Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13655 del 19/05/2021

Cassazione civile sez. lav., 19/05/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 19/05/2021), n.13655

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1426-2020 proposto da:

M.L., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIAGRAZIA STIGLIANO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI BARI, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso o e legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. 6515/2019 del TRIBUNALE di BARI, depositato il

20/12/2019 R.G.N. 12243/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/01/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con decreto 27 dicembre 2019, il Tribunale di Bari rigettava le domande di protezione internazionale o umanitaria di M.L., cittadino (OMISSIS), che aveva dichiarato di avere abbandonato il proprio Paese (in particolare la regione meridionale del (OMISSIS)) l’11 luglio 2016. E ciò in esito ad una vicenda familiare, per la quale il padre era stato decapitato verosimilmente da parenti interessati alla sua terra e qualche tempo dopo pure il fratello maggiore, che aveva deciso come il padre di non vendere il terreno, era stato accoltellato; sicchè, la madre, ammattita dopo la morte anche del fratello, era stata ricondotta a casa dei genitori ed egli aveva vissuto qualche tempo con un amico del padre, che, non volendo ingerirsi nella questione familiare, gli aveva poi organizzato, tramite un amico in Libia, la partenza dal (OMISSIS);

2. preliminarmente rilevata la natura privata della vicenda senza deduzione di ragioni di negata tutela da parte delle autorità (OMISSIS)esi, il Tribunale non riteneva credibile il racconto dello straniero per la sua genericità, superficialità e non spiegata omessa denuncia di commissione dei due omicidi alla polizia;

3. esso escludeva la ricorrenza dei requisiti delle misure di protezione richieste, anche in relazione all’assenza di una situazione di violenza indiscriminata nella regione del (OMISSIS), in quanto era finalmente cessato un conflitto armato durato oltre trent’anni, secondo le informazioni delle fonti EASO specificamente indicate; neppure risultando alcun elemento concreto per la concessione di un permesso umanitario, in assenza di serie ragioni, nè una sufficiente dimostrazione della concreta integrazione nel tessuto sociale italiano del richiedente;

4. con atto notificato il 6 gennaio 2020, lo straniero ricorreva per cassazione con due motivi; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35bis per la ricostruzione della situazione del (OMISSIS), e in particolare della propria zona di provenienza, in base a fonti di informazione non aggiornate o incomplete (la più recente COI indicata essendo priva dell’indicazione del sito internet di estrazione) (primo motivo);

2. esso è infondato;

3. è noto l’obbligo del giudice di un accertamento aggiornato al momento della decisione (Cass. 28 giugno 2018, n. 17075), secondo un consolidato indirizzo per il quale le fonti di informazioni devono essere attendibili, puntualmente indicate e aggiornate a tale momento (Cass. 28 giugno 2018, n. 17075; Cass. 12 novembre 2018, n. 28990; Cass. 22 maggio 2019, n. 13897; Cass. 12 maggio 2020, n. 8819): sicchè il giudice del merito, non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte (Cass. 20 maggio 2020, n. 9230);

3.1. ai fini della dimostrazione della violazione del dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice di merito, non è peraltro sufficiente una mera prospettazione, in termini generici, di una situazione complessiva del Paese di origine del richiedente diversa da quella ricostruita dal giudice, sia pure sulla base del riferimento a fonti internazionali alternative o successive a quelle utilizzate dal giudice e risultanti dal provvedimento decisorio, occorrendo che la censura dia atto in modo specifico degli elementi di fatto idonei a dimostrare che il giudice di merito abbia deciso sulla base di informazioni non più attuali, dovendo la censura contenere precisi richiami, anche testuali, alle fonti alternative o successive proposte, in modo da consentire alla Corte di Cassazione l’effettiva verifica circa la violazione del dovere di collaborazione istruttoria (Cass. 21 ottobre 2019, n. 26728; Cass. 20 ottobre 2020, n. 22769);

3.2. nel caso di specie, il Tribunale ha compiuto una puntuale ed argomentata disamina della più recente evoluzione della situazione di conflittualità interna del (OMISSIS), regione di provenienza del richiedente, sulla base di fonti informative specificamente indicate e aggiornate fino ad alcuni mesi prima della decisione, criticamente valutate (in particolare dal secondo capoverso di pg. 5 all’ultimo capoverso di pg. 7 del decreto), non inficiate dalle fonti alternative indicate dal ricorrente, le quali non prospettano nella sostanza una situazione diversa da quella apprezzata dal Tribunale, sulla base dei rapporti EASO esaminati, “di “conflitto a bassa intensità con sporadici episodi di violenza” non tali da integrare “i presupposti per un riconoscimento di… protezione sussidiaria” (così agli ultimi tre alinea di pg. 7 del decreto), pertanto inidonee a condurre ad un diverso esito del giudizio;

4. il ricorrente deduce quindi violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, lett. a), c) e artt. 2, 7, 8 per essere stata esclusa la propria credibilità, sul presupposto dell’espatrio per sole ragioni personali, senza il rispetto dei criteri di valutazione procedimentalizzati, in base ad elementi ritenuti implausibili (come in particolare la mancata partecipazione al funerale del proprio padre o fratello uccisi, ovvero l’omissione di denuncia alla polizia) ad essi estranei (secondo motivo);

5. anch’esso è infondato;

6. in via di premessa, giova ribadire la necessità che la valutazione di credibilità del richiedente sia sempre frutto di una valutazione complessiva di tutti gli elementi e che non possa essere motivata soltanto con riferimento ad elementi isolati e secondari o addirittura insussistenti, quando invece venga trascurato un profilo decisivo e centrale del racconto (Cass. 8 giugno 2020, n. 10908); e che il giudice, prima di pronunciare il proprio giudizio sulla sussistenza dei presupposti per la concessione della protezione, osservi l’obbligo di compiere le valutazioni di coerenza e plausibilità delle dichiarazioni del richiedente, non già in base alla propria opinione, ma secondo la procedimentalizzazione legale della decisione sulla base dei criteri indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 (Cass. 11 marzo 2020, n. 6897; Cass. 6 luglio 2020, n. 13944; Cass. 9 luglio 2020, n. 14674);

6.1. la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce poi un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, a norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 (soltanto il mancato rispetto dei parametri procedimentali di tale norma integrando errore di diritto denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: Cass. 30 giugno 2020, n. 13257) e tale apprezzamento è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, ovvero per mancanza assoluta della motivazione, sua apparenza o perplessità od obiettiva incomprensibilità, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (Cass. 5 febbraio 2019, n. 3340): essendo pertanto la verifica di credibilità sottratta al controllo di legittimità, al di fuori dei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, posto che le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, devono essere sottoposte non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna, ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda (Cass. 7 agosto 2019, n. 21142; Cass. 19 giugno 2020, n. 1195);

6.2. nel caso di specie, il Tribunale ha compiuto un accertamento in fatto, rispettoso dei criteri indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 adeguatamente argomentato (per le ragioni indicate al p.to 3 dal primo periodo al terzo capoverso di pg. 4 del decreto), pertanto insindacabile: avendo, in particolare, valorizzato la natura privata della vicenda familiare del richiedente, che neppure ha denunciato il fatto alla polizia (così al primo periodo di pg. 4 del decreto), posto che le liti tra privati per ragioni proprietarie o familiari non possono essere addotte come causa di persecuzione o danno grave, nell’accezione offerta dal D.Lgs. n. 251 del 2007, trattandosi di “vicende private” estranee al sistema della protezione internazionale, non rientrando nè nelle forme dello status di rifugiato (art. 2, lett. e), nè nei casi di protezione sussidiaria (art. 2, lett. g), atteso che i c.d. soggetti non statuali possono considerarsi responsabili della persecuzione o del danno grave solo ove lo Stato, i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, comprese le organizzazioni internazionali, non possano o non vogliano fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi (Cass. 1 aprile 2019, n. 9043; Cass. 23 ottobre 2020, n. 23281);

7. pertanto il ricorso deve essere rigettato, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese e con raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (conformemente alle indicazioni di Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA