Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13667 del 19/05/2021

Cassazione civile sez. III, 19/05/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 19/05/2021), n.13667

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33362-2019 proposto da:

S.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE G. MAZZINI, 6,

presso lo studio dell’avvocato MANUELA AGNITELLI, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE RICONOSCIMENTO PROTEZIONE INTERNAZIONALE

TORINO;

– intimato –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 563/2019 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 27/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/12/2020 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

Il ricorrente S.D. è cittadino (OMISSIS).

Secondo quanto risulta dalla sentenza, ed in parte dai motivi di ricorso, egli sarebbe fuggito dal suo paese per evitare le ritorsioni dovute al fatto di essere omosessuale, in un contesto in cui tale inclinazione sessuale è considerata reato o comunque repressa.

Il Tribunale ha ritenuto il racconto generico e contraddittorio e non vi ha dato credito, escludendo comunque che sussistessero i presupposti per la protezione sussidiaria, a causa della assenza in Nigeria di un clima di violenza generalizzata. Quanto alla protezione umanitaria ha ritenuto che il ricorrente non ha allegato alcunchè a sostegno di questa sua pretesa.

La corte di appello ha confermato questo giudizio, ribadendo l’inverosimiglianza del racconto, l’assenza di un conflitto armato generalizzato in (OMISSIS), l’assenza di allegazioni utili per poter ritenere una qualche situazioni ostativa al rimpatrio.

Il ricorrente propone cinque motivi di ricorso.

Il Ministero, tardivamente costituito, non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

p..- Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione della L. n. 13 del 2017.

Ritiene che, non avendo la Commissione trasmesso la videoregistrazione, andava di conseguenza fissata l’udienza per l’audizione, che non è stata invece fissata e che comunque la corte d’appello avrebbe dovuto procedere ad interrogatorio libero e non lo ha fatto.

Il motivo è infondato.

Infatti, in tal caso, il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile (Cass. 21584/ 2020; Cass. 22049/ 2020).

Niente di tutto ciò è allegato dal ricorrente.

Senza tacere del fatto che lo stesso ricorrente, a pagina 5, in fondo, ammette di essere stato sentito (“dal suo racconto, esposto dapprima in Commissione, poi in Tribunale in sede di libero interrogatorio”). Il che – tenuto conto che, per la verità, la sentenza impugnata dà atto della mancata audizione – palesa che la stesura del ricorso, in ragione dell’evidente contraddizione, risponde ad un modello astratto e non parametrato alla decisione impugnata.

p..- Il secondo motivo denuncia violazione della L. 251 del 2007, artt. 2 e 11.

Secondo il ricorrente è infondato il giudizio di inverosimiglianza del suo racconto, in quanto le contraddizioni sarebbero marginali e su aspetti di dettaglio.

Il motivo è inammissibile, per due ragioni.

La prima è che il giudizio sulla credibilità è un giudizio di fatto, censurabile in Cassazione solo per difetto di adeguata motivazione circa i criteri di giudizio imposti dalla legge per valutare il racconto; il secondo è che pur denunciando l’irrilevanza delle contraddizioni su dettagli e aspetti secondari, non dice quali siano e perchè non inficiano la credibilità del racconto. Tra l’altro, l’illustrazione del motivo evoca come oggetto di critica solo una parte della motivazione della sentenza impugnata, che si trova enunciata a pag. 7, ma prescinde completamente da quanto precede sia nella stessa pagina, sia nella pagina 6, in cui la corte territoriale ripercorre la motivazione del primo giudice, preliminarmente dichiarando di condividerla.

p..- Terzo e quarto motivo possono valutarsi congiuntamente attenendo alla protezione sussidiaria ed avendo oggetto comune.

Il terzo motivo denuncia violazione L. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a e b e L. n. 25 del 2008, art. 27; e così pure il quarto motivo denuncia violazione della L. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b e c.

In sostanza, con il terzo motivo il ricorrente si duole dell’erronea valutazione dei rischi previsti dalla L. n. 251 del 2007, lett. a) e b) ossia dei rischi di torture o trattamenti disumani in caso di rimpatrio.

Ma si tratta di una censura inammissibile, dal momento che essa presuppone che il racconto sia ritenuto verosimile: è palese che nel in caso in cui la corte di merito abbia ritenuto inverosimile il racconto non ha comunque obbligo di valutare le condizioni previste dall’art. 14, lett. a) e b) in quanto queste ultime si riferiscono a pericoli che conseguono a quanto narrato dal ricorrente; deve invece valutare la situazione del paese con riferimento all’art. 14, lett. c ossia ad una condizione, quella del conflitto armato generalizzato, che prescinde dalla veridicità del racconto in quanto mette in pericolo il civile in quanto tale.

Questa valutazione – lo si rileva a proposito delle censure svolte nel quarto motivo – è stata compiuta, facendo riferimento a fonti aggiornate (Amnesty del 2017) ed ha portato ad escludere una situazione di conflitto armato generalizzato, che non è adeguatamente contestato, in quanto con il quarto motivo il ricorrente allega fonti tratte dal sito della Farnesina che, per un verso sono relative al settembre 2019 e, dunque, sono sopravvenute rispetto alla decisione e, per altro verso nemmeno contraddicono l’accertamento della corte di merito, limitandosi ad indicare pericoli per chi viaggia in quelle zone.

p..- Il quinto motivo denuncia violazione della L. n. 286 del 1998, art. 5 e L. n. 251 del 2007, art. 3.

La corte di merito – con ampia motivazione della quale parte ricorrente assume come oggetto di critica due proposizioni che riproduce come se fossero consecutive, mentre non lo sono – ha ritenuto che il ricorrente non ha allegato alcuna situazione di vulnerabilità, ossia non ha indicato ragioni da cui ricavare che il rimpatrio lo rende vulnerabile e dunque ostative e comunque ha censurato la carenza “di qualsiasi allegazione in fatto che possa essere ricondotta alle previsioni del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5 comma 6 art. 19, comma 1, ovvero alle altre fonti da cui si ricava la nozione in senso ampio di protezione umanitaria” (pag. 9 della sentenza).

Il ricorrente censura la sentenza ritenendo che la sua omosessualità è causa ostativa al rimpatrio atteso il trattamento riservato in (OMISSIS) agli omosessuali.

Il motivo è inammissibile.

Non coglie la ratio della decisione.

La corte, come detto non ha negato pericoli per gli omossessuali in (OMISSIS), ma non ha proprio creduto al racconto del ricorrente circa la propria omosessualità cosi che, esclusa questa ragione di vulnerabilità, ha ritenuto che non ve ne fossero altre allegate e da esaminare.

In ogni caso, posto che la ratio della decisione sta nel difetto di allegazione di situazioni ostative al rimpatrio, il motivo comunque è ulteriormente inammissibile in quanto non attinge l’effettiva motivazione.

Essendovi stato solo un atto di costituzione tardiva e non un controricorso tempestivamente notificato, il Ministero non ha diritto alla rifusione delle spese.

P.Q.M.

La corte rigetta il ricorso. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2021

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