Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13839 del 20/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 20/05/2021, (ud. 12/02/2021, dep. 20/05/2021), n.13839

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3615-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore

p.t., dom.to in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI, n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– ricorrente –

contro

P.Z. S.R.L., in persona del legale rappresentante p.t., elett.te

dom.to in NICOSIA, alla VIA NAZIONALE, n. 7, presso lo studio del

Dott. LUIGI BELLETTATI;

– intimata –

avverso la sentenza n. 161/21/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della REGIONE SICILIANA, sez. st. di CALTANISSETTA,

depositata il 09/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/2/2021 dal Consigliere Dott. GIAN ANDREA CHIESI.

 

Fatto

OSSERVATO

che l’Ufficio notificò alla P.Z. S.R.L. A SOCIO UNICO un avviso di accertamento per riprese I.R.P.E.G., I.V.A. ed I.R.A.P., oltre interessi e sanzioni pecuniarie, conseguenti all’ascrizione alla contribuente, esercente l’attività di commercio all’ingrosso di generi alimentari, di un maggior reddito di impresa relativo all’anno di imposta 1999, per effetto dell’applicazione di una percentuale di ricarico pari al 28,42% rispetto al costo di vendita dichiarato dalla contribuente medesima;

che la P.Z. S.R.L. impugnò detto provvedimento innanzi alla C.T.P. di Enna la quale, con sentenza n. 533/1/09, accolse parzialmente il ricorso, rideterminando – in riduzione – la percentuale di ricarico nella misura del 23%;

che tale sentenza fu appellata dalla P.Z. S.R.L., innanzi alla C.T.R. della Regione Siciliana, sez. St. di Caltanisetta, la quale, con sentenza n. 161/21/2013, depositata il 9.12.2013, accolse il gravame ed annullò l’avviso di accertamento impugnato osservando – per quanto in questa sede ancora interessa come l’Ufficio, anzichè porre a base dell’accertamento l’inventario generale delle merci, sul quale poi calcolare la percentuale di ricarico, “aveva utilizzato il metodo a campione (considerando solo taluni prodotti), col risultato conseguente di una percentuale nettamente divergente da quella corretta”;

che avverso tale sentenza l’AGENZIA DELLE ENTRATE ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi. E’ rimasta intimata la P.Z. S.R.L..

Diritto

CONSIDERATO

che con il primo motivo la difesa della ricorrente si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), della nullità della sentenza impugnata per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 59, comma 2, per non avere la C.T.R. – una volta affermata l’erroneità del criterio adottato dall’Ufficio – (ri)determinato la percentuale di ricarico da applicare nel caso concreto;

con il secondo motivo parte ricorrente si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), della violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, nonchè degli artt. 2697 e 2729 c.c., per avere la C.T.R. ritenuto illegittimo il calcolo della percentuale di ricarico operato dall’Ufficio e la conseguente rideterminazione del reddito ascritto alla contribuente, in assenza di prova, da parte di quest’ultima (sulla quale grava il relativo onere), della mancanza di un’evasione di imposta;

ritenuto, tuttavia, che il ricorso vada dichiarato inammissibile, per non avere l’AGENZIA DELLE ENTRATE depositato la cartolina di ritorno della notifica eseguita a mezzo posta nei confronti della P.Z. e, al contempo, per essere rimasta questa intimata;

che le Sezioni Unite hanno infatti chiarito che la produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale, ai sensi dell’art. 149 c.p.c., o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 c.p.c., è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio. Ne consegue che l’avviso non allegato al ricorso e non depositato successivamente può essere prodotto fino all’udienza di discussione ex art. 379 c.p.c., ma prima che abbia inizio la relazione prevista dalla citata Disp., comma 1, ovvero fino all’adunanza della corte in camera di consiglio prevista dall’art. 380-bis c.p.c., anche se non notificato mediante elenco alle altre parti nel rispetto dell’art. 372 c.p.c., comma 2. In caso, però, di mancata produzione dell’avviso di ricevimento ed in assenza di attività difensiva dell’intimato, il ricorso per cassazione è inammissibile, non essendo consentita la concessione di un termine per il deposito e non ricorrendo i presupposti per la rinnovazione della notificazione ex art. 291 c.p.c.; tuttavia, il difensore del ricorrente presente in udienza o all’adunanza della corte in camera di consiglio può domandare di essere rimesso in termini per il deposito dell’avviso che affermi di non aver ricevuto, offrendo la prova documentale di essersi tempestivamente attivato nel richiedere all’amministrazione postale un duplicato dell’avviso stesso, secondo quanto stabilito dalla L. n. 890 del 1982, art. 6, comma 1 (Cass., Sez. U, 14.1.2008, n. 627, Rv. 600790-01. In senso conforme, più recentemente, Cass., Sez. 6-2, 12.7.2018, n. 18361, Rv. 649461-01);

che, in conseguenza, in mancanza (a) dell’avvenuto deposito dell’avviso di ricevimento della notifica del ricorso introduttivo del presente giudizio di legittimità eseguita nei confronti della P.Z., nonchè (b) della prova dell’avvenuta attivazione per ottenerne un duplicato e (c) stante l’omessa presentazione di qualsivoglia istanza di rimessione in termini ad opera della difesa dell’AGENZIA, tenuto altresì conto (d) della mancata costituzione della società contribuente, il ricorso non può che essere dichiarato inammissibile;

che nulla va disposto in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità, non essendosi la P.Z. S.R.L. costituita nè avendo svolto attività difensiva.

PQM

La Corte dichiara, per le causali di cui in motivazione, il ricorso inammissibile. Nulla in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Dà atto della insussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Civile Tributaria, il 12 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2021

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