Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13702 del 19/05/2021

Cassazione civile sez. I, 19/05/2021, (ud. 30/03/2021, dep. 19/05/2021), n.13702

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17508/2020 proposto da:

W.A., rappresentato e difeso dall’Avv. Roberto Della Bona ed

elettivamente domiciliato in Roma, Via Ippolito Nievo n. 61, presso

lo studio dell’Avv. Rossella De Angelis;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso la sentenza della CORTE DI APPELLO di MILANO, depositata il

17/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/03/2021 da ACIERNO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di Appello di Milano, con sentenza n. 930/2020, pubblicata il 17/04/2020, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da W.A., cittadino del Ghana, avverso il decreto con il quale il Tribunale di Milano, in data 18/08/2019, ha rigettato sia la domanda di protezione internazionale sia quella di protezione umanitaria, dallo stesso cumulativamente proposte.

2. L’appellante, in via preliminare, ha chiesto alla Corte di Appello di annullare la decisione di primo grado poichè assunta in violazione di legge atteso che il Tribunale si è pronunciato su tutte le domande in composizione collegiale secondo il rito camerale di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, quando, invece, la domanda di protezione umanitaria doveva essere trattata in composizione monocratica secondo il diverso rito previsto dagli artt. 702 bis e ss. c.p.c.. Nel merito, ha chiesto il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria ed, in via subordinata, della protezione umanitaria.

3. Le ragioni poste a fondamento della sentenza di appello sono state le seguenti. In primo luogo, la Corte di Appello ha osservato che il D.L. n. 13 del 2017 (convertito con modificazioni nella L. n. 46 del 2017), all’art. 3, prevede espressamente che le Sezioni Specializzate in materia di immigrazione, istituite presso i Tribunali ordinari, sono competenti per le controversie in materia di protezione internazionale (status di rifugiato e protezione sussidiaria), nonchè per le cause che con queste ultime presentano ragioni di connessione. Pertanto, ove il richiedente, come nel caso di specie, impugni il provvedimento emesso della C.T. sia sotto il profilo del mancato riconoscimento della protezione internazionale che di quella umanitaria, stante l’operatività della connessione di cui all’art. 3 citato, la Sezione Specializzata del Tribunale applicherà anche alla domanda di protezione umanitaria il rito previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, per le controversie in materia di protezioni maggiori (rito camerale, decisione collegiale e decreto ricorribile solo per cassazione).

Alla luce di tali considerazioni, atteso che il rito di cui all’art. 35-bis esclude espressamente la possibilità di reclamare in appello il decreto di primo grado, la Corte ha escluso di poter esaminare nel merito le domande proposte.

4. Avverso la presente sentenza ha proposto ricorso per cassazione il cittadino straniero. Il Ministero intimato non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5. Con i due motivi di ricorso si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e del D.L. n. 13 del 2017, art. 3, nonchè la violazione dell’art. 112 c.p.c., per mancanza di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Secondo l’interpretazione fornita dal ricorrente, l’art. 3 sopra citato non determina la competenza per materia delle Sezioni Specializzate, bensì i criteri di ripartizione degli affari al loro interno, i quali sono espressione della garanzia costituzionale di cui all’art. 25 Cost. (giudice naturale precostituito per legge). Ne deriva che la loro violazione – come nel caso di specie, ove la domanda di protezione umanitaria è stata decisa dal Tribunale in composizione collegiale secondo il rito camerale e non in composizione monocratica secondo il rito di cui agli artt. 702-bis e ss. c.p.c., – si traduce in un’irregolarità rilevabile d’ufficio e sanabile in ogni momento del processo mediante la rimessione della stessa al Presidente di Sezione per gli atti conseguenti (assegnazione al giudice monocratico). Pertanto, il ricorrente lamenta la mancata separazione della domanda relativa alla protezione umanitaria da quella inerente alle protezioni maggiori, considerato che le norme processuali ordinarie in materia di connessione non possono derogare alla disciplina speciale di ripartizione degli affari giudiziari di cui all’art. 3 citato.

6. Le censure sono inammissibili per le ragioni che seguono.

In primo luogo, deve evidenziarsi che il ricorrente non ha specificato di avere sollecitato, nè in primo grado nè in appello, la separazione delle domande al fine sottrarre la domanda di protezione umanitaria dall’applicazione del rito previsto dall’art. 35-bis ed assoggettarla al diverso iter processuale monocratico di cui agli artt. 702-bis e ss. c.p.c.. Al contrario, come correttamente rilevato dalla Corte di Appello, è stato lui stesso a proporre cumulativamente domanda di protezione internazionale ed umanitaria, così determinando la loro trattazione congiunta secondo il medesimo rito di cui all’art. 35-bis, con conseguente esclusione della possibilità di reclamare in appello il decreto emesso dal Tribunale.

Invero, la giurisprudenza consolidata di questa Corte ha più volte affermato che, pur essendo il rito camerale di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis (prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, convertito con modificazioni in L. n. 132 del 2018) operante per le sole azioni volte al riconoscimento della protezione internazionale, qualora le azioni dirette ad ottenere le protezioni internazionali tipiche (status di rifugiato e protezione sussidiaria) e le azioni volte al riconoscimento di quella atipica (protezione umanitaria) siano state contestualmente proposte con un unico ricorso, per libera e autonoma scelta processuale del ricorrente, trova comunque applicazione per tutte le domande connesse e riunite il rito camerale di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, davanti alla sezione specializzata del Tribunale in composizione collegiale, in ragione della profonda connessione, soggettiva ed oggettiva, esistente tra le predette domande e della prevalenza della composizione collegiale del Tribunale in forza del disposto dell’art. 281 nonies c.p.c. (Cass. 25703/2019; Cass. 13575/2020; Cass. 2120/2020).

Ne consegue che il ricorso per cassazione risulta carente di interesse ogni qual volta, come nel caso di specie, il ricorrente denunci la mancata adozione del rito ordinario di cognizione con riferimento alla domanda di protezione umanitaria, dopo aver egli stesso instaurato il giudizio di merito mediante la proposizione di un ricorso unico ed unitario ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, avente ad oggetto la richiesta di ogni forma di protezione, per giunta senza eccepire in alcun modo nel giudizio camerale la mancata adozione (peraltro da egli stesso provocata) del rito ordinario per la domanda di protezione umanitaria, previa separazione dei giudizi da lui congiuntamente instaurati (Cass. 9658/2019).

7. In conclusione, il ricorso è inammissibile. Nulla sulle spese poichè il Ministero intimato non ha svolto difese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato par a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 30 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2021

 

 

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