Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1383 del 19/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 19/01/2017, (ud. 26/10/2016, dep.19/01/2017),  n. 1383

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27996/2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, C.F. (OMISSIS), in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

N.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE ROBERTO

ARDIGO’, 30, presso lo studio dell’avvocato BARBARA TANGARI,

rappresentato e difeso dall’avvocato CARMELO DI PAOLA, giusta

procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso il provvedimento n. 430/34/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI PALERMO – SEZIONE DISTACCATA DI CATANIA, emessa il

10/07/2013 e depositata il 09/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO MOCCI;

udito l’Avvocato Carmelo Di Paola, per il controricorrente, che

insiste per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., delibera di procedere con motivazione sintetica ed osserva quanto segue.

L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia, che aveva rigettato l’appello della stessa Agenzia contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Ragusa. Quest’ultima aveva parzialmente accolto l’opposizione di N.R. nei confronti dell’avviso di accertamento, con il quale era stata determinata la plusvalenza di Euro 276.969,00 a seguito della vendita di un terreno edificabile, riducendo la stessa plusvalenza ad Euro 2.405,49.

Nella decisione impugnata, la CTR osservava che la decisione gravata era sufficientemente e correttamente motivata e che l’Ufficio avrebbe dovuto astenersi dal presentare appello senza indicare i motivi specifici d’impugnazione.

Ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, affidandosi a due motivi.

Con la prima censura, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 67 e del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 43, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Assume che la fattispecie imponibile presupporrebbe la realizzazione di una plusvalenza conseguente all’effetto traslativo, sicchè la stima avrebbe dovuto essere riferita alla data di stipulazione del contratto definitivo e non a quello preliminare.

Con la seconda censura, l’Agenzia denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. Infatti, la CTR si sarebbe limitata a richiamare la decisione di primo grado, senza tenere conto dell’ammissibilità del gravame dell’Ufficio, laddove aveva espressamente e motivatamente contestato l’affermazione che il momento impositivo coincidesse con la stipula del preliminare di vendita.

L’intimato ha resistito, deducendo l’inammissibilità del ricorso giacchè avrebbe richiesto una nuova valutazione di fatto e giacchè la statuizione sul valore del terreno non sarebbe stata oggetto di gravame – e comunque la sua infondatezza.

Il ricorso è inammissibile.

Rispetto ad entrambe le censure, giova osservare quanto segue.

Nella sentenza della CTR e con riguardo alla parte narrativa, si fa un unico riferimento alla L. n. 448 del 2001, art. 7, in tema di perizia giurata. Nessun cenno riguarda il momento accertativo della stima, che pure costituisce il perno del primo motivo di ricorso. E’ dunque gioco forza concludere – anche alla luce dell’incipit della parte motiva della decisione impugnata (“ritiene che l’appello proposto dall’Ufficio, ai limiti dell’inammissibilità anche per gli insufficienti motivi di impugnazione”) – che il ricorso dell’Agenzia manchi della necessaria autosufficienza, non indicando neppure gli atti processuali ed i documenti che sarebbero stati oggetto della discussione in appello (in termini, Sez. 5, n. 23575 del 18/11/2015; Sez. 5, n. 14784 del 15/07/2015).

Analogo discorso va fatto con riguardo al secondo motivo, che risente di uguali problemi di impostazione.

Il concreto svolgimento della vicenda integra la sussistenza di gravi ed eccezionali ragioni per pervenire all’integrale compensazione delle spese di lite del giudizio.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso. Spese compensate.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 gennaio 2017

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