Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1369 del 23/01/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 3 Num. 1369 Anno 2014
Presidente: BERRUTI GIUSEPPE MARIA
Relatore: CIRILLO FRANCESCO MARIA

Ud. 28/11/2013

SENTENZA

PU

sul ricorso 8809-2008 proposto da:
BRUNO CLELIA BRNCLL36E51H828U, CATANZARO EUGENIA
CTNGNE47D56E538E,
CTNNMR59H70E538W,

CATANZARO
CATANZARO

ANNA

MARIA
GIUSEPPE

CTNGPP59H30E538U, CATANZARO ANTONIO CTNNTN64H23E528M,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CERVETERI 21,
±013
2255

presso lo studio dell’avvocato GIUSTI LUCA,
rappresentati e difesi dall’avvocato CRAMIS ENNIO
giusta delega in atti;
– ricorrenti contro

1

Data pubblicazione: 23/01/2014

NEGRO

GIUSEPPA

NGRGPP41D41E506H,

elettivamente

domiciliata in ROMA, L.G0 DI TORRE ARGENTINA 11,
presso lo studio dell’avvocato LAZZARETTI ANDREA,
rappresentata e difesa dall’avvocato CAPRIOLI LUCIO
giusta delega in atti;

nonchè contro

FIORDIGIGLIO PIETRO FRDPTR26L04I115Z,

GIANNACCARI

STELLA GNNSLL28P431115A, IST DIOCESANO SOSTINIMENTO
CLERO DIOCESI LECCE, ROLLO SALVATORE;
– intimati –

sul ricorso 8845-2008 proposto da:
GIANNACCARI STELLA GNNSLL28P431115A,

FIORDIGIGLIO

PIETRO FRDPTR26L04I115Z, elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA CATTARO 28, presso lo studio dell’avvocato
SCHIFONE PIETRO O PIERO, rappresentati e difesi
dall’avvocato CENTONZE GAETANO giusta delega in atti;
– ricorrenti contro

NEGRO

GIUSEPPA

NGRGPP41D41E506H,

elettivamente

domiciliata in ROMA, LARGO DELLA TORRE ARGENTINA 11,
presso lo studio dell’avvocato LAZZARETTI ANDREA,
rappresentata e difesa dall’avvocato CAPRIOLI LUCIO
giusta delega in atti;
controricorrenti nonchè contro

2

– controricorrente –

IST DIOCESANO SOSTENTAMENTO CLERO DIOCE SI LECCE,
ROLLO SALVATORE,
CATANZARO

BRUNO CLELIA BRNCLL36E51H828U,

EUGENIA

CTNGNE57D56E538E,

GIUSEPPE CTNGPP59H30E538U,

CATANZARO

CATANZARO ANNA MARIA

CTNNMR59H70E538W, CATANZARO ANTONIO CTNNTN64H23E538M;

sul ricorso 14572-2008 proposto da:
ROLLO SALVATORE, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA CRESCENZO 82, presso lo studio dell’avvocato
DANIELE CASTORO, rappresentato e difeso dall’avvocato
LUIGI BOSANO JOLY giusta delega in atti;
– ricorrente contro

NEGRO

GIUSEPPA

NGRGPP41D41E506H,

elettivamente

domiciliata in ROMA, L.G0 DI TORRE ARGENTINA 11,
presso lo studio dell’avvocato LAZZARETTI ANDREA,
rappresentata e difesa dall’avvocato CAPRIOLI LUCIO
giusta delega in atti;
– controricorrenti nonchè contro

GIANNACCARI STELLA GNNSLL28P431115A, BRUNO CLELIA
BRNCLL36E51H828U, CATANZARO EUGENIA CTNGNE57D56E538E,
CATANZARO GIUSEPPE CTNGPP59H30E538U, CATANZARO ANNA
MARIA CTNNMR59H70E538W, CATANZARO ANTONIO
CTNNTN64H23E538M, IST DIOCESANO SOSTENTAMENTO CLERO
DIOCESI LECCE, FIORDIGIGLIO PIETRO FRDPTR26L04I115Z;

3

– intimati –

-

intimati –

avverso la sentenza n. 226/2007 della CORTE D’APPELLO
di LECCE, depositata il 26/03/2007 R.G.N. 952/2003;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udlun

dl

28/11/2013

dal

CQn9ig 1 iere

Dott.

udito l’Avvocato FRANCESCA CRAMIS per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIUSEPPE CORASANITI che ha concluso
per

l’inammissibilita’

del

assorbiti gli altri.

