Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13824 del 09/06/2010

Cassazione civile sez. III, 09/06/2010, (ud. 24/02/2010, dep. 09/06/2010), n.13824

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 14789/2006 proposto da:

B.G. (OMISSIS), R.C.O.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato SPIRITO Giuseppe giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

D.N.P. (OMISSIS), M.A.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GIACOMO

PUCCINI 10, presso lo studio dell’avvocato FERRI GIANCARLO,

rappresentati e difesi dall’avvocato D’ASCOLI Antonio giusta delega a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

FONSPA CREDITO FONDIARIO ED INDUSTRIALE SPA (OMISSIS), RAIOLA SPA

(OMISSIS), FIORDALISO SRL IN LIQ.;

– intimati –

sul ricorso 16582/2006 proposto da:

CREDITO FONDIARIO E INDUSTRIALE FONSPA SPA Istituto per i

finanziamenti a medio e lungo termine società per azioni, già

CREDITO FONDIARIO società per azioni, Gruppo Credito Fondiario e

Industriale – elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VIRGILIO 8,

presso lo studio dell’avvocato CICCOTTI ENRICO, che la rappresenta e

difende giusta delega in calce al controricorso e ricorso

incidentale;

– ricorrente –

contro

D.N.P., M.A., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA GIACOMO PUCCINI 10, presso lo studio dell’avvocato FERRI

GIANCARLO, rappresentati e difesi dall’avvocato D’ASCOLI ANTONIO

giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

B.G., R.C.O., FIORDALISO S.R.L. IN

LIQUIDAZIONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 10160/2005 del TRIBUNALE di POTENZA, emessa il

4/5/2005, depositata il 28/05/2005, R.G.N. 1319/1998;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

24/02/2010 dal Consigliere Dott. MARIA MAFGHFRITA CHIARINI;

udito l’Avvocato GIUSEPPE SPIRITO;

udito l’Avvocato ENRICO CICCOTTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso previa riunione in gradato

subordine: accoglimento 1^ motivo dei due ricorsi con assorbimento

degli altri motivi; parziale accoglimento 4^ motivo ricorso

principale e rigetto e assorbimento di tutti gli altri motivi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Questa Corte con sentenza n. 7281 del 6 agosto 1997, premetteva: a) il Credito Fondiario aveva avviato, in data 16 settembre 1983 l’esecuzione per espropriazione immobiliare in danno della s.p.a.

Raiola, debitrice mutuataria con contratto del (OMISSIS); b) frattanto l’immobile era stato venduto ai coniugi M. e D. N., che il (OMISSIS) si opponevano alla vendita del bene non avendo avuto conoscenza di nessun atto del procedimento esecutivo, perchè l’ordinanza di vendita non conteneva indicazioni sull’ incanto e perchè la cancelleria dell’esecuzione non ne aveva dato pubblicità; c) il bene era aggiudicato a B. e C., in attuazione dell’ordinanza di vendita del (OMISSIS).

Quindi, in accoglimento del terzo e del quarto motivo di ricorso – con il quale ultimo veniva denunciata “la violazione e falsa applicazione degli artt. 576, 580 e 490 cod. civ., e la nullità della vendita effettuata il (OMISSIS)”, “pacifico che essa era stata effettuata nonostante l’opposizione agli atti esecutivi proposta dai ricorrenti”, cassava con rinvio la sentenza del Tribunale di Potenza del 1994 che aveva rigettato l’opposizione alla vendita suddetta sulle seguenti considerazioni: 1) nè l’ordinanza di rinvio, d’ ufficio, dell’ udienza del 5 ottobre 1992 – fissata per l’incanto – al (OMISSIS), prima udienza successiva secondo il calendario giudiziario, nè per quest’ ultima erano state effettuate le formalità di pubblicità obbligatorie (inserzione, per tre giorni consecutivi, dell’ avviso di vendita nell’albo dell’ufficio giudiziario dinanzi al quale si svolgeva il procedimento esecutivo ed inserzione dell’ avviso di vendita nel foglio degli annunzi legali della provincia: art. 576 cod. proc. civ., n. 4 e art. 490 cod. proc. civ.); 2) non applicandosi all’incanto l’art. 82 disp. att. cod. proc. civ., la vendita avvenuta il (OMISSIS) doveva esser preceduta da tali forme di pubblicità obbligatorie, la cui violazione ne comporta la nullità, tempestivamente fatta valere con l’opposizione agli atti esecutivi.

Riassunto il giudizio da D.N. e M., costoro chiedevano di dichiarare la nullità dell’aggiudicazione del marzo 1993 e del decreto di trasferimento, la restituzione del bene aggiudicato ed il risarcimento dei danni, anche per il godimento dell’immobile dal rilascio coattivo di esso.

B. e C., per l’ipotesi di nullità del decreto di trasferimento del bene a loro favore, chiedevano la rimessione del processo nella fase anteriore alla vendita e la restituzione di tutte le somme versate, anche per la procedura, e quelle corrisposte sia al creditore procedente sia, per il residuo, a D.N. e M., oltre agli interessi ed ai miglioramenti sull’immobile.

Il Credito Fondiario ed Industriale si costituiva chiedendo di respingere l’opposizione agli atti esecutivi e di confermare l’avvenuto soddisfacimento del suo credito essendo state distribuito il ricavato in mancanza di sospensione dell’esecuzione.

Con sentenza del 28 maggio 2005 il Tribunale di Potenza in sede di rinvio, respinta l’eccezione di estinzione del processo formulata dagli aggiudicatari B. e C. per esser stato riassunto il processo nei confronti della debitrice s.p.a. Raiola notificando il ricorso nel domicilio eletto anzichè nella sede legale (poichè essa nel precedente giudizio di appello era rimasta contumace – si che neppure le doveva esser notificata la riassunzione – uniformandosi al principio di diritto enunciato da questa Corte accoglieva l’opposizione agli atti esecutivi degli acquirenti del bene espropriato M.- D.N. e per l’effetto dichiarava nulli sia il provvedimento che aveva disposto il rinvio di ufficio senza previsione delle forme di pubblicità, sia il provvedimento del (OMISSIS) che ha disposto la vendita e l’aggiudicazione dell’immobile e tutti gli atti conseguenti e successivi quindi richiamato il principio secondo il quale non poteva adottare statuizioni diverse e autonome rispetto a quelle devolutegli, respingeva ogni altra richiesta e condannava i soccombenti alle spese.

Ricorrono per cassazione B.G. e R.C.O. cui resiste il Credito Fondiario e industriale Fonspa, che ha proposto ricorso incidentale adesivo, a cui resistono D.N. P. e M.A. che hanno altresì depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- I ricorsi vanno riuniti ai sensi dell’art. 335 cod. proc. civ..

1.1- Con il primo motivo i ricorrenti principali deducono:

“Violazione e falsa applicazione degli artt. 19, 130, 139, 141 e 145 c.p.c.. Omessa notifica dell’atto di riassunzione ad una delle parti del giudizio. Violazione e falsa applicazione degli artt. 101, 382 – Violazione delle regole sul contraddittorio. Violazione e falsa applicazione dell’art. 393 c.p.c. – Estinzione del giudizio. Omessa motivazione su un punto decisivo della controversia che la rende inidonea giustificare la decisione”.

Sia la riassunzione del giudizio di rinvio, avvenuta il 18 luglio 1998, sia la prosecuzione di esso in data 15 maggio 2004 a seguito dell’ interruzione per decesso del difensore di essi ricorrenti, sono state notificate alla s.p.a. Raiola presso la segreteria del Comune di Potenza, ma dagli atti non risulta la fonte dell’elezione di tale domicilio, mentre le notifiche vanno eseguite nella sede legale delle persone giuridiche, essendo l’elezione di domicilio istituto straordinario che la parte deve indicare per quali atti deve valere e la relativa prova spetta a colui che si avvale di tale elezione e quindi la riassunzione sia del giudizio di rinvio che di questo dopo la sua interruzione è nulla poichè la s.p.a. Raiola è parte necessaria del giudizio potendo esser soggetta ad altra procedura esecutiva non essendo stato soddisfatto il credito fondiario. Quindi, non essendo la riassunzione avvenuta entro l’anno dalla pubblicazione della sentenza di cassazione nè entro sei mesi dall’interruzione del giudizio di rinvio del 10 maggio 2004, il processo si è estinto.

Peraltro nelle more del giudizio di opposizione il processo esecutivo è stato dichiarato estinto.

Il motivo è infondato.

A norma dell’art. 392 cod. proc. civ., comma 2, la citazione in riassunzione deve esser effettuata personalmente a tutti coloro che furono parti del giudizio di cassazione e che sono litisconsorti necessari. Il debitore esecutato è inoltre litisconsorte necessario nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi e quindi la questione dell’integrità del contraddittorio è rilevabile anche di ufficio, e pur in sede di legittimità (Cass. 7213/1994, 11827/2007).

Come emerge dal controricorso la società Raiola, all’atto della stipula del contratto di mutuo fondiario con la s.p.a. Credito Fondiario, aveva eletto domicilio come è obbligatoriamente prescritto dal R.D. n. 646 del 1905, al fine di garantire e tutelare esigenze generali e pubbliche che presiedono allo svolgimento dell’attività di credito fondiario (Corte Costit. 61/1968) – tuttora applicabile anche dopo la sua abrogazione espressa ad opera del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 161, n. 1, per effetto del n. 6 del predetto articolo – presso la segreteria del Comune di Potenza, luogo del Tribunale nel cui circondario sono situati i fondi. La prova, documentale (art. 47 cod. civ.), che ivi la società ha eletto domicilio è coperta da giudicato poichè la sentenza 681/1994 che aveva dichiarato la contumacia della società Raiola a cui colà era stata notificata l’opposizione agli atti esecutivi non è stata impugnata sul punto. Pertanto, dovendosi per effetto del comma 2 dell’art. 43 del medesimo Regio Decreto nel predetto domicilio eseguirsi “ogni altro atto o sentenza, quand’ anche contumaciale”, la notifica degli atti di riassunzione della causa effettuati al domicilio eletto dalla debitrice mutuataria è conforme all’art. 125 disp. att. cod. proc. civ., u.c., e art. 141 cod. proc. civ., comma 2, ed è perciò valida.

Corretta in tali termini la motivazione in diritto del corrispondente capo della sentenza impugnata, poichè il decisum su di esso è conforme a diritto, il motivo va respinto.

2.- Con il secondo motivo i medesimi ricorrenti deducono: “Violazione e falsa applicazione di legge. Art. 384 c.p.c.. Pronunzia resa dal giudice del rinvio con violazione dei limiti posti dalla sentenza resa dalla Corte”.

La Corte di cassazione non ha dichiarato la nullità della vendita e degli atti successivi, ma soltanto inapplicabilità dell’art. 82 disp. att. cod. proc. civ., all’udienza fissata per l’incanto. Quindi il giudice del rinvio ha esteso il dictum della Corte in violazione delle regole ermeneutiche per l’interpretazione delle sentenze e perciò la vendita e gli atti successivi non erano da dichiarare nulli.

Il motivo è infondato.

Ribadito che nell’ attività di controllo della Corte di legittimità sull’uniformazione del giudice di rinvio al “dictum” enunciato dalla stessa, la precedente sentenza deve esser interpretata in relazione alla questione decisa e al contenuto della domanda proposta in giudizio dalla parte, va rilevato che questa Corte (pag. 10 della sentenza 7821/1997) ha accolto il quarto motivo del ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Potenza n. 681 del 1994 con cui D.N.P. e M.A. denunciavano la “Violazione e falsa applicazione degli artt. 576, 580 e 490 cod. proc. civ.” e “la nullità della vendita effettuata il (OMISSIS) per non esser stata preceduta da alcuna forma di pubblicità”, affermando che “le forme di pubblicità di cui all’art. 576 cod. proc. civ., n. 4 e art. 490 cod. proc. civ., sono obbligatorie nel senso che sono predisposte in funzione dell’ intrinseco carattere pubblico della vendita e che pertanto la violazione delle corrispondenti regole comporta la nullità della vendita, che deve esser fatta valere tempestivamente con l’opposizione agli atti esecutivi”.

