulla l’ordinanza del 17.11.2014 del tribunale di Napoli – sezione distaccata di Ischia – in composizione monocratica, pronunciata nell’ambito del procedimento iscritto al n. 936/2012 R.G.; rimette le parti dinanzi alla sezione distaccata di Ischia del tribunale di Napoli anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – Sottosezione 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 11 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA