Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13836 del 07/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 07/07/2016, (ud. 08/03/2016, dep. 07/07/2016), n.13836

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22725/2014 proposto da:

Z.G., elettivamente domiciliata in ROMA, P.LE DELLE

BELLE ARTI 8, presso lo studio dell’avvocato ANTONINO PELLICANO’,

che la rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente

avverso il decreto n. 699/2013 R.E.R. della CORTE D’APPELLO di

CATANZARO del 23/01/2014, depositato il 13/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza

dell’08/03/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ELISA PICARONI;

udito l’Avvocato Antonino Pellicanò difensore della ricorrente che

si riporta agli scritti.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, con ricorso alla Corte d’appello di Catanzaro, Z. G. chiedeva la condanna del Ministero della giustizia per l’irragionevole durata del giudizio introdotto con ricorso al Pretore del Lavoro di Palmi dell’11 aprile 2004, e concluso in sede di rinvio con sentenza del 21 marzo 2012;

che il Consigliere designato rigettava il ricorso, ritenendo insussistente il danno in considerazione sia del valore esiguo della causa di cui al giudizio presupposto – pari ad Euro 1.384,46 -, sia perchè il diritto della ricorrente all’adeguamento dell’indennità di disoccupazione agricola era stato riconosciuto con la sentenza di primo grado, in un tempo di poco superiore ai tre anni, e il giudizio era proseguito soltanto per le spese legali;

che la Corte d’appello, adita ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 5-ter, con Decreto 13 febbraio 2014 rigettava l’opposizione, rilevando che il diritto vantato dalla ricorrente era stato riconosciuto con statuizione sulla quale si era formato il giudicato in un tempo di poco superiore ai tre anni, mentre il giudizio era proseguito solo per le spese legali, anch’esse peraltro di valore irrisorio;

che per la cassazione del decreto Z.G. ha proposto ricorso sulla base di due motivi;

che l’intimato Ministero resiste con controricorso;

che la ricorrente ha depositato memoria in prossimità dell’udienza.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;

che con il primo motivo è dedotta violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 2-ter, art. 2-bis, comma 2, lett. d) e art. 4, nonchè difetto assoluto di motivazione, e si contesta la valutazione del giudizio presupposto effettuata dalla Corte d’appello in quanto contrastante con il principio di unitarietà del procedimento, evidenziandosi inoltre che non poteva ritenersi formato il giudicato sulla sentenza di primo grado, che aveva riconosciuto il diritto della ricorrente, a fronte della proposizione di appello, sia pure circoscritto alla pronuncia sulle spese, in quanto quest’ultima costituisce un elemento essenziale della sentenza;

con il secondo motivo è dedotto vizio di motivazione, in assunto contraddittoria e comunque erronea, nella parte in cui la Corte d’appello ha evidenziato che le spese del giudizio presupposto erano state distratte a favore del procuratore, trattandosi di affermazione priva di reale significato in quanto, ai sensi dell’art. 93 c.p.c., comma 2, la distrazione non esonera la parte dall’obbligo di corrispondere all’avvocato le spese non conseguite;

che l’affermazione era sintomatica della grave incoerenza del ragionamento seguito dalla Corte d’appello allo scopo di valorizzare la distinzione tra i due capi della domanda;

che le doglianze sono fondate;

che questa Corte ha già affrontato questioni analoghe a quelle in esame (ex plurimis, Cass., sez. 6-2, sentenza n. 24681 del 2015;

sentenza n. 11936 del 2015), e, previa ricognizione del quadro normativo interno e sovranazionale e della propria giurisprudenza, ha affermato, nell’ordine: a) che l’equo indennizzo da irragionevole durata del processo, di regola escluso quando l’entità economica della pretesa azionata nel giudizio presupposto sia inferiore ad euro 500,00, deve essere riconosciuto quando, a prescindere dal valore della pretesa, la controversia di cui al giudizio presupposto abbia natura assistenziale-previdenziale, come tale non irrilevante nella vita della parte ricorrente; b) che il giudizio presupposto deve essere valutato, anche ai fini della domanda di equa riparazione, nella sua unitarietà, con la conseguenza che è irrilevante se la prosecuzione di tale giudizio nei gradi successivi al primo sia stata determinata dalla definizione di questioni afferenti esclusivamente il profilo delle spese di lite, essendo tale profilo necessariamente concorrente al raggiungimento del risultato complessivo conseguito dalla parte processuale;

che, nel caso in esame, la Corte d’appello ha motivato il rigetto della domanda di equa riparazione con argomenti che non tengono conto dei principi richiamati;

che pertanto il decreto impugnato deve essere cassato, con rinvio alla Corte d’appello di Catanzaro che, in diversa composizione, procederà ad un nuovo esame della domanda e alla regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’appello di Catanzaro, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 8 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2016

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