Pertanto il giudice del rinvio, nel dichiarare la nullità anche dell’aggiudicazione per effetto dei vizi afferenti gli atti preliminari di pubblicità obbligatoria della vendita, stabilita dall’art 490 cod. proc. civ., si è conformato alla costante giurisprudenza di legittimità secondo cui la tutela accordata all’aggiudicatario dall’art. 2929 cod. civ., non è applicabile nel caso in cui la nullità degli atti anteriori alla vendita di riflette, secondo il principio codificato nell’art. 159 cod. proc. civ., comma 1, sugli atti successivi che ne dipendono, come l’aggiudicazione, atto esecutivo che con il decreto di trasferimento coattivo conclude la fase processuale della vendita (Cass. 5826/1985, 193/2003, 3970/2004).

Quindi il motivo va respinto.

3.- Con il terzo motivo i ricorrenti principali deducono: “Violazione dell’art. 92 c.p.c.”.

La Corte di cassazione ha rimesso al giudice di rinvio la regolamentazione delle spese che il Tribunale ha liquidato senza valutare se ricorrevano giusti motivi per compensarle in tutto o in parte atteso che la sentenza delle Sezioni Unite n. 11178/1995 che ha escluso l’applicabilità dell’art. 82 disp. att. cod. proc. civ., comma 2 – secondo cui se nel giorno fissato non si tiene udienza la causa si intende rinviata d’ufficio alla prima udienza di istruzione immediatamente successiva, senza necessità di avviso alle parti – è dell’ ottobre 1995, e -, cioè successiva al ricorso per cassazione, proposto allorchè vi era contrasto interpretativo sulla norma, nè gli aggiudicatari potevano supporre che l’incanto si fosse svolto senza il rispetto delle regole processuali da parte del giudice, ed il potere di condannare la parte alle spese è sindacabile se le ragioni sono illogiche.

Il motivo è infondato.

In tema di spese processuali, la statuizione sulle spese adottata dal giudice di merito è sindacabile in sede di legittimità1 nei soli casi di violazione del divieto, posto dall’art. 91 cod. proc. civ., di porre anche parzialmente le spese a carico della parte vittoriosa e questo principio è stato rispettato.

4.- Con il quarto motivo gli stessi deducono: “Violazione e falsa applicazione di legge, artt. 112 e 389 c.p.c, art. 2033 c.c., omessa pronunzia sulla domanda di restituzione”.

A norma dell’art. 389 c.p.c., al giudice di rinvio possono esser richiesti i provvedimenti restitutori e riparatori conseguenti alla cassazione della sentenza di merito e quindi, se è caducato il titolo di acquisto di un bene, colui che ne è stato privato deve esser reintegrato nell’esborso patrimoniale. Pertanto il giudice del rinvio doveva pronunziare sulla domanda di ripetizione di indebito restituendo agli aggiudicatari il prezzo versato e gli accessoria Inoltre ad essi devono esser rimborsate le spese di miglioria apportate, nella minor somma tra lo speso ed il migliorato, e quindi dovevano esser ammessi i mezzi istruttori richiesti.

Il motivo è fondato per quanto di ragione.

Infatti, essendo la sentenza di questa Corte che ha rescisso la sentenza di rigetto dell’opposizione agli atti esecutivi successiva, come innanzi evidenziato, alla distribuzione del prezzo pagato dagli aggiudicatari, costoro non potevano tutelare il loro incolpevole affidamento sulla intangibilità della vendita giudiziale all’interno del processo esecutivo (Cass. 26078/2005), oltre alla considerazione che per i beni immobili non vi è la preclusione prevista dall’art. 2920 cod. civ., per i beni mobili. Pertanto, nessuna decadenza o preclusione essendo ad essi addebitabile, venuta meno, per effetto della dichiarata nullità, il trasferimento coattivo conseguenza della nullità della vendita stabilita da questa Corte con la sentenza 7281 del 6 agosto 1997, come innanzi evidenziato – la causa del prezzo pagato dagli aggiudicatari è ammissibile la loro azione di ripetizione in applicazione del principio codificato dall’art. 2921 cod. civ., comma 1, per il caso di evizione dell’aggiudicatario, che gli consente di ripetere il prezzo pagato onde rimediare allo squilibrio economico conseguente alla perdita del bene (Cass. 7233/1983) – anche in sede di rinvio, essendo ormai chiuso il processo esecutivo, nei confronti delle medesime parti del giudizio di opposizione agli atti esecutivi e cioè del creditore procedente per la somma dallo stesso riscossa e dei debitori per il residuo loro attribuito, perchè anche nella fattispecie al creditore è stata corrisposta una somma a cui non aveva più diritto essendo venuta meno la vendita del bene del debitore, sicchè il patrimonio depauperate è soltanto quello del terzo aggiudicataria. E poichè inoltre, a differenza del caso di evizione, nella fattispecie il creditore e i debitori a cui è stato assegnato il residuo, dopo la sentenza della cassazione n. 7281 del 1997 erano consapevoli che il danaro dell’acquirente non era più giustificato dallo scambio con il bene dei debitori stessi non vi è ragione alcuna per onerare l’aggiudicatario dell’instaurazione di un autonomo processo di cognizione nei confronti di costoro.

