Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13742 del 08/06/2010

Cassazione civile sez. lav., 08/06/2010, (ud. 03/03/2010, dep. 08/06/2010), n.13742

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LAMORGESE Antonio – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 14561/2007 proposto da:

M.G.P., elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA COLA DI RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato BOER Paolo,

che lo rappresenta e difende, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

Alessandro, PREDEN SERGIO, VALENTE NICOLA, giusta delega in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 201/2007 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 01/03/2007 R.G.N. 1528/06;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

03/03/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI AMOROSO;

udito l’Avvocato BOER PAOLO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. M.G.P. evocava in giudizio l’I.N.P.S. dinanzi al Tribunale di L’Aquila esponendo di essere stato dipendente dell’Enel, dapprima con la qualifica di impiegato, poi con quella di dirigente e di essere stato pertanto iscritto rispettivamente al Fondo di previdenza per i dipendenti dall’Ente Nazionale per l’energia elettrica e delle aziende elettriche private e quindi all’INPDAI. Il ricorrente esponeva anche di essersi avvalso, ai sensi ai sensi della L. 15 marzo 1973, n. 44, art. 5, comma 4, della valutazione gratuita presso l’INPDAI contribuzione già accreditata nel Fondo elettrici. Quindi, maturata la necessaria anzianità contributiva, aveva chiesto e ottenuto il trattamento pensionistico a carico dell’INPDAI con decorrenza dicembre 1999. Detto trattamento veniva liquidato in complessivi Euro 66.914,87 annui. Il M. riteneva tuttavia errati i criteri di calcolo applicati dall’Istituto contestando, in particolare, l’assunto dell’INPDAI a tenore del quale l’importo della pensione in concreto erogata non poteva essere superiore all’ammontare del trattamento che l’interessato avrebbe percepito ove, a parità di retribuzione, fosse stato sempre iscritto all’INPDAI. Nella resistenza dell’I.N.P.S. (a cui, dal 1 gennaio 2003 erano state trasferite le funzioni e le strutture dell’INPDAI, soppresso a norma della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 42, comma 1) il Tribunale accoglieva la domanda e condannava l’Istituto a corrispondere al M. la pensione nell’importo annuo pari ad Euro 89.087,73.

2. L’I.N.P.S. impugnava la sentenza di primo grado obiettando che, ai sensi del D.P.R. 8 gennaio 1976, n. 58, art. 2, l’importo della pensione spettante agli optanti ai sensi della L. n. 44 del 1973, art. 5, non poteva in ogni caso essere superiore a quello della pensione massima erogabile dall’INPDAI. Correttamente, quindi, l’Istituto aveva parificato l’importo della pensione in godimento al M. a quello che gli sarebbe spettato, a parità di retribuzione, se fosse stato iscritto per tutta la sua vita lavorativa all’INPDAI. Con sentenza n. 201 del 1 marzo 2007 la Corte di appello di l’Aquila accoglieva il gravame dell’Istituto e rigettava la domanda del M.. A fondamento della propria decisione il Collegio di merito richiamava, fra l’altro, l’indirizzo espresso in materia da questa Corte nelle sentenze numeri 2223 e 2224 del febbraio 2007.

3. Avverso questa pronuncia propone ricorso per cassazione l’originario ricorrente.

Resiste con controricorso la parte intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è articolato in un unico motivo.

Con l’unico motivo di ricorso la difesa del M. eccepisce la “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, commi 1 e 2, in relazione alla L. n. 44 del 1973, art. 5, commi 1 e 4, al D.M. 7 luglio 1973, art. 2 nonchè del D.Lgs. n. 181 del 1997, art. 3, commi 1 e 3 (art. 360 c.p.c., n. 3); deduce altresì violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, commi 1 e 2, in relazione al D.M. n. 422 del 1988. Secondo il ricorrente l’impugnata sentenza avrebbe errato nel ritenere che l’importo della pensione spettante agli optanti ai sensi della L. n. 44 del 1973, art. 5, non potesse in ogni caso essere superiore a quello della pensione massima erogabile dall’INPDAI. 2. Il ricorso è infondato.

La questione posta dal ricorrente è già stata affrontata da questa Corte (Cass., sez. lav., 1 febbraio 2007, n. 2223 e 2224) che ha affermato che ai sensi del D.P.R. n. 58 del 1976, art. 2, l’importo della pensione da corrispondere a coloro che si siano avvalsi della facoltà di ottenere la valutazione gratuita presso l’Inpdai dei periodi di pregressa contribuzione a forme di previdenza sostitutive, esclusive od esonerati ve dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti (nel caso di specie, Fondo di previdenza elettrici) non può essere superiore alla pensione che costoro avrebbero conseguito ove, a parità di retribuzione, fossero stati iscritti sempre e solo all’Inpdai.

Questo orientamento è poi stato ribadito più recentemente da Cass., sez. lav., 14 gennaio 2009, n. 724, che ha ulteriormente precisato che, in tema di anzianità contributiva maturata presso l’Inpdai e presso ordinamenti previdenziali diversi dall’Inpdai (nella specie, Fondo elettrici), in forza della normativa che disciplina la materia – D.P.R. n. 58 del 1976, art. 1, L. n. 44 del 1973, art. 5, D.M. 7 luglio 1973 – sono previsti due distinti calcoli, operanti su piani diversi (art. 1 cit. D.P.R. n. 58), l’uno rilevante per il calcolo della pensione, l’altro introdotto come limite “in ogni caso” all’importo della pensione, per cui questa non può essere superiore a quello della pensione massima erogabile dall’Inpdai “ai sensi del comma precedente”, cioè secondo il regime generale dell’Inpdai, il quale non può non essere quello in vigore al momento della maturazione del diritto a pensione, con rinvio necessariamente formale, comprensivo dello ius superveniens, nella specie l’introduzione del tetto pensionabile ed i coefficienti di rendimento decrescenti della retribuzione eccedente il massimale; tale disciplina – nel delineare l’anzidetto procedimento separato di liquidazione della contribuzione trasferita, la cui utilità è evidente ove l’interessato non abbia raggiunto la “massima” anzianità contributiva dei quaranta anni – non pone dubbi di legittimità costituzionale: il limite è paritario per tutti i dirigenti assicurati all’Inpdai, nè sussiste lesione del principio dell’affidamento perchè la riduzione delle aspettative di pensione rispetto al fondo di provenienza dipende da un’opzione espressa in epoca successiva all’introduzione della norma comportante il limite;

infine, il carattere formale del rinvio, confermato dal D.Lgs. n. 181 del 1997, art. 3, in attuazione della delega di cui alla L. n. 335 del 1995, conferita per l’armonizzazione dei regimi pensionistici sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria, esclude la pretesa abrogazione implicita dell’altro limite cit. D.P.R. n. 58, ex art. 1, comma 2, ad opera del D.Lgs. n. 181 del 1997, suscettibile di nuove disarmonie tra assicurati Inpdai.

Questo orientamento va ulteriormente confermato non avendo il ricorrente addotto argomenti nuovi e diversi per giungere ad un diverso convincimento.

3. Il ricorso va quindi rigettato.

Sussistono giustificati motivi (in considerazione dell’evoluzione giurisprudenziale sulle questioni dibattute e della problematicità delle stesse nel contesto del progressivo assetto del diritto vivente) per compensare tra le parti le spese di questo giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; compensa tra le parti le spese di questo giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 3 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2010

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