Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13779 del 20/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 20/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 20/05/2021), n.13779

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29532-2019 proposto da:

L’IMPRONTA SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE ONLUS, in persona del legale

rappresentante pro tempore, nonchè M.R., elettivamente

domiciliate in ROMA, VIA L. MANTEGAZZA 24, presso lo studio

dell’avvocato MARCO GARDIN, rappresentate e difese dall’avvocato

GABRIELE RAMPINO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO del LAVORO e delle POLITICHE SOCIALI, (OMISSIS), in persona

del Ministro pro tempore, ISPETTORATO TERRITORIALE DEL LAVORO DI

LECCE, in persona del Direttore in carica, elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso I’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che li rappresenta e difende ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 279/2019 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 25/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIA

ESPOSITO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Lecce, in riforma della sentenza di primo grado, dichiarava inammissibile il ricorso proposto da M.R., in proprio e quale legale rappresentante di L’Impronta società cooperativa sociale onlus, avverso il verbale di accertamento con cui l’Ispettorato territoriale del Lavoro di Lecce aveva contestato alla società la violazione del D.L. n. 510 DEL 1996, art. 9 bis, comma 2, del D.Lgs. n. 181 del 2000, art. 4 bis, comma 2, del D.L. n. 112 del 2008, art. 39, commi 1 e 2, in relazione a quattro contratti di collaborazione a progetto che nella fase esecutiva si sarebbero svolti come rapporti di lavoro subordinato;

rilevava la Corte che, in tema di opposizione a sanzioni amministrative, il verbale di accertamento ispettivo non era suscettibile di autonoma impugnabilità in sede giurisdizionale;

avverso la sentenza propone ricorso per cassazione la società cooperativa sulla base di due motivi;

il Ministero del Lavoro resiste con controricorso;

la proposta del relatore, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale non partecipata è stata notificata alla controparte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo la ricorrente deduce l’inammissibilità dell’appello proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali avverso la sentenza di primo grado, che aveva accolto il ricorso della società avverso l’avviso di accertamento, rilevandone la tardività in difetto di operatività nella fattispecie della sospensione feriale dei termini processuali;

il motivo è infondato sulla base del principio secondo cui “Il procedimento di opposizione ad ordinanza-ingiunzione relativa a violazioni attinenti la costituzione e disciplina del rapporto di lavoro, sebbene regolato dal rito del lavoro ex D.Lgs. n. 150 del 2011, non rientra tra quelli per i quali la L. n. 742 del 1969, art. 3, dispone l’inapplicabilità della sospensione dei termini nel periodo feriale, assumendo rilievo a tali fini non il rito da cui la causa è disciplinata ma la sua natura, costituita, nella specie, in via diretta dall’accertamento dall’esistenza, o meno, dei presupposti per l’esercizio della potestà sanzionatoria.” (Cass. n. 8673 del 09/04/2018);

con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione di legge (D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, e della L. n. 241 del 1990, art. 3) con riferimento alla non impugnabilità del verbale di accertamento, oltre a violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 14 e 22, ed erronea insufficiente e contraddittoria motivazione, osservando che il verbale ispettivo era autonomamente lesivo e come tale immediatamente impugnabile;

anche la seconda censura è priva di fondamento, sulla scorta del rilievo che “In tema di opposizione a sanzioni amministrative, il verbale di accertamento ispettivo non è suscettibile di autonoma impugnabilità in sede giurisdizionale, trattandosi di atto procedimentale inidoneo a produrre alcun effetto sulla situazione soggettiva del datore di lavoro, la quale viene invece incisa soltanto quando l’amministrazione, sentite eventualmente le contrarie ragioni dell’interessato, determina l’entità della sanzione e, a conclusione del procedimento amministrativo, la infligge con l’ordinanza ingiunzione, dovendosi ritenere che solo da tale momento sorga l’interesse del privato a rivolgersi all’autorità giudiziaria.” (Cass. n. 32886 del 19/12/2018);

in base alle svolte argomentazioni il ricorso va rigettato e le spese vanno liquidate secondo soccombenza;

in considerazione della statuizione, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2.000,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2021

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