Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1372 del 23/01/2014


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 1372 Anno 2014
Presidente: BERRUTI GIUSEPPE MARIA
Relatore: SESTINI DANILO

SENTENZA

sul ricorso 11759-2008 proposto da:
SERLENGA NICOLA SRLNCL60R27C514Z, FUSCALDI SALVATORE
FSCSVT62P24C514J, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA AMERIGO VESPUCCI 41-11 SCALA INT. 21, presso lo
studio dell’avvocato TAMBURRINI LETIZIA,
rappresentati e difesi dall’avvocato LISCIO MARIO
giusta delega in atti;
– ricorrenti –

contro
MEDIOLANUM ASSICURAZIONI S.P.A., MANDUAN ESPRESS DI
MARCIANO GERARDO S.N.C.;

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Data pubblicazione: 23/01/2014

- intimati –

avverso la sentenza n. 128/2007 del TRIBUNALE DI
FOGGIA SEDE DISTACCATA DI CERIGNOLA, depositata il
09/08/2007, R.G.N. 154/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

SESTINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PIERFELICE PRATIS che ha concluso per
il rigetto del ricorso;

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udienza del 03/12/2013 dal Consigliere Dott. DANILO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con distinti atti di citazione notificati nel dicembre
2002, Serlenga Nicola e Fuscaldì Salvatore deducevano dì
essere rimasti coinvolti in un sinistro stradale avvenuto
in Cerignola in data 16.9.2001 per fatto e colpa di tale

aveva tamponato l’autovettura di proprietà dì Fuscaldi
Salvatore, occupata da Serlenga Nicola (che la conduceva) e
dal medesimo Fuscaldí (che vi era trasportato); ciò
premesso, convenivano in giudizio, avanti al Giudice di
Pace dì Cerìgnola, la Manduan Express s.n.c. e la
Mediolanum s.p.a. (nelle rispettive qualità di proprietaria
dell’autocarro e di assicuratrice della responsabilità
civile di quest’ultima) per sentirle condannare, in solido,
al risarcimento dei danni patiti.
Costituitasi in entrambi i giudizi la sola compagnia
assicuratrice, si procedeva alla riunione dei procedimenti,
poi definiti con sentenza n. 302/2004 del 22.9.04, che
riconosceva agli attori un risarcimento inferiore a quello
richiesto e disponeva la parziale compensazione delle spese
di lite.
Proposto appello dal Serlenga e dal Fuscaldi, il
Tribunale dì Foggia, Sez. Dìst. di Cerignola emetteva
sentenza n. 128/07 del 9.8.2007, con cui rigettava
l’appello e condannava gli appellanti a rifondere alla
Médiolanum s.p.a. le spese del grado.
Avverso detta sentenza propongono ricorso per
cassazione il Serlenga e il Fuscaldi, affidandolo a quattro
motivi (due dei quali indicati col numero 3) illustrati dAIL…
memoria; gli intimati non svolgono attività difensiva.
moTrvI DELLA DECISIONE

3

Marciano Gerardo che, alla guida di un autocarro Mércedes,

1. Al ricorso in esame si applica, ratione temporis, il
disposto dell’art. 366 bis c.p.c., in quanto la sentenza è
stata pubblicata in data 9.8.2007.
2. I ricorrenti propongono i seguenti motivi:
-“l) Violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e

“accerti la Corte se la sentenza impugnata ha violato
l’art. 115 c.p.c., in quanto il Giudice non ha posto a base
della sua decisione i risultati probatori emersi nel corso
del giudizio” – “accerti la Corte se la sentenza impugnata
ha violato l’art. 116 C.P.C. in quanto il convincimento del
Giudice non si è formato sugli argomenti di prova prodotti
dalle parti”;
-“2)

Omessa,

insufficiente

e

contraddittoria

motivazione su un punto decisivo della controversia”, con
formulazione del seguente quesito: “accerti la Corte se vi
è stata violazione dell’art. 360, n. 5 c.p.c. per aver il
giudice di secondo grado fornito una motivazione errata ed
illogica in quanto sostanzialmente non fondata sugli
elementi di fatto acquisiti al giudizio”;
-“3) Violazione e falsa applicazione di norme di
diritto, violazione dell’art. 5, D.M. n. 127/2004 e 91
c.p.c.”, con formulazione del seguente quesito: “accerti la
Corte se vi è stata violazione dell’art. 5 D.M. n. 127/2004
e dell’art. 91 c.p.c. per avere il giudice di secondo grado
iniquamente ridotto il diritto dell’avvocato ad un’esatta
retribuzione della prestazione professionale espletata”;
-n3)

Omessa, insufficiente e contraddittoria

motivazione su un punto decisivo della controversia”, con
formulazione del seguente quesito: “accerti la Corte se vi
è stata violazione dell’art. 360, n. 5 c.p.c. per aver il
giudice di secondo grado fornito una motivazione errata ed

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116 c.p.c.”, con formulazione dei seguenti quesiti:

illogica, in quanto sostanzialmente ripetitiva e non
integrativa rispetto a quella fornita dal giudice di prime
cure”.
3. I quesiti non risultano formulati in modo conforme
alla previsione dell’art. 366 bis, 1 ° periodo, c.p.c.,

giurisprudenza di questa Corte.
3.1. Va rilevato, innanzitutto, che risultano formulati
quesiti di diritto anche in relazione ai dedotti vizi di
motivazione (motivi n. 2 e n. 3 bis), per i quali avrebbe
dovuto essere compiuta la sintesi descrittiva del fatto
controverso: il difetto di tale sintesi comporta
l’inammissibilità dei relativi motivi (i quali, peraltro,
anziché stigmatizzare specifiche incongruenze
motivazionali, sollecitano -genericamente- una
ricostruzione del fatto diversa da quella compiuta dal
giudice di merito).
3.2. Il primo motivo (proposto genericamente come
“violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116
c.p.c.”, senza specifico riferimento ad alcuna delle
ipotesi di cui all’art. 360, co. 1 0 ) avrebbe potuto essere
prospettato esclusivamente come vizio di motivazione (cfr.,
ex plurimis, Cass. n. 15107/13): anche per esso, il difetto
della sintesi descrittiva dei fatti controversi non (o non
sufficientemente o contraddittoriamente) valutati comporta
1′ inammissibilità;
3.3. Il quesito di diritto formulato in relazione al
terzo motivo del ricorso non contiene gli elementi
necessari -ossia “a) la riassuntiva esposizione degli
elementi di fatto sottoposti al giudice di merito; b) la
sintetica indicazione della regola di diritto applicata da
quel giudice; c) la diversa regola di diritto che, ad

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secondo le indicazioni risultanti dalla consolidata

avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso
di specie” (Cass. n. 22604/13)- e si risolve in una
“generica istanza di decisione sull’esistenza della
violazione di legge denunziata nel motivo” (Cass.
21672/13): anche in relazione ad esso va pertanto

4. In difetto di attività difensiva da parte degli
intimati, non deve provvedersi in ordine alle spese di
lite.
P.Q.M.
la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso.
Roma, 3.12.2013

dichiarata l’inammissibilità del ricorso.

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