Pertanto il giudice del rinvio deve esaminare nel merito la domanda.

5.- Con il quinto motivo i ricorrenti principali deducono:

“Violazione e falsa applicazione di legge art. 360 c.p.c., n. 5 e art. 112 c.p.c.. Omessa motivazione su un punto decisivo della controversia”.

La M. aveva chiesto il pagamento del residuo della somma dopo il soddisfacimento del creditore procedente e quindi aveva prestato acquiescenza alla procedura esecutiva, peraltro estinta, sì che non potranno esser rinnovati gli atti nulli, come stabilito dalla Cassazione nella sentenza 7281/1997.

Il motivo è assorbito dall’accoglimento del ricorso per cassazione proposto da D.N. e M., accolto con la precitata sentenza di questa Corte, successiva, come innanzi detto, alla distribuzione del ricavato delle somme.

6.- Con ricorso incidentale adesivo il Credito Fondiario ed Industriale Fonspa s.p.a. deduce la “Violazione e mancanza applicazione degli artt. 145, 331, 392 e 393 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3)” per non esser stato l’atto di riassunzione del giudizio notificato nella sede della società Raiola ai sensi dell’art. 137 cod. proc. civ., non avendo la medesima eletto domicilio altrove, essendo contumace, e nei suoi confronti dovendosi integrare il contraddittorio.

Il motivo è assorbito dal rigetto del primo motivo del ricorso principale.

Con il secondo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c., per avere il giudice di rinvio dichiarato la nullità dell’ aggiudicazione non sancita dalla Corte di Cassazione e non avendo impugnato nel termine di cui all’art. 617 cod. proc. civ., nè il provvedimento che respingeva l’istanza di sospensione della esecuzione e disponeva la vendita, nè l’aggiudicazione.

Il motivo è assorbito dal rigetto del secondo motivo del ricorso principale.

Con il terzo motivo il ricorrente incidentale denuncia la violazione e mancata applicazione dell’art. 2929 c.c..

Il motivo è infondato.

Ed infatti la sentenza di questa Corte 7281/1997 – punto 3.3., pag.

11 – ha accertato “.. nella specie sono pacifiche le seguenti circostanze di fatto: rispetto alla vendita effettuata il 12 ottobre 1992 non sono state effettuate le forme di pubblicità ordinaria sopra indicate; la vendita è stata effettuata nonostante l’opposizione agli atti esecutivi proposta dagli attuali ricorrenti”.

Pertanto correttamente il giudice del rinvio ha applicato il seguente principio: la regola contenuta nell’art. 2929 cod. civ., secondo la quale la nullità degli atti esecutivi che hanno preceduto la vendita o all’assegnazione non ha effetto riguardo all’acquirente o all’assegnatario non trova applicazione quando la nullità riguarda proprio la vendita o l’assegnazione, sia che si tratti di vizi che direttamente la concernano, sia che si tratti di vizi che rappresentino il riflesso della tempestiva e fondata impugnazione di atti del procedimento esecutivo anteriori che della vendita costituiscano il presupposto” (Cass. 2339/1980, 328/2001).

7.- Concludendo va cassata, in relazione al quarto motivo del ricorso principale accolto, la sentenza impugnata e la causa va rinviata per l’esame del merito della domanda di restituzione degli aggiudicatari, mentre vanno respinti gli altri motivi del ricorso principale ed il ricorso incidentale.

Il giudice del rinvio provvederà altresì a liquidare le spese, anche del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi. Accoglie il quarto motivo del ricorso principale e rigetta gli altri ed il ricorso incidentale. Cassa in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Potenza, altra composizione.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2010

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA