Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13835 del 20/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 20/05/2021, (ud. 12/02/2021, dep. 20/05/2021), n.13835

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19618/2014 R.G. proposto da:

S.G., elettivamente domiciliato in Roma, via Barberini

n. 47, presso lo studio dell’Avv. Maria Lucrezia Turco, dalla quale,

unitamente all’Avv. Giuseppa Maria Teresa Lamicela, è rappresentato

e difeso, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 387/14 della Commissione tributaria regionale

della Lombardia, depositata il 23 gennaio 2014.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 12 febbraio

2021 dal Consigliere Raffaele Rossi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. A seguito di verifica contabile condotta attraverso l’invio di un questionario al contribuente, l’Agenzia delle Entrate procedeva, con metodo sintetico ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, alla rettifica del reddito complessivo di S.G. per l’anno d’imposta 2006.

In specie, l’Ufficio acclarava in capo al contribuente la disponibilità di quattro immobili pervenuti per successione, considerati come residenze secondarie, oltre ad un immobile (della superficie di mq 262) adibito a casa di abitazione e gravato di un mutuo con rate in corso, il possesso di due autovetture, l’avvenuto smobilizzo di fondi di investimento, esborsi per retribuire una collaboratrice domestica; individuato l’importo reddituale attribuito ai singoli beni come indice di ricchezza in applicazione del c.d. redditometro, determinava il maggior reddito percepito ai fini IRPEF e recuperava a tassazione l’imposta non versata, maggiorata di sanzioni ed interessi.

2. L’impugnativa del contribuente avverso il relativo avviso di accertamento veniva disattesa in ambedue i gradi di merito.

3. Avverso la sentenza resa in appello dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia (n. 387/2014 del 23 gennaio 2014), ricorre per cassazione S.G., affidandosi a quattro motivi; resiste, con controricorso, l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo motivo, si denuncia nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., ed omessa pronuncia su plurimi motivi di appello, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4: la sentenza gravata non avrebbe esaminato contestazioni sulla legittimità dell’atto impositivo (in specie, per errata valutazione dei beni indice) sollevate dal contribuente con l’atto di impugnazione.

2. Con il secondo motivo, per violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, del D.M. 10 settembre 1992, e della L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 13, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si lamenta l’erroneità del criterio di valorizzazione dell’immobile principale, essendo stata considerata la superficie lorda in luogo di quella (minore) convenzionale.

3. Con il terzo motivo, ancora per violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si assume l’illegittimo apprezzamento quale incremento patrimoniale degli esborsi sopportati per la ristrutturazione della casa di abitazione, ciò comportando una duplicazione degli elementi rilevanti per la determinazione del reddito, per essere a tal fine ed ex se già considerato l’immobile principale.

4. Con il quarto motivo, in via subordinata rispetto alle precedenti doglianze, si deduce, in violazione del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 12, comma 5, l’omessa applicazione del principio della continuazione ai fini del computo della sanzione pecuniaria irrogata, per effetto della emissione di distinti avvisi di accertamento per ciascun periodo di imposta oggetto di verifica.

5. E’ fondata la prima censura, con assorbimento delle altre.

Essa è, in primo luogo, formulata nel rispetto del principio di autosufficienza: nel ricorso introduttivo sono infatti riprodotte, per trascrizione delle parti salienti e con puntuale richiamo (inclusivo della collocazione nel fascicolo) ai relativi atti processuali, le ragioni poste a suffragio dell’appello, cioè a dire i vizi di illegittimità dell’atto impositivo asseritamente mal apprezzati dal giudice di prime cure.

A tali contestazioni, concernenti l’idoneità degli elementi addotti dall’A.F. a fondamento della rideterminazione in via sintetica del reddito ed astrattamente idonee ad inficiarne (perlomeno, sotto il profilo del quantum) la legittimità, era necessario che, sia pure in maniera concisa o per implicito, la Corte territoriale fornisse risposta.

Per contro, la disamina dei motivi di appello risulta del tutto mancante nella pronuncia gravata: priva finanche di una sommaria esposizione del contenuto dell’atto di impugnazione, essa si risolve nella mera enunciazione di considerazioni astratte e generali sulla modalità di accertamento a mezzo del c.d. redditometro e dei principi di diritto enucleati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di riparto dell’onere della prova nelle relative controversie.

Affermazioni indefinite e svincolate dall’oggetto specifico del gravame, non corredate dall’individuazione (nemmeno generica) degli strumenti asseverativi valutati o dall’indicazione delle circostanze di fatto fondanti il convincimento raggiunto: un percorso argomentativo in buona sostanza insignificante, siccome astrattamente idoneo ad attagliarsi a qualsivoglia controversia in materia di accertamento sintetico, con l’effetto di rendere la motivazione espressa puramente figurativa e di disvelare la radicale omissione delle allegazioni difensive e degli elementi di prova dedotti dall’appellante.

6. Accolto il ricorso per quanto sopra, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, cui è demandata anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Quinta Sezione Civile, il 12 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA