Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13733 del 20/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 20/05/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 20/05/2021), n.13733

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15144-2020 proposto da:

D.S., elettivamente domiciliato presso la cancelleria della

CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato CARMELA GRILLO;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI FIRENZE Sezione di PERUGIA;

– intimata –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di PERUGIA, depositato il

12/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MASSIMO

FALABELLA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnato per cassazione il decreto del Tribunale di Perugia del 12 marzo 2020. Con quest’ultima pronuncia è stato negato che al ricorrente D.S., nato in Ghana, potesse essere riconosciuto lo status di rifugiato ed è stato altresì escluso che lo stesso potesse essere ammesso alla protezione sussidiaria e a quella umanitaria.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su quattro motivi. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha notificato controricorso, ma ha depositato un “atto di costituzione” in cui non è svolta alcuna difesa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il primo motivo oppone la nullità del provvedimento per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 9, comma 2, e dell’art. 132 c.p.c., n. 4, nonchè mancanza di motivazione e motivazione apparente. Secondo il ricorrente il giudizio espresso dal Tribunale con riguardo alla vicenda da lui narrata risultava essere sommario; la motivazione del provvedimento è censurata, in particolare, nella parte in cui rileva che “da consultazione delle fonti esclude che, in relazione alla vicenda, così come riferita, sia ravvisabile l’esposizione a rischio di persecuzioni o l’esposizione ad una situazione di violenza generalizzata”.

Il motivo è infondato.

Il Tribunale ha evidenziato i profili di ambiguità (e quindi, va precisato, di non credibilità) della storia narrata dal richiedente, incentrata su di un diverbio del padre con un vicino e su di un successivo episodio di aggressione che sarebbe stato consumato ai propri danni: il giudice del merito ha in proposito posto l’accento sulla narrazione della morte del genitore come ascrivibile a una maledizione del detto confinante e sulle non chiarite modalità della fuga dall’assalto di più uomini armati di machete. Ciò detto, la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340; cfr. pure Cass. 2 luglio 2020, n. 13578).

Nel caso in esame non è prospettato l’omesso esame di fatto decisivo, nè il provvedimento impugnato denota alcuno dei radicali vizi motivazionali sopra indicati.

2. – Il secondo motivo denuncia violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. da 3 a 5 e 7, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27 bis. Assume l’istante che le minacce subite dal ricorrente integrerebbero gli estremi del danno grave D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. b), e che le stesse non potrebbero dunque considerarsi un fatto di natura meramente privata.

Il motivo non coglie nel segno.

Poichè, infatti, il Tribunale ha valorizzato i profili di ambiguità del racconto, la non credibilità di questo assume rilievo assorbente: essa infatti è da sola idonea a dar ragione del rigetto della domanda di protezione internazionale con riferimento alle ipotesi del rifugio politico e della protezione sussidiaria ex art. 14, lett. a) e lett. b).

3. – Il terzo mezzo oppone la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 2651 del 2007, art. 8, comma 3. Secondo il ricorrente il provvedimento non individuerebbe alcuna fonte informativa sulla situazione generale esistente in Ghana, nè affronterebbe il problema del pericolo del danno grave derivante da violenza indiscriminata.

Il motivo non è fondato.

Il Tribunale ha escluso la ricorrenza della fattispecie di cui all’art. 14, lett. c), facendo precisa menzione di una fonte informativa ed escludendo, sulla scorta di essa, che gli scontri nella regione nord-orientale del paese fossero, “per frequenza, intensità e dimensioni, tali da determinare una condizione di rischio idonea a realizzare una minaccia indiscriminata in grado di mettere in pericolo per ciò stesso l’incolumità dell’odierno richiedente”.

4. – Col quarto motivo è denunciata la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6. Viene dedotto che accanto alla critica situazione personale del richiedente – il quale, stante le condizioni di povertà in cui versa il paese, aveva dovuto affrontare un difficile percorso migratorio – andava valutato positivamente il percorso di integrazione dallo stesso intrapreso in Italia.

Il motivo va rigettato.

La condizione generale del Ghana non vale a giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria. La situazione di vulnerabilità deve necessariamente correlarsi alla vicenda personale del richiedente, perchè altrimenti si finirebbe per prendere in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, quanto piuttosto quella del suo paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti in contrasto col parametro normativo di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 (Cass. 23 febbraio 2018, n. 4455, in motivazione; Cass. 2 aprile 2019, n. 9304; cfr. pure la recente Cass. Sez. U. 13 novembre 2019, n. 29459, sempre in motivazione).

5. – Il ricorso è respinto.

6. – Nulla deve disporsi in punto di spese.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6a Sezione Civile, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2021

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