4

ricorso

principale,

FRANCESCO MARIA CIRILLO;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

l. I coniugi Pietro Fiordigiglio e Stella Giannaccari,
unitamente a Luigi Catanzaro e Salvatore Rollo, convenivano in
giudizio, davanti al Tribunale di Lecce, Giuseppa Negro Brunetti
e l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, per
pro

quota, in relazione al fondo agricolo denominato Maria Quarta.
Premettevano, a sostegno della domanda, che l’Istituto aveva
venduto detto fondo alla Negro con atto notarile per la somma di
lire 63.000.000; che essi, da oltre vent’anni, conducevano in
fitto ed in colonia detto fondo e che erano in possesso di tutti
i requisiti indicati dalla legge per l’esercizio del riscatto.
Costituitisi entrambi i convenuti, il Tribunale accoglieva la
domanda.
2. La pronuncia veniva impugnata dalla Negro e, nella
costituzione degli appellati, la Corte d’appello di Lecce, con
sentenza del 26 marzo 2007, in riforma di quella di primo grado,
rigettava la domanda di riscatto e condannava tutti gli
appellati in solido al pagamento delle spese del doppio grado di
giudizio.
Osservava la Corte territoriale che i riscattanti, pur
dichiarando di essere titolari di separati contratti agrari,
avevano esercitato il riscatto della proprietà dei terreni
condotti in affitto o in mezzadria per l’intera estensione del
fondo oggetto di compravendita. Essi, però, non avrebbero potuto
utilizzare la norma dell’art. 8, nono comma, della legge 26
5

sentire riconoscere il loro diritto di riscatto agrario,

maggio 1965, n. 590, per l’esercizio congiunto del riscatto,
dovendo agire ciascuno «per la porzione del fondo rivendicato,
in base al titolo dedotto». Il che implicava che ciascuno doveva
fornire la prova di essere in possesso dei requisiti indicati
dalla legge.

diverse, per tutti gli originari attori.
3. Avverso la sentenza della Corte d’appello di Lecce
propongono ricorso principale Clelia Bruno, nonché Eugenia,
Giuseppe, Anna Maria e Antonio Catanzaro, tutti nella qualità di
eredi di Luigi Catanzaro, con atto affidato a due motivi.
Propongono poi ricorso incidentale Pietro Fiordigiglio e Stella
Giannaccari, con atto affidato a tre motivi, nonché Salvatore
Rollo, con atto affidato ad un motivo.
Giuseppa Negro Brunetti resiste con separati controricorsi a
tutti e tre i ricorsi.
Gli eredi Catanzaro, Salvatore Rollo nonché Giuseppa Negro
Brunetti hanno presentato memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente, occorre procedere alla riunione dei ricorsi,
ai sensi dell’art. 335 cod. proc. civ., siccome proposti nei
confronti della medesima sentenza.
1. Con il primo motivo del ricorso principale gli eredi
Catanzaro lamentano, in relazione all’art. 360, primo comma, n.
3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 8

6

Nella specie tale prova era mancata, sia pure per ragioni

della legge n. 590 del 1965, nonché dell’art. 103 del codice di
procedura civile.
Rilevano i ricorrenti che la Corte d’appello sarebbe incorsa
in un evidente errore di interpretazione dell’art. 8, nono
comma, della legge n. 590 del 1965, nella parte in cui ha

pluralità di affittuari e mezzadri, ciascuno debba agire per la
porzione del fondo rivendicato; mentre detta norma stabilisce
che nel caso di vendita di un terreno coltivato da più
affittuari, mezzadri o coloni, la prelazione, e quindi il
riscatto, non può che essere esercitata da tutti congiuntamente.
In particolare, la giurisprudenza ha indicato che, in presenza
di un fondo che corrisponda ad esigenze colturali e produttive
omogenee, il riscatto deve essere esercitato necessariamente in
modo congiunto; ma non ha mai affermato che, ove tali esigenze
unitarie non sussistano, sia esclusa la possibilità di un
riscatto congiunto da parte di una pluralità di affittuari,
mezzadri o coloni.
2. Con il secondo motivo del ricorso principale si lamenta,
in relazione all’art. 360, primo comma, n. 5), cod. proc. civ.,
insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo
della controversia.
Osservano i ricorrenti che la Corte d’appello,

con

motivazione «lapidaria ed incredibile», ha respinto la domanda
di riscatto sul rilievo che il dante causa Luigi Catanzaro non
avrebbe dimostrato di possedere
7

la necessaria

capacità

ritenuto che, in caso di esercizio del riscatto da parte di una

lavorativa, né di essere coltivatore diretto dedito all’abituale
coltivazione del terreno, né di non aver venduto altri terreni
nel precedente biennio.
Tale

ricostruzione

sarebbe

smentita

dalla

corretta

valutazione delle certificazioni prodotte e delle testimonianze

3.

Col primo motivo del ricorso incidentale Pietro

Fiordigiglio e Stella Giannaccari lamentano, in relazione
all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e
falsa applicazione dell’art. 8 della legge n. 590 del 1965,
nonché dell’art. 103 cod. proc. civ., in termini identici a
quelli contenuti nel ricorso principale.
4. Con il secondo motivo del medesimo ricorso incidentale si V
lamenta, in relazione all’art. 360, primo coma, n. 5), cod.
proc. civ., insufficiente e contraddittoria motivazione su un
punto decisivo della controversia.
Osservano i ricorrenti che la motivazione della sentenza
impugnata sarebbe contraddittoria in riferimento alle seguenti
circostanze: l) che il Fiordigiglio alla data di proposizione
della domanda giudiziale non fosse nella detenzione della
porzione di terreno oggetto del presente giudizio, il che
sarebbe smentito dalle testimonianze raccolte; 2) che la
porzione di terreno per la quale il Fiordigiglio e la
Giannaccari hanno esercitato il riscatto non fosse coltivabile;
3) che il Fiordigiglio non avesse fornito la prova di aver
intrattenuto un rapporto di colonia parziaria con l’allora
8

assunte.

beneficio parrocchiale, proprio in rapporto alla porzione di
terreno oggetto di causa; 4) che il Fiordigiglio non avesse
fornito la prova dell’effettiva porzione di fondo detenuta,
nonché di aver coltivato il fondo oggetto di causa per almeno
quattro anni.
Col terzo motivo del medesimo ricorso incidentale si

lamenta, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3), cod.
proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 244 cod.
proc. civ., avendo la Corte territoriale basato la propria
decisione «esclusivamente sulla dichiarazione testimoniale di
monsignor Bisconti Benedetto»

il

quale,

essendo legale

rappresentante dell’istituto diocesano per il sostentamento del

5.

clero, avrebbe reso una testimonianza inammissibile o, comunque,(- – (
inattendibile.
6.

Con il primo ed unico motivo di ricorso incidentale

Salvatore Rollo lamenta, in relazione all’art. 360, primo comma,
n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione
dell’art. 8 della legge n. 590 del 1965, nonché degli artt. 103
e 244 del codice di procedura civile.
Quanto alla prima parte della censura, essa è posta in
termini sostanzialmente identici a quelli contenuti nel ricorso
principale; la censura relativa all’art. 244 cod. proc. civ. è
posta in riferimento al fatto che la Corte territoriale non
avrebbe tenuto conto in modo adeguato delle testimonianze
assunte, le quali dimostrerebbero che il Rollo possedeva tutti i
requisiti di legge per l’esercizio del riscatto.
9

7. Occorre innanzitutto rilevare che il ricorso incidentale
del Rollo è inammissibile per totale mancanza di quesiti di
diritto, trattandosi di ricorso soggetto,

ratione temporis,

all’applicazione dell’art. 366-bis del codice di procedura
civile.

congiuntamente i due motivi del ricorso principale ed i primi
due motivi del ricorso incidentale Fiordigiglio Giannaccari, in
quanto pongono i medesimi problemi.
8.1. Va detto, al riguardo, che, pur contenendo le censure di
cui al primo motivo di entrambi i suddetti ricorsi una serie di
considerazioni astrattamente corrette, tuttavia la sentenza

8. Ciò posto, la Corte osserva che devono essere trattati

della Corte d’appello di Lecce resiste alle censure proposte chee” (1,
non sono in grado di scalfirne tutte le diverse

rationes

decidendi.

L’art. 8, nono comma, della legge n. 590 del 1965 stabilisce
che, nel caso di vendita «di un fondo coltivato da una pluralità
di affittuari, mezzadri o coloni, la prelazione non può essere
esercitata che da tutti congiuntamente»; tale previsione
risponde alla finalità complessiva della norma, che è quella di
promuovere la proprietà coltivatrice (sentenze 4 gennaio 1991,
n. 31, e 15 gennaio 2007, n. 653). La Corte d’appello, partendo
dalla premessa per cui i riscattanti erano titolari di separati
rapporti agrari, ha tratto la conclusione che gli stessi
dovessero esercitare il riscatto ciascuno per la sua porzione di

lo

fondo, ossia disgiuntamente, ed ha richiamato la sentenza 28
novembre 1988, n. 6401, di questa Corte.
Occorre invece ribadire, in questa sede, che il principio
generale fissato dalla norma sopra richiamata è nel senso della
necessità di un esercizio congiunto,

disgiunto

anche la possibilità di un esercizio

(sentenza 19 novembre 2003, n. 17509). Si possono

presentare, infatti, diverse ipotesi: che sul fondo siano
insediati più affittuari, con uno o più contratti, le cui
porzioni di terreno siano collegate strutturalmente, sicché una
prelazione distinta non potrebbe ammettersi, in quanto lederebbe
le finalità di tutela della proprietà coltivatrice e di migliore

in specifici casi –

pur potendosi ammettere –

utilizzazione del fondo; ma può anche darsi l’ipotesi in cui (
“\AlL1/
ciascuno degli appezzamenti condotti in fitto costituisce
un’entità autonoma ed indipendente, tale da non trarre maggiore
utilità dalla vicinanza con gli altri; ed in questa eventualità
il riscatto per porzioni separate può essere ammesso.
Tuttavia, il fatto che la prelazione possa essere esercitata
disgiuntamente implica che l’affermazione svolta dalla Corte
territoriale in termini generali è errata, non potendosi dire
che, in assoluto, la prelazione

debba essere proposta

separatamente.
9. Da tale conclusione non deriva, tuttavia, l’accoglimento
dei due ricorsi in esame, poiché la sicura ammissibilità
dell’esercizio congiunto del riscatto, anche se pro quota,

non

toglie che ciascuno dei riscattanti sia tenuto a fornire la
11

prova dell’effettiva sussistenza di tutti i requisiti indicati
dalla legge (coltivazione da almeno un biennio, mancata vendita
di altri fondi nel biennio precedente e possesso della capacità
lavorativa stabilita dall’art. 8, primo comma, della legge n.
590 del 1965). Come questa Corte ha ribadito in più occasioni,

