Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13801 del 06/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 06/07/2016, (ud. 12/05/2016, dep. 06/07/2016), n.13801

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BOTTA Raffaele – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4635-2015 proposto da:

FONDAZIONE CASSA RISPARMIO PERUGIA, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA PO 102, presso lo studio dell’avvocato PIETRO ANELLO,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrenti –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS);

– intimati –

avverso l’ordinanza n. 22487/2014 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 22/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/05/2016 dal Consigliere Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

La Fondazione Cassa Risparmio di Perugia propone ricorso per revocazione contro la sentenza resa da questa Corte n. 22487/2014, depositata il 22.10.2014 affidato ad un unico motivo al quale l’Agenzia delle entrate non ha fatto seguire il deposito di difese scritte.

Il motivo è manifestamente inammissibile.

A fronte della ritenuta infondatezza del ricorso della Fondazione correlato all’impossibilità della stessa di fruire del credito d’imposta a suo tempo indebitamente rimborsato disciplinato dal D.P.R. n. 601 del 1973, art. 6 non avendo la stessa nemmeno provato di svolgere attività di prevalente o esclusiva promozione sociale e culturale, la ricorrente deduce l’errore percettivo relativo all’esistenza in ricorso degli elementi dai quali sarebbe stato possibile desumere il perseguimento esclusivo degli scopi di utilità sociale.

Tuttavia, la censura omette di considerare che la decisione impugnata si fondava sul fatto che la fondazione bancaria, per pretendere il credito d’imposta in parola, avrebbe dovuto specificamente dimostrare, nel ricorso proposto innanzi al giudice tributario, il perseguimento dei fini di promozione sociale e culturale.

Orbene, rispetto a tale affermazione, che costituisce la ratio sulla quale si è fondata la decisione, la Fondazione qui ricorrente assume rilevante il tema della prova della finalità sociale, ma non ha addotto che tale questione fosse stata specificamente sollevata nel giudizio di merito e nel controricorso innanzi a questa Corte, dal quale anzi risulta che la Fondazione stessa aveva sostenuto che fosse dovuto il rimborso richiesto sulla base dei dati contenuti nella dichiarazione, senza alcun ulteriore onere di documentazione – cfr.

pag. 24 controricorso -. Ciò che dimostra come il ricorso qui in esame tende in realtà a suscitare una revisione della decisione nel merito adottata da questa Corte al di fuori dei limiti del mezzo revocatorio sperimentato.

Per altro verso, non può sottacersi che la stessa sentenza di questa Corte qui oggetto di ricorso ha parimenti evidenziato l’erroneità della decisione impugnata nella parte in cui aveva ritenuto consolidato il credito d’imposta per la riconosciuta decorrenza del termine di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43 disattendendo specificamente le difese sul punto spiegate dalla Fondazione nel controricorso. Rispetto a tale autonoma ratio decidendi, direttamente correlata alla decisione di segno contrario assunta dalla CM, si appalesa la non decisività del prospettato errore di percezione concernente la documentazione attestante la natura di promozione sociale e culturale dell’attività della Fondazione.

Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile.

Nulla sulle spese.

PQM

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c. Dichiara inammissibile il ricorso. Nulla sulle spese.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile, il 12 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2016

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