Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1384 del 19/01/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 1384 Anno 2018
Presidente: BRONZINI GIUSEPPE
Relatore: DE MARINIS NICOLA

SENTENZA
sul ricorso 23146-2012 proposto da:
BALDONI ANDREA C.F. BLDNDRO8C71A271K, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA PIEMONTE 32, presso lo
studio dell’avvocato GIUSEPPE SPADA, rappresentato e
difeso dall’avvocato MAURO BUONTEMPI, giusta delega
in atti;
– ricorrente –

2017
3502

contro

DAL MONTE AUGUSTO S.N.C., in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 94, presso lo studio

Data pubblicazione: 19/01/2018

dell’avvocato GIOVANNA FIORE, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato STEFANO GALEAZZI,
giusta delega in atti;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 817/2012 della CORTE D’APPELLO

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 19/09/2017 dal Consigliere Dott. NICOLA
DE MARINIS;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PAOLA MASTROBERARDINO che ha concluso
per inammissibilità in subordine rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato FIORE GIOVANNA.

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di ANCONA, depositata il 17/08/2012 R.G.N. 629/2011;

FATTI DI CAUSA
Con sentenza del 17 agosto 2012, la Corte d’Appello di Ancona,
confermava la decisione resa dal Tribunale di Ancona e rigettava la
domanda proposta da Andrea Baldoni nei confronti della s.n.c. Dal
Monte Augusto, avente ad oggetto il riconoscimento della natura
subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti e la condanna
della Società all’applicazione del relativo trattamento o, in subordine, la
condanna della stessa al pagamento di una somma pretesa a saldo del
corrispettivo spettante gli in qualità di agente, nonché il riconoscimento
del diritto al risarcimento del danno per l’infortunio occorsogli.
La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto
non provata la subordinazione, per essere non decisivi gli indicati
elementi di incompatibilità con il rapporto di agenzia formalmente
concluso tra le parti e del tutto generiche le allegazioni e le prove
offerte con riguardo sia alla pretesa creditoria maturata come agente,
sia al risarcimento del danno da infortunio.
Per la cassazione di tale decisione ricorre il Baldoni, affidando
l’impugnazione a quattro motivi, poi illustrati con memoria, cui resiste,
con controricorso, la Società.

RAGIONI DELLA DECISIONE
Con i quattro motivi di impugnazione, trattati unitariamente per quanto
rubricati separatamente con riferimento, il primo, alla violazione e falsa
applicazione degli artt. 2094 e 2697 c.c., il secondo alla violazione e
falsa applicazione dell’art. 51 TUIR e 2697 c.c., il terzo, alla violazione e
falsa applicazione dell’art. 434 c.p.c. e 2697 c.c., il quarto, al vizio di
omessa o insufficiente motivazione, il ricorrente lamenta da parte della
Corte territoriale la superficialità nella valutazione, se non il
travisamento, delle allegazioni e del materiale probatorio offerto a
sostegno della pretesa natura subordinata del rapporto di lavoro
intercorso con la Società odierna resistente, cui riconduce,
configurandolo come error in procedendo, la mancata ammissione per

,

genericità dei mezzi istruttori richiesti e l’erroneità del giudizio espresso
in ordine alla qualificazione del rapporto.
I quattro motivi già trattati unitariamente dal ricorrente devono ritenersi
infondati, non avendo il ricorrente, neppure in questa sede, dissipato le
incertezze che connotavano la sua originaria prospettazione in fatto e
che sono alla base delle scelte processuali e sostanziali operate dalla

Corte medesima aveva correttamente ritenuto la rilevanza essenziale ai
fini dell’accertamento istruttorio e della successiva decisione, dati, l’uno,
dall’essere o meno lo svolgimento stesso dell’attività di vendita affidata
al ricorrente, aldilà delle modalità e dei mezzi della sua esecuzione,
rimessa alla libera iniziativa del medesimo, l’altro, dall’essere o meno la
remunerazione di tale attività, che, per ammissione dello stesso
ricorrente, il quale non a caso lo rivendica in via subordinata, vedeva
accompagnarsi ad un emolumento fisso (che ben poteva risolversi in un
mero anticipo provvigionale) un compenso a provvigione, commisurata
al volume delle vendite realizzato.
Il ricorso va dunque rigettato.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento
delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in euro
200,00 per esborsi ed euro 5.000,00 per compensi, oltre spese generali
al 15% ed altri accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 19 settembre 2017.

Corte territoriale, restando ancora oscuri gli elementi di fatto di cui la

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