Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13823 del 31/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 31/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.31/05/2017),  n. 13823

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4420/2014 proposto da:

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati MAURO RICCI, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati EMANUELA CAPANNOLO e

CLEMENTINA PULLI;

– resistente –

e contro

C.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 7346/2012 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 05/02/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 5/04/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. la Corte di appello di Napoli ha dichiarato improcedibile il gravame, proposto dal Ministero dell’economia e delle finanze, avverso la sentenza di primo grado, che aveva condannato il predetto Ministero al pagamento della metà delle spese del giudizio, in tema di indennità di accompagnamento, e compensato le spese nei confronti dell’INPS;

2. la Corte di merito dava atto che l’appello veniva notificato al procuratore di C.M., avvocato I.A., nel domicilio indicato nella sentenza di primo grado ((OMISSIS)) presso il quale l’avvocato I. risultava irreperibile e l’appellante, preso atto dell’esito negativo, inviava la raccomandata, secondo la procedura dell’irreperibilità, al suddetto avvocato ma presso altro indirizzo ((OMISSIS));

3. i Giudici del gravame, non comparsa l’appellata all’udienza di discussione e in considerazione dell’assenza di deduzioni della parte appellante in merito ad eventuale cambio di domicilio professionale del difensore della parte appellata o ad altra circostanza, reputavano inesistente la notificazione dell’appello, definendo con decisione, in rito, il gravame;

4. avverso tale sentenza ricorre il Ministero dell’economia e delle finanze denunciando, con unico motivo, la nullità della sentenza e del procedimento, per non avere la Corte territoriale, constatata la contumacia dell’appellata, disposto d’ufficio la rinnovazione della notificazione, come previsto dall’art. 291 c.p.c., senza che fosse necessaria alcuna deduzione di parte appellante;

5. assume il Ministero che si versava in ipotesi di nullità della notificazione, e non di inesistenza, avviata presso l’avvocato della parte privata costituito in primo grado (avvocato I.A.) e presso il domicilio eletto per il giudizio di primo grado e indicato nella sentenza conclusiva del grado ((OMISSIS)); una volta constatata l’irreperibilità del destinatario, la raccomandata veniva inviata, secondo la procedura di irreperibilità, al predetto avvocato, presso altro indirizzo ((OMISSIS), come risultante dall’estratto dell’Albo dell’Ordine degli Avvocati di Campobasso), con la conseguenza che la Corte territoriale, constatata la contumacia dell’appellata, avrebbe dovuto d’ufficio disporre la rinnovazione della notificazione, ai sensi dell’art. 291 c.p.c.;

6. l’intimata – alla quale è stato ritualmente notificato il ricorso per cassazione presso il domiciliatario, avvocato I.A., in (OMISSIS) – non ha svolto attività difensiva;

7. l’INPS è rimasto intimato;

8. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

9. nel rito del lavoro l’appello, pur tempestivamente proposto nel termine previsto dalla legge, è improcedibile ove la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta, non essendo consentito – alla stregua di un’interpretazione costituzionalmente orientata imposta dal principio di ragionevole durata del processo ex art. 111 Cost., comma 2 – al giudice di assegnare, ex art. 421 c.p.c., all’appellante un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 c.p.c. (v., Cass. Sez. U, 30 luglio 2008, n. 20604 e le numerose successive conformi);

10. più di recente, fra le tante in continuità con la decisione delle Sezioni unite della Corte, Cass. 9 settembre 2013, n. 20613, sempre in tema di giudizio di appello soggetto al rito del lavoro, ha ribadito che il vizio della notificazione omessa o inesistente è assolutamente insanabile e determina la decadenza dell’attività processuale cui l’atto è finalizzato (con conseguente declaratoria in rito di chiusura del processo, attraverso l’improcedibilità), non essendo consentito al giudice di assegnare all’appellante un termine per provvedere alla rinnovazione di un atto mai compiuto o giuridicamente inesistente;

11. in tale cornice, da ultimo, le Sezioni unite della Corte hanno chiarito, con riferimento, in genere, all’invalidità della notificazione, che l’inesistenza non è un vizio dell’atto più grave della nullità, perchè la dicotomia nullità/inesistenza va ricondotta alla bipartizione tra l’atto e il non atto e che l’inesistenza della notificazione, oltre al caso della totale mancanza materiale dell’atto, va limitata al solo caso d’irriconoscibilità di questo come atto di notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale nella categoria della nullità (v., in motivazione, Cass. Sez. U. 20 luglio 2016, n. 14916);

12. nella vicenda notificatoria all’esame, come già delineata nei paragrafi che precedono, si versava in ipotesi di nullità, contrariamente a quanto statuito dalla Corte territoriale, connotata dalla solerte riattivazione spontanea del procedimento notificatorio giacchè la parte appellante, una volta conosciuto l’esito negativo della prima notifica (per irreperibilità del destinatario) e verificato l’indirizzo dello studio dell’avvocato I., si era attivata, senza indugio e con diligenza, per la ripresa del procedimento notificatorio (ex art. 140 c.p.c.), presso la nuova sede del difensore domiciliatario dell’appellata, così risultando acquisito, al giudizio di appello, il cambio di domicilio del domiciliatario dell’appellante e non sussistendo la condizione dell’assenza di relative deduzioni, su tale circostanza, dell’appellata, dalla Corte napoletana reputata ostativa alla concessione di un tetinine perentorio per la rinnovazione della notificazione, alla stregua dell’art. 291 c.p.c.;

13. la sentenza impugnata, che ha qualificato come inesistente la notificazione del gravame, non si è attenuta ai principi esposti e il ricorso va, pertanto, accolto, con la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Napoli, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Napoli, in diversa composizione.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 5 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2017

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