Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13838 del 20/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 20/05/2021, (ud. 12/02/2021, dep. 20/05/2021), n.13838

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 767-2015 proposto da:

B.C. COSTRUZIONI S.P.A, in persona del legale rappresentante p.t.,

rapp. e dif., in virtù di procura speciale a margine del ricorso,

dall’Avv. PAOLO SPECIALE, unitamente al quale è elett.te dom.to in

ROMA, alla VIA POMA, n. 2, presso lo studio dell’Avv. RANIERO VALLE;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore

p.t., dom.to in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI, n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 269/03/14 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE delle MARCHE, pronunciata il 10/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/2/2021 dal Consigliere Dott. GIAN ANDREA CHIESI.

 

Fatto

OSSERVATO

che l’AGENZIA DELLE ENTRATE notificò alla B.C. COSTRUZIONI S.P.A. un avviso di accertamento con il quale provvide, relativamente all’anno di imposta 2004, a riprese per IRES, IRAP ed IVA, oltre alle sanzioni, a seguito dell’ascrizione alla detta società di maggiori ricavi conseguenti alla sottofatturzione dei prezzi di vendita di n. 11 immobili in (OMISSIS);

che la contribuente impugnò detto avviso innanzi alla C.T.P. di Ancona che, con sentenza 19/3/09 accolse il ricorso;

tale decisione fu appellata dall’AGENZIA DELLE ENTRATE innanzi alla C.T.R. delle Marche che, con sentenza n. 269/03/14, pronunciata il 10.6.2014, in riforma integrale della gravata sentenza accolse il gravame, osservando – per quanto n questa sede ancora interessa – come, da un lato, (a) l’accertamento (di carattere analitico-induttivo) condotto nei confronti della contribuente non fosse basato unicamente sullo scostamento dal “valore normale” degli immobili in questione quanto, al contrario, su plurimi elementi e, dall’altro, come (b) la C.T.P. avesse “radicalmente dequotato ai fini probatori senza che, peraltro, la relativa motivazione poggiasse sulla verifica di dati documentali – l’indizio, sicuramente grave, rappresentato dalle numerose incongruenze rilevate tra i corrispettivi da compravendita (indicati in fattura) e l’importo dei mutui erogati da istituti di credito”, oltre a non avere valutato (c) la documentazione extracontabile rinvenuta, donde emergerebbe la realizzazione di migliorie per ciascun immobile compravenduto, senza un corrispondente aumento del prezzo di vendita, nè, ancora, (d) la posizione degli immobili in questione, ubicati in zona qualificata come semicentrale;

che avverso tale sentenza la B.C. COSTRUZIONI S.P.A. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, illustrato da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c.. Si è costituita, con controricorso, l’AGENZIA DELLE ENTRATE.

Diritto

CONSIDERATO

che con il primo motivo la difesa della B.C. COSTRUZIONI si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), della violazione e falsa applicazione del D.L. n. 223 del 2006, art. 35, commi 2, 3 e 23-bis, per avere la C.T.R. erroneamente individuato nella differenza tra il mutuo erogato in favore di ciascuno degli acquirenti ed il saldo dagli stessi corrisposto in favore della B.C. medesima, il maggior reddito da questa conseguito per ciascuna compravendita, alla luce degli importi già versati a titolo di acconto;

che il motivo è inammissibile e, comunque, infondato;

che, premesso che la censura non si confronta con la ratio decidendi della decisione impugnata (la quale non fa alcun riferimento, ai fini della esatta determinazione del valore di vendita degli immobili, al comma 23-bis cit., – nè, a ben vedere, avrebbe potuto, stante la sopravvenuta abrogazione della presunzione legale ivi contenuta ad opera della L. n. 88 del 2009, art. 24, comma 5), va in ogni caso evidenziato come il mezzo di censura sia: a) manchevole di interesse, considerato che il “delta” di differenza predetto rappresenta solo uno dei plurimi elementi sulla cui base la C.T.R. ha ritenuto di confermare la bontà dell’accertamento compiuto dall’Ufficio quanto alla sottofatturazione contestata dalla B.C.; b) comunque infondato nel merito, giacchè proprio con riferimento alla rettifica dei corrispettivi dichiarati nel settore immobiliare, questa Corte ha in più occasioni sostenuto che lo scostamento tra l’importo dei mutui ed i minori prezzi indicati dal venditore è di per sè sufficiente a giustificare l’accertamento, non comportando ciò alcuna violazione delle norme in materia di onere probatorio (cfr., da ultimo, Cass.,

Sez. Cass., sez. 5, 28.1.2021, n. 1896, non massimata; Cass., Sez. 5, 15.3.2017, n. 6736, Rv. 643594-01). Orbene pare perfino superfluo evidenziare – in ciò condividendosi il ragionamento dei giudici di appello – che gli acconti versati dall’acquirente anteriormente al conseguimento del mutuo concorrono, unitamente al valore di questo, a definire l’importo del complessivo spostamento patrimoniale dall’acquirente verso il venditore per la singola operazione negoziale posta in essere;

che con il secondo motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), la errata e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., per non avere la C.T.R. considerato che l’Ufficio non aveva contestato che il prezzo di vendita (e, dunque, il valore) degli immobili non fosse da rapportarsi all’anno (2004) di stipula dell’atto pubblico di compravendita, ma dovesse essere retrodatato di dodici o ventiquattro mesi, in considerazione della circostanza che i manufatti oggetto di verifica erano stati tutti prenotati nel 2002 e nel 2003;

che il motivo è inammissibile;

che premesso che la “non contestazione” (a) ha per oggetto fatti storici sottesi a domande ed eccezioni dei quali la parte cui il comportamento processuale è ascritto abbia la disponibilità e (b) non può riguardare questioni o argomentazioni (cfr. Cass., Sez. 6-1, 6.9.2019, n. 22397, Rv. 655413-01), nè (c) il contenuto di documenti (Cass., Sez. 3, 8.2.2018, n. 3022, Rv. 647939-01) – e già tanto basterebbe alla declaratoria di inammissibilità del motivo in questione, considerato che la determinazione del prezzo di acquisto degli immobili contenuta nei preliminari di vendita, riguardando res inter alios acta, esula dalla sfera di disponibilità dell’Ufficio – osserva in ogni caso la Corte come, a tutto volere ed anche diversamente opinando, il mezzo si appalesa inammissibile anche sotto altro profilo, giacchè il motivo di ricorso per cassazione con il quale si intenda denunciare l’omessa considerazione, nella sentenza impugnata, della prova derivante dalla assenza di contestazioni della controparte su una determinata circostanza, deve indicare specificamente – ciò che, nella specie, invece, difetta (cfr. l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), – il contenuto della comparsa di risposta avversaria e degli ulteriori atti difensivi, evidenziando in modo puntuale la genericità o l’eventuale totale assenza di contestazioni sul punto (Cass., Sez. 6-3, 22.5.2017, n. 12840, Rv. 644383-01);

che con il terzo motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), l’omesso esame circa un fatto decisivo e, in specie, avuto riguardo alla circostanza – esclusa dalla C.T.R. e confermativa di un corrispettivo “in nero” – per cui le migliorie apportate ai singoli immobili compravenduti sarebbero state pagate dagli acquirenti;

che il motivo è inammissibile;

che, premesso che dalla lettura della motivazione della impugnata decisione si evince che la documentazione extracontabile fu esaminata dalla C.T.R. e che da essa contrariamente all’assunto della difesa di parte ricorrente – è emersa la mancata imputazione, ai venditori, di costi aggiuntivi per le migliorie realizzate, va in ogni caso evidenziato che la difesa della B.C. non ha trascritto (ai fini della specificità del motivo, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), il

contenuto di siffatta documentazione, richiamata genericamente alla p. 12 del ricorso, nè ha comunque indicato – salvo un generico richiamo al contenuto del ricorso introduttivo del primo grado (cfr. la p. 12, prime quattro righe e secondo cpv., del ricorso) – se e come la questione fu concretamente posta in prime come in seconde cure (cfr., ex multis, Cass., Sez. 5, 21.5.2019, n. 13625, Rv. 653996-01, per cui, qualora il ricorrente, in sede di legittimità, denunci l’omessa valutazione di prove documentali, per il principio di autosufficienza ha l’onere non solo di trascrivere il testo integrale, o la parte significativa del documento nel ricorso per cassazione, al fine di consentire il vaglio di decisività, ma anche di specificare gli argomenti, deduzioni o istanze che, in relazione alla pretesa fatta valere, siano state formulate nel giudizio di merito, pena l’irrilevanza giuridica della sola produzione, che non assicura il contraddittorio e non comporta, quindi, per il giudice alcun onere di esame, e ancora meno di considerazione dei documenti stessi ai fini della decisione);

che con il quarto ed ultimo motivo, infine, parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), l’omesso esame di un fatto decisivo, avuto riguardo alla localizzazione, ai fini della determinazione del valore delle compravendite, in zona periferica dei lotti ove si è sviluppato l’intervento edilizio;

che il motivo è inammissibile;

che emerge, infatti, dalla lettura della impugnata decisione che la C.T.R. ebbe ad esaminare espressamente la questione, peraltro motivatamente collocando gli immobili per cui è causa, sulla base della loro ubicazione “nella zona sud di (OMISSIS) non lontana dal centro cittadino” in “zona semicentrale, in base alla quotazione media della Borsa Immobiliare dell’Adriatico” (cfr. p. 3, terzultimo cpv. della motivazione): con il che il motivo finisce per risolversi in una – inammissibile, in questa sede rivalutazione dell’accertamento di fatto compiuto dai giudici di appello;

Ritenuto, in conclusione, che il ricorso vada rigettato, con la condanna della B.C. COSTRUZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso. Per l’effetto, condanna la B.C. COSTRUZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento, in favore dell’AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 5.600,00 (cinquemilaseicento/00), oltre spese prenotate a debito.

Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della B.C. COSTRUZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Civile Tributaria, il 12 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2021

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