Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13801 del 09/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2010, (ud. 29/04/2010, dep. 09/06/2010), n.13801

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARLEO Giovanni – Presidente –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i

cui uffici è domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi 12;

– ricorrente –

contro

R.P.;

– intimato –

avverso la decisione n. 53/26/07 della Commissione tributaria

regionale di Torino, emessa l’8 ottobre 2007, depositata il 4

dicembre 2007, R.G. 185/07;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

LECCISI Giampaolo, che si è riportato alla relazione in atti;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29 aprile 2010 dal Consigliere Dott. Giacinto Bisogni.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato che in data 23 marzo 2010 è stata depositata una relazione che, con alcuni emendamenti destinati a una migliore esposizione dei fatti o alla correzione di errori materiali, qui si riporta:

Il relatore Cons. Dott. Giacinto Bisogni, letti gli atti depositati, osserva:

1. La controversia ha per oggetto l’impugnazione da parte del contribuente, R.P., della cartella di pagamento recante l’intimazione di pagamento di 3.063,25 euro a titolo di IVA per l’anno 1999, basata sul controllo automatizzato della dichiarazione modello UNICO relativo all’anno di imposta 1999. In base a tale controllo era risultato che il contribuente aveva portato in detrazione il credito di L. 5.879.000 derivante dalla dichiarazione per l’anno precedente ma tale dichiarazione secondo l’Agenzia delle Entrate non era stata documentata dal contribuente.

Quest’ultimo ha invece opposto l’avvenuta presentazione di tale dichiarazione e la sussistenza del credito di imposta;

2. La C.T.P. di Alessandria ha accolto il ricorso e la C.T.R. ha confermato tale decisione rilevando che il contribuente non aveva manifestato una specifica volontà di occultare elementi relativi alla propria posizione fiscale nè comportamenti fraudolenti in generale e che dalla mancata presentazione della dichiarazione annuale non era derivato alcun danno all’erario in quanto la stessa era dipesa dalla novità della normativa e dal verificarsi di disguidi tecnici in un sistema ancora in sperimentazione;

3. Ricorre per cassazione l’Agenzia delle Entrate con quattro motivi di impugnazione relativi alla contraddittorietà e insufficienza della motivazione e a vizio di ultrapetizione;

Ritiene che:

1. il ricorso presenta alcuni profili di inammissibilità. In primo luogo la mancata formulazione di una sintesi diretta a puntualizzare secondo lo schema dell’art. 366 bis c.p.c., i motivi relativi al vizio di motivazione. In secondo luogo la impugnazione dell’Agenzia delle Entrate non coglie il reale contenuto della motivazione della C.T.R. per la quale la omissione della dichiarazione IVA (per l’anno 1998) non comporta la perdita del diritto del contribuente a chiedere e ottenere la detrazione del credito d’imposta per l’anno successivo se l’omissione non ha compromesso il potere di controllo dell’amministrazione finanziaria e se quest’ultima non ha contestato la sussistenza del credito. Tale affermazione doveva essere contestata in punto di diritto cosicchè resta irrilevante il profilo della motivazione della C.T.R. attinente alla ricerca delle ragioni soggettive (confusione del contribuente) o oggettive (rodaggio del nuovo sistema di presentazione telematica delle dichiarazioni) che avrebbero causato l’omissione della dichiarazione IVA. Infine la ricostruzione dello svolgimento del processo e della fase di presentazione delle dichiarazioni sembra caratterizzato da un difetto di autosufficienza che non consente un’adeguata comprensione dell’oggetto del contendere e, specificamente, di individuare le ragioni che sottendono alla proposizione del ricorso;

2. sussistono i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verrà condivisa dal Collegio per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso;

rilevato che tale relazione appare in larga parte condivisibile osserva quanto segue con riferimento ai quattro motivi di impugnazione:

– con il primo motivo di ricorso si deduce che la motivazione è contraddittoria in quanto vi sarebbe contrasto fra l’affermazione della C.T.R. per cui la dichiarazione IVA non poteva non essere compresa nel corpo della dichiarazione unificata e l’affermazione per cui la dichiarazione fu omessa per la novità della nuova normativa e il verificarsi di disguidi di ordine tecnico in un sistema ancora all’inizio della sua sperimentazione. A giudizio della Agenzia ricorrente se la C.T.R. avesse valutato meglio i fatti di causa avrebbe rilevato che la dichiarazione IVA per il 1998 non era stata resa con conseguente legittimità della cartella impugnata e insussistenza del diritto a portare il vantato credito in detrazione.

La Corte ritiene che la denunciata contraddittorietà della motivazione è tuttalpiù solo apparente perchè la CTR ha voluto affermare che non era possibile in base alle procedure automatizzate di controllo della presentazione omettere la dichiarazione IVA e procedere alla presentazione della dichiarazione unificata. Da tale constatazione la CTR non ha affatto tratto la deduzione per cui la dichiarazione IVA fu presentata anzi ha proprio affermato il contrario e cioè che la dichiarazione unificata non fu presentata;

– con il secondo motivo di ricorso si deduce l’insufficienza della motivazione sul punto, già menzionato con riferimento al primo motivo, relativo all’impossibilità tecnica di presentare la dichiarazione unificata omettendo la dichiarazione IVA. Si è già detto del rilievo che tale parte della motivazione ha nell’economia della decisione. Va aggiunto che il motivo di ricorso non porta a sostegno della censura di insufficienza alcun elemento specifico che la CTR non avrebbe valutato con la conseguenza di emettere, secondo la ricorrente, un’affermazione non solo indimostrata ma anche erronea;

– con il terzo motivo di ricorso l’Agenzia ricorrente censura di ultrapetizione la affermazione della CTR relativa alle ragioni della omessa presentazione della dichiarazione. La censura appare manifestamente impropria come risulta dalla stessa citazione giurisprudenziale della ricorrente secondo cui si ha ultrapetizione quando il giudice viola il divieto di attribuire alla parte un bene non richiesto o comunque di emettere una statuizione che non trovi corrispondenza nella domanda. In realtà l’affermazione della CTR, attiene esclusivamente alla valutazione dei fatti di causa, che può essere o meno condivisa e che effettivamente è sfornita di un collegamento ad elementi oggettivi, ma ha soltanto un valore ad colorandola della motivazione che invece è tutta incentrata sulla affermazione per cui “non è possibile ravvisare nel contribuente nè una specifica volontà di occultare elementi relativi alla propria posizione fiscale, nè comportamenti fraudolenti in generale e inoltre – rileva la CTR – dalla mancata presentazione non è derivato alcun danno all’Erario. Implicitamente quindi la CTR aderisce alla affermazione della CTP (riportata nel corpo della motivazione) secondo cui l’omessa indicazione del credito d’imposta nella precedente dichiarazione non comporta da sola l’inammissibilità della richiesta di rimborso di somme indebitamente riscosse dalla Amministrazione finanziaria che è comunque in grado di verificare anche posteriormente la congruità e rispondenza dei dati. Da tale considerazioni deriva secondo la Corte l’infondatezza della pretesa ultrapetizione e l’irrilevanza dell’affermazione della CTR circa le ragioni che portarono alla mancata presentazione della dichiarazione;

– infine con il quarto motivo si deduce la insufficienza della motivazione circa l’esistenza di incertezze e di disguidi tecnici derivanti dalla nuova normativa e dalla sperimentazione del nuovo sistema di presentazione delle dichiarazioni e si attribuisce alla superficialità della valutazione della CTR l’affermazione di incertezze e disguidi mai verificati. Non può a tale proposito non ribadirsi l’irrilevanza dell’affermazione della CTR mentre quanto alla insufficienza della motivazione sullo specifico punto si rileva che anche in questo caso l’Agenzia ricorrente non ha fornito elementi per valutare la congruità della motivazione.

Valutazione che si ripete è comunque del tutto superflua alla luce della ricostruzione della motivazione della CTR fatta in precedenza;

ritenuto che pertanto il ricorso deve essere respinto e che nessuna statuizione va emessa quanto alle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese processuali del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 29 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2010

 

 

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