sussistenza di tali requisiti grava sulla parte che esercita il
riscatto (sentenze 21 luglio 2006, n. 16773, 24 luglio 2012, n.
12893, 22 marzo 2013, n. 7253), sia pure con i limiti derivanti
dall’applicazione del noto principio di non contestazione
(sentenza 9 marzo 2012, n. 3727); e poiché, come la stessa
sentenza impugnata riconosce, la Negro Brunetti si era
costituita in giudizio già in primo grado, contestando in
maniera ampia e puntuale l’effettiva sussistenza dei requisiti
di legge in capo ai riscattanti, costoro erano tenuti a fornire
la relativa prova.
Vengono in esame, a questo punto, il secondo motivo del
ricorso principale ed il secondo motivo del ricorso incidentale
Fiordigiglio Giannaccari, i quali censurano, entrambi in termini
di vizio di motivazione, la sentenza impugnata in ordine alla
presunta errata valutazione circa la sussistenza dei requisiti
di cui sopra.
Sul punto,

però,

la sentenza impugnata si presenta

ineccepibile. Essa, con una valutazione di merito correttamente
argomentata e priva di vizi logici, ha ricostruito le posizioni
dei singoli soggetti riscattanti ed ha escluso che vi fosse, per
12

infatti, l’onere della prova circa la dimostrazione della

ciascuno di loro, la prova della sussistenza dei requisiti di
legge. In particolare, la Corte leccese ha affermato essere
pacifico che la Giannaccari non era stata mai parte di alcun
contratto agrario; quanto al Fiordigiglio, ha rilevato non
esservi prova del legittimo possesso del terreno nel momento in

infine, ha osservato che, in mancanza di prova della consistenza
del terreno da lui condotto in fitto, non si poteva ritenere
dimostrato il requisito del possesso della capacità lavorativa
richiesta dalla legge.
Si tratta, com’è facile intuire, di valutazioni di merito che
resistono alle censure avanzate dai ricorrenti, le quali si
risolvono in una richiesta a questa Corte di procedere ad una
nuova e non consentita valutazione delle prove esistenti; con
ciò oltrepassando i limiti del giudizio di legittimità.
Da tanto consegue che devono essere respinti i due motivi del
ricorso principale ed i primi due motivi del ricoTso incidentale
Fiordigiglio Giannaccari.
10. Residua, a questo punto, l’esame del solo terzo motivo
del ricorso incidentale Fiordigiglio Giannaccari, col quale come si è detto – si censura una presunta erronea valutazione
delle prova testimoniale.
Anche tale motivo è infondato, per una pluralità di ragioni.
Oltre a quanto appena detto in ordine al secondo motivo del
ricorso principale e del medesimo ricorso incidentale, va
rilevato, da un lato, che non è esatto che la sentenza impugnata
13

cui il giudizio di riscatto fu promosso; quanto al Catanzaro,

si basi esclusivamente sulla deposizione del teste Bisconti,
perché essa fa riferimento anche a quella del sacerdote
Metrangolo; oltre a ciò, è appena il caso di notare che il
motivo di ricorso non rispetta i requisiti di cui all’art. 366,
primo comma, n. 6), cod. proc. civ., perché si limita ad

inammissibilità della deposizione del teste, ma senza
specificare né dove né come essa sarebbe stata ritualmente
eccepita.
Anche il terzo motivo del ricorso incidentale Fiordigiglio
Giannaccari, quindi, è infondato.
11. In conclusione, sono rigettati il ricorso principale ed
il ricorso incidentale Fiordigiglio Giannaccari, mentre è
dichiarato inammissibile il ricorso incidentale di Salvatore
Rollo.
A tale pronuncia segue la condanna di tutti i ricorrenti, in
solido, al pagamento delle spese del giudizio di cassazione,
liquidate per ciascuno in conformità ai soli parametri
introdotti dal decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140,
sopravvenuto a disciplinare i compensi professionali.
PER QUESTI MOTIVI

La Corte, riuniti i ricorsi, rigetta il ricorso principale ed
il ricorso incidentale dei coniugi Fiordigiglio Giannaccari,
dichiara inammissibile il ricorso incidentale Rollo e condanna i

ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di

14

osservare di avere «tempestivamente rilevato» la presunta

cassazione, liquidate per ciascuno dei ricorrenti in euro 3.500,
di cui euro 200 per spese, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza

Sezione Civile, il 28 novembre 2013.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA