Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13654 del 19/05/2021

Cassazione civile sez. lav., 19/05/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 19/05/2021), n.13654

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1415-2020 proposto da:

B.M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO

TRIESTE 10, presso lo studio dell’avvocato EMANUELE BOCCONGELLI, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ANCONA, presso la

PREFETTURA – UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI ANCONA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. 2815/2019 del TRIBUNALE di L’AQUILA, depositato

il 22/11/2019 R.G.N. 2060/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/01/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con decreto 22 novembre 2019, il Tribunale di L’Aquila rigettava le domande di protezione internazionale ed umanitaria proposte da B.M.L., cittadino del (OMISSIS), che dichiarava di avere abbandonato il proprio Paese nell’agosto del 2016, a causa di una vicenda familiare e di essere rimasto, prima dell’approdo in Italia, due mesi in Costa d’Avorio, ivi esercitando la prostituzione, riparando quindi, per sfuggire alla cattura della comunità musulmana, in Libia, dove aveva lavorato per cinque mesi come agricoltore al servizio di un arabo;

2. come già la Commissione territoriale, il Tribunale non riteneva credibile (per incoerenza logica, genericità e profili di implausibilità, in assenza di ragioni di timore per il rimpatrio) il racconto dello straniero. Ed infatti, egli aveva riferito di un complotto ordito, dopo la morte del padre, da zii e fratellastri contro sua madre, per impedirle di rimanere nella casa del marito defunto con i tre figli, tra cui il richiedente e lasciarla completamente disponibile alla prima moglie e ai suoi quattro figli: così accusandola di stregoneria e facendola rinchiudere in un istituto statale con le sue due figlie, sorelle del predetto; sicchè, una volta rimasto solo, senza alcuna possibilità di difendere la madre dalle ingiuste accuse e di fronte alle continue minacce dei fratellastri, egli aveva deciso di fuggire dal Paese;

3. il tribunale escludeva la ricorrenza dei requisiti delle misure di protezione richieste, anche in relazione all’assenza di una situazione di indiscriminata violenza o di particolare insicurezza della zona del Paese (in particolare, della capitale) di sua provenienza, sulla base delle fonti informative internazionali indicate; neppure risultando alcun concreto elemento per la concessione di un permesso per ragioni umanitarie, nè un percorso serio d’integrazione in Italia, nell’evidente insufficienza di un rapporto di lavoro nel 2018 a tempo determinato (due mesi) poi non rinnovato;

4. con atto notificato il 23 dicembre 2019, lo straniero ricorreva per cassazione con unico motivo; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. il ricorrente deduce “violazione delle norme di diritto che regolano la protezione internazionale”, per avergliela il Tribunale erroneamente negata, nell’ambito di un quadro di violenza domestica, senza operare alcun accertamento, nel doveroso esercizio dei poteri officiosi di cooperazione istruttoria, sulla possibilità o volontà, qualora responsabili della persecuzione o del danno grave siano (come nel caso di specie) soggetti non statuali, di fornire protezione da parte dello Stato o delle organizzazioni che lo controllino (D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, lett. c); nonchè per essere il decreto contraddittoriamente motivato in merito alla risultanza di una conflittualità interna comportante una grave instabilità nelle aree settentrionali del (OMISSIS), estesa anche nelle aree del sud e dell’est, con esclusione tuttavia di un rischio di esposizione indiscriminata e diffusa; nonchè per essergli stato negato il riconoscimento, in subordine, della protezione umanitaria in ragione delle proprie condizioni di vulnerabilità, ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 non avendo il Tribunale spiegato, nel giudizio di comparazione tra le condizioni di vita in Italia e in (OMISSIS), l’inesistenza di un’effettiva e incolmabile sproporzione nel godimento dei diritti fondamentali (unico motivo);

2. esso è inammissibile;

3. la formulazione del motivo non reca neppure l’indicazione delle specifiche norme di diritto asseritamente violate, in virtù di una deduzione assolutamente generica, tale da non consentire di ricondurlo, come necessario, in maniera immediata ed inequivocabile ad una delle cinque ragioni di impugnazione stabilite espressamente e tassativamente dall’art. 360 c.p.c., comma 1 pur non occorrendo la necessaria adozione di formule sacramentali o l’esatta indicazione numerica di una delle predette ipotesi (Cass. s.u. 24 luglio 2013, n. 17931; Cass. 7 maggio 2018, n. 10862);

3.1. esso è inoltre formulato in modo promiscuo, contenendo più profili di doglianza (alla stregua di plurimi errores in iudicando e di motivazione contraddittoria): con la conseguenza di una sostanziale impossibilità di ricondurli a specifici motivi di impugnazione, atteso che le doglianze, anche se cumulate, non sono formulate, come invece dovrebbero, in modo tale da consentire un loro ordinato esame separato quali motivi diversi, senza rimettere al giudice il compito di isolare le singole censure teoricamente proponibili, al fine di ricondurle a uno dei mezzi d’impugnazione consentiti, prima di decidere su di esse (Cass. 17 marzo 2017, n. 7009; Cass. 23 ottobre 2018, n. 26790);

3.2. i superiori rilievi di inammissibilità, inidonei ad uno scrutinio del mezzo così come formulato, assorbono ogni profilo di suo esame;

4. pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese e raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (conformemente alle indicazioni di Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2021

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