Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13657 del 05/07/2016


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Cassazione civile sez. II, 05/07/2016, (ud. 03/03/2016, dep. 05/07/2016), n.13657

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12330/2012 proposto da:

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, (OMISSIS),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

PROVINCIA DI AVELLINO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GALLIA

86, presso lo studio dell’avvocato GIANLUIGI CASSANDRA,

rappresentato e difeso dagli avvocati GENNARO GALETTA, OSCAR

MERCOLINO;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 374/2012 del TRIBUNALE di AVELLINO, depositata

il 29/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/03/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO;

udito l’Avvocato SCARAMUCCI Avvocato dello STATO, difensore del

ricorrente che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato GALLETTA Gennaro, difensore del resistente che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO Lucio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale, inammissibilità.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

Con ricorso depositato il 16 novembre 2010 la Provincia di Avellino adiva il Tribunale di quella stessa Città proponendo opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione notificata il precedente 19 ottobre con la quale il Garante per la protezione dei dati personali irrogava la sanzione di Euro 20mila per violazione del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 162, comma 2 bis- Codice in materia di protezione dei dati personali.

Resisteva il Garante alla proposta impugnazione eccependone l’inammissibilità ed, in ogni caso, l’infondatezza.

Con sentenza n. 374/2012 l’adito Tribunale, ritenutane la tempestività e, quindi, l’ammissibilità, accoglieva la proposta opposizione, annullando conseguentemente l’ordinanza-ingiunzione e compensando interamente le spese del giudizio. Per la cassazione della succitata decisione del Tribunale ricorre il Garante con atto affidato ad un unico articolato motivo.

Resiste con controricorso l’intimata Provincia, che propone – inoltre – ricorso incidentale condizionato fondato su quattro ordini di motivi.

Diritto

RIENUTO IN DIRITTO

1.- Con l’unico motivo del ricorso principale si censura il vizio di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 196 del 2003, artt. 4, 28, 162 e 166 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Con il motivo si pone, nella sostanza, la questione dei limiti di compatibilità del rinvio alla L. n. 689 del 1981 da parte del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 166 e, quindi, della “identificazione” del soggetto titolare del trattamento e della imputabilità delle sanzioni.

E, quindi, conseguentemente se sia possibile o meno l’irrogazione delle sanzione amministrativa prevista ex lege anche ad un Ente (quale, in ipotesi, la Provincia) oppure solo ad una persona fisica.

Il principio che, con il motivo in esame, parte ricorrente chiede affermarsi è quello per cui la sanzione de qua è applicabile anche all’ente.

Il motivo è fondato.

Il richiamo al noto principio della imputabilità personale della sanzione, di cui alla L. n. 689 del 1981, non può giustificare –

come ritenuto nella decisione gravata – la sostanziale irresponsabilità dell’Ente tenuto al trattamento dei dati sensibili protetti dalla legge.

Non è corretto, in particolare, il richiamo, operato dalla sentenza impugnata, al dictum di Cass. n. 12664/2007 e, quindi, al principio (in essa pure richiamato) della natura personale della responsabilità e dei conseguenti profili della imputabilità, dell’elemento soggettivo della violazione, delle cause di esclusione della responsabilità e del concorso di persone.

Giova al riguardo evidenziare che quanto affermato dalla citata decisione di questa Corte attiene, più propriamente, al regime sanzionatorio considerato dalla generale legge di depenalizzazione.

Quest’ultima preesisteva alla normativa sanzionatoria specifica del Codice e quest’ultimo, pur richiamando (al suo art. 166) la L. n. 689 del 1981 rende possibile la configurabilità di una responsabilità solidale della persona giuridica, ma non esclude di per sè la possibile autonoma responsabilità della stessa siffatta persona quanto al successivo e specifico regime sanzionatorio previsto dal predetto Codice stesso.

Infatti la diversa natura giuridica delle sanzioni amministrative contenute nel Codice in materia di protezione dei dati personale (D.Lgs. n. 196 del 2003) è confermata dal tenore della norma di cui all’art. 162, comma 2-bis (aggiunto ex D.L. n. 207 del 2008 conv. in L. n. 14 del 2009) del detto codice laddove si prevede testualmente che: “in caso di trattamento di dati personali effettuato in violazione…delle disposizioni indicate nell’art. 167 è altresì applicata in – sede amministrativa, in ogni caso, la sanzione del pagamento di una somma….”.

Insomma con l’anzidetta norma di legge si prevede una sanzione amministrativa che si aggiunge a quella penale, con un regime proprio ed autonomo e che scatta in ogni caso e, quindi, anche nei confronti di un Ente e non solo della persona fisica.

Peraltro la suddetta previsione appare in linea proprio con l’inquadramento generale dato dal citato Codice quanto alla configurazione dei soggetti (persone fisiche o giuridiche) titolari del trattamento dei dati.

Difatti, ai sensi dell’art. 4 del predetto Codice, è considerato titolare del trattamento dei dati non solo la persona fisica, ma espressamente anche “..la persona giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione o organismo cui competono…”.

D’altra parte questa Corte, già con nota pronuncia (Cass. civ., Sez. 6-2, Ord. 8 aprile 2014, n. 8184), ha già avuto modo di affermare che “il titolare del trattamento è la persona giuridica”, come tale perfettamente sanzionabile ai sensi della normativa in materia di trattamento dei dati personali.

In conclusione il motivo esaminato deve essere accolto con conseguente cassazione dell’impugnata decisione e rinvio, anche per le spese del presente giudizio, al Tribunale di Avellino in diversa composizione, che provvederà alla stregua dei principi innanzi enunciati.

2.- Con il ricorso incidentale condizionato sono stati dedotti i vizi di seguito, in breve, doverosamente e per completezza riportati:

a) violazione L. n. 242 del 1990, artt. 7 e ss e Reg.to 1/2000 del Garante;

b) l’inesistenza presupposti per irrogazione sanzione amministrativa;

c) la violazione del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 19 e art. 20;

d) violazione L. n. 689 del 1981, art. 4.

Il ricorso incidentale proposto, stante l’accoglimento, per le motivazioni innanzi esposte e il conseguente necessario riesame del giudizio, deve ritenersi inammissibile.

PQM

La Corte accoglie il ricorso principale, dichiara inammissibile quello incidentale, cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese, al Tribunale di Avellino in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2016

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