Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13737 del 23/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2011, (ud. 28/04/2011, dep. 23/06/2011), n.13737

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

SOCIETA’ IMMOBILIARE GENERANO SRL IN LIQUIDAZIONE (OMISSIS), in

persona del liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA R. CADORNA 29, presso lo studio dell’avvocato VALENTINI

GABRIELE, che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 194/2009 della CORTE D’APPELLO di POTENZA del

28/4/09, depositato il 03/08/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. SALVATORE SALVAGO;

è presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IMMACOLATA

ZENO.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

1. – E’ stata depositata in cancelleria il 13.12.2010 la seguente relazione, in applicazione dell’art. 380-bis cod. proc. civ.:

1. E’ impugnato il decreto 13 ottobre 2009 della Corte di appello di Potenza che ha condannato il Ministero della Giustizia a corrispondere alla s.r.l. Immobiliare Generano un indennizzo di Euro 2.000,00 ai sensi della L. n. 89 del 2001, per l’irragionevole durata di un procedimento durato davanti al Tribunale ed alla Corte di appello di Lecce oltre 8 anni, di cui due eccedenti quella ritenuta normale dalla legge.

2. La soc. Immobiliare ha proposto ricorso affidato a due motivi; con i quali ha dedotto violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e segg.

per avere la Corte considerato anche la fase del giudizio di appello in relazione alla quale nessuna richiesta di indennizzo era stata formulata; ed avere senza alcuna motivazione fissato in sei anni la durata ragionevole dell’intero giudizio peraltro non corrispondente ai parametri indicati dalla CEDU. 3. Il ricorso può essere esaminato in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5 ed esservi accolto per manifesta fondatezza se sono condivise le considerazioni che seguono: il provvedimento impugnato non si è infatti attenuto alla giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo la quale “In tema di valutazione relativa alla durata non ragionevole del processo, il giudice, ai fini dell’applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, una volta individuato l’intero arco temporale del processo, deve operare una selezione tra i segmenti temporali attribuibili alle parti e quelli riferibili all’operato del giudice, sottraendo i primi alla durata complessiva del procedimento; ciò che risulta da tale sottrazione costituisce il tempo complessivo imputabile al giudice, inteso come “apparato giustizia” (ossia come complesso organizzato di uomini, mezzi e procedure necessari all’espletamento del servizio), in relazione al quale deve essere emesso il giudizio inerente alla ragionevolezza o meno della durata del processo, senza che sia tuttavia possibile considerare tutto il tempo riferibile all’apparato giudiziario come tempo eccedente la durata ragionevole, atteso che ogni processo, anche il più celare, ha una durata fisiologica collegata allo svolgimento delle varie fasi, delle attività che vi si compiono e degli eventuali diversi gradi di giudizio in cui esso si è articolato, sicchè è necessario verificare di volta in volta se le singole attività che sono state in esso compiute siano o no tali da giustificarne la concreta durata” (Cass.l92l/2004;1184/2006).

Nel caso infatti,la Corte di appello ha considerato congiuntamente sia la fase svolta davanti al Tribunale che il giudizio di appello in relazione al quale nessuna richiesta era stata peraltro avanzata dalla società;e ne ha determinato la durata ragionevole in anni 6 senza alcuna motivazione e malgrado avesse accertato che l’unica attività istruttoria svolta era consistita nell’espletamento di una consulenza tecnica;e perciò incluso il procedimento in esame nella categoria di quelli normali per la quale la Corte Edu ha stabilito,come è noto, una durata ragionevole media di anni 3.

4. Il decreto impugnato deve pertanto essere cassato,e non occorrendo ulteriori accertamenti, anche perchè l’indennizzo è stato già attribuito nella misura di Euro 1.000,00 per ogni anno, la Corte adita ben potrà decidere nel merito e determinarlo per la durata irragionevole di anni 3, mesi 8 del giudizio di primo grado (marzo 2001-marzo 2007), per la quale soltanto l’equa riparazione è stata chiesta.

2. – La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti.

Il pubblico ministero non ha presentato conclusioni scritte.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. – Il collegio, discussi gli atti delle parti, la soluzione prospettata nella relazione e gli argomenti che l’accompagnano ha condiviso gli uni e l’altra.

4. – il decreto impugnato va pertanto cassato e non necessitando ulteriori accertamenti, il Collegio deve decidere nel merito ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ. liquidando alla soc. Immobiliare un indennizzo che tuttavia dati gli elementi avanti evidenziati dalla Corte di appello, viene determinato nella misura complessiva di Euro 3.670,00 con gli interessi legali dalla data della domanda giudiziale. Le spese del giudizio vanno gravate sul Ministero in ragione di metà; mentre la sproporzione tra le somme richieste e quella conseguita dal ricorrente induce il Collegio a dichiarare compensata la restante metà.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ.,condanna il Ministero della Giustizia a corrispondere alla soc. Immobiliare la somma di Euro 3.670,00 con gli interessi dalla data della domanda; lo condanna inoltre al pagamento in favore della ricorrente di metà delle spese del giudizio di merito liquidate nell’intero in complessivi Euro 880,00, di cui Euro 380,00 per diritti e 450,00 per onorari, e di metà di quelle del giudizio di cassazione liquidate nell’intero in Euro 550,00, di cui Euro 450,00 per onorari, unitamente al rimborso forfetario delle spese generali ed agli accessori di legge. Dichiara interamente compensata tra le parti la restante metà.

Manda alla cancelleria per le comunicazioni di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 5.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 28 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2011

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