Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13626 del 30/05/2017


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Cassazione civile, sez. II, 30/05/2017, (ud. 19/01/2017, dep.30/05/2017),  n. 13626

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27775-2013 proposto da:

(OMISSIS) SPA LIQUIDAZIONE, (OMISSIS), IN PERSONA DEL SUO CURATORE

P.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ATTILIO REGOLO 12D,

presso lo studio dell’avvocato RICCARDO ZACCHIA, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato GIORGIO SCHIANO DI PEPE;

BANQUE POPULAIRE COTE D’AZUR, P.I. (OMISSIS) IN PERSONA DEL PREPOSTO

ALLA SEDE SECONDARIA elettivamente domiciliata in ROMA, LUNGOTEVERE

MARZIO 1, presso lo studio dell’avvocato LUCA VIANELLO, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati GUIDO GALLIANO,

ROBERTO VILLA;

– controricorrente –

Nonchè da:

DELTA NAUTICA SRL, P.I. (OMISSIS) IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE P.T.,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’Avv. GIANLUCA RUBINO;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

PAM SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 529/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 16/04/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/01/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO;

udito l’Avvocato Isabella Negro con delega depositata in udienza

dell’Avv. Schiano Di Pepe Giorgio difensore della ricorrente che

insiste sulle difese in atti e ne chiede l’accoglimento;

udito l’Avv. Caron Alessandra con delega depositata in udienza

dell’Avv. Luca Vianello difensore della Banque Populaire Cote D’Azur

che si riporta alle difese in atti insistendo sull’accoglimento

degli atti;

udito l’Avv. Libbi Paola con delega depositata in udienza dell’Avv.

Rubino Gianluca difensore della Delta Nautica srl, che insiste sul

rigetto del ricorso principale;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE Alessandro, che ha concluso per la cassazione della sentenza

d’ufficio, richiesta l’improcedibilità della domanda di condanna

contro il Fallimento, e per il rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La società Delta Nautica s.r.l. impugnò davanti alla corte di appello di Genova la sentenza del tribunale di Chiavari che, per quanto qui ancora interessa, aveva rigettato le sue domande aventi ad oggetto l’esecuzione in forma specifica, ex art. 2932 c.c., di un contratto preliminare con cui la società (OMISSIS) s.p.a. le aveva promesso in vendita l’imbarcazione denominata “(OMISSIS)” e il risarcimento dei danni che essa Delta Nautica aveva subito a causa dell’inadempimento contrattuale della promittente venditrice (OMISSIS) s.p.a..

La corte di appello di Genova, riformando la sentenza di primo grado, ha rilevato che l’imbarcazione dedotta in contratto era di proprietà della Banque Populaire Cote d’Azur e condotta in leasing dalla società PAM s.p.a. ed ha conseguentemente riqualificato il contratto dedotto in giudizio come “finalizzato, tramite la predisposizione delle varie condizioni, al subentro della Delta Nautica (al posto della società PAM nella posizione di utilizzatrice) nel leasing riguardante tale imbarcazione” (pagina 14 della sentenza, penultimo capoverso). Operata tale qualificazione contrattuale, la corte distrettuale ha ritenuto che la promittente (OMISSIS) si fosse resa colpevolmente inadempiente alle obbligazioni assunte nei confronti della promissaria Delta Nautica. Pertanto, giudicata impossibile la pronuncia di una sentenza di trasferimento della proprietà dell’imbarcazione, la corte ligure ha condannato il Fallimento della società (OMISSIS) (fallita nel corso del giudizio di secondo grado) al risarcimento dei danni derivati dall’inadempimento di tale contratto all’attrice, poi appellante, Delta Nautica, liquidando detti danni nel valore di stima (Euro 560.000) che le parti avevano contrattualmente assegnato all’imbarcazione, denominata “(OMISSIS)”, che la promissaria acquirente aveva consegnato alla società (OMISSIS) in pagamento di una parte del corrispettivo previsto per il subentro nel suddetto contratto di leasing; imbarcazione, quest’ultima, che, secondo l’accertamento operato dalla sentenza gravata, non era stata riconsegnata alla promissaria (“non sono assistite da alcun riscontro documentale le affermazioni della Curatela fallimentare secondo cui nel maggio 2012 “(OMISSIS)” sarebbe stato oggetto di riconsegna”, pagine 17 della sentenza, p. 10). La corte di appello ha inoltre disatteso la domanda con cui la Delta Nautica aveva chiesto di riconoscere anche le società Banque Populaire Cote d’Azur e PAM s.p.a. – rispettivamente proprietaria e conduttrice in leasing della imbarcazione”(OMISSIS)” responsabili, in solido con il Fallimento della società (OMISSIS), dei danni dalla stessa Delta Nautica lamentati.

Avverso detta sentenza il Fallimento della società (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione, su quattro motivi, contro la società Delta Nautica, nonchè nei confronti dei convenuti in primo grado, ed appellati, Banque Populaire Cote d’Azur e PAM s.p.a..

La società Delta Nautica ha resistito con controricorso al ricorso del Fallimento ed ha proposto ricorso incidentale nei confronti della Banque Populaire Cote d’Azur, la quale, a propria volta, ha depositato controricorso a ricorso incidentale; la società PAM non ha svolto attività difensiva in questa sede.

La causa è stata discussa alla pubblica udienza del 19.1.17, per la quale non sono state depositate memorie illustrative e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.

All’esito dell’udienza la causa è stata discussa in camera di consiglio e, successivamente, è stata decisa dal Collegio riconvocatosi in camera di consiglio il 6 aprile 2017.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Procuratore Generale ha eccepito in udienza l’improcedibilità della domanda risarcitoria proposta dalla Delta Nautica (e accolta dalla corte d’appello di Genova con la sentenza qui gravata) nei riguardi del Fallimento (OMISSIS) s.p.a. (nei cui confronti il giudizio di appello – originariamente instaurato dalla Delta Nautica s.r.l. contro la società (OMISSIS) s.p.a. in bonis – era stato riassunto dopo l’interruzione conseguita al fallimento di tale ultima società).

L’eccezione del Pubblico Ministero non può trovare accoglimento, perchè il fallimento è intervenuto nel corso del giudizio di appello e, dunque, dopo che il diritto della Delta Nautica aveva formato oggetto di accertamento, sia pure negativo, con sentenza non definitiva.

Al riguardo il Collegio rileva che sia il disposto della L. Fall., art. 95, comma 3, nel testo anteriore alla riforma recata dal D.Lgs. n. 5 del 2006 (“Se il credito risulta da sentenza non passata in giudicato, è necessaria l’impugnazione se non si vuole ammettere il credito”), sia l’analogo disposto dell’attuale L. Fall., art. 96, comma 3, n. 3), (“sono ammessi al passivo con riserva… i crediti accertati con sentenza del giudice ordinario o speciale non passata in giudicato, pronunziata prima della dichiarazione di fallimento. Il curatore può proporre o proseguire il giudizio di impugnazione”) sono stati interpretati dalla giurisprudenza di questa Corte in senso estensivo. In particolare, con la sentenza n. 4646/09, relativa al vecchio testo della L. Fall., art. 95, comma 3, si è affermato che, se la procedura di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito sopravvenga alla sentenza di rigetto, anche solo parziale, della domanda proposta da un creditore della banca (situazione sovrapponibile a quella costituente oggetto del presente procedimento, in cui il fallimento della società (OMISSIS) s.p.a. è sopravvenuto alla sentenza di rigetto della domanda proposta contro tale società dalla Delta Nautica) il creditore deve impugnare la sentenza, onde evitarne il passaggio in giudicato, e la sua domanda non diviene improcedibile. In senso conforme si è successivamente espressa la sentenza n. 26041/10, (“La norma della L. Fall., art. 95, comma 3, – nel testo applicabile “ratione temporis”, anteriore alla sostituzione disposta dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, art. 80 – va interpretata estensivamente e trova applicazione, pertanto, anche nel caso in cui il fallimento sopravvenga alla sentenza di rigetto, anche solo parziale, della domanda proposta da un creditore, il quale deve, quindi, impugnarla, onde evitarne il passaggio in giudicato; tale interpretazione estensiva è coerente con il principio di durata ragionevole del processo, ex art. 111 Cost., e trova conforto nella più recente formulazione della L. Fall., art. 96, comma 2, n. 3. Ne consegue, che ove a seguito dell’impugnazione della sentenza di rigetto (anche parziale) della domanda da parte del creditore, il giudizio, interrottosi per la dichiarazione di fallimento del debitore, sia perseguito dal curatore o nei confronti dello stesso, la sentenza di accertamento del credito eventualmente emessa in riforma di quella di primo grado spiega efficacia nei confronti del fallimento, allo stesso modo di quella di rigetto dell’impugnazione proposta o proseguita dal curatore, in caso di accoglimento della domanda in primo grado); ancora in senso conforme si sono poi espresse le sentenze nn. 3338/15 e n. 17834/13, nonchè, con riferimento al testo attuale della L. Fall., art. 96 (applicabile ratione temporis nella fattispecie in esame, giacchè la società (OMISSIS) s.p.a. è stata dichiarata fallita nel 2011), la sentenza n. 15796/15.

Deve quindi escludersi l’improcedibilità della domanda di condanna al risarcimento danni proposta dalla Delta Nautica nei confronti del Fallimento (OMISSIS) s.p.a. in sede di riassunzione del processo di appello originariamente instaurato contro la società (OMISSIS) s.p.a. in bonis; fermo restando, naturalmente, che la pronuncia di condanna emessa in accoglimento di tale domanda non potrebbe fondare alcuna azione esecutiva individuale, giusta il divieto di cui alla L. Fall., art. 51.

Passando all’esame dei motivi di ricorso, il Collegio rileva quanto segue.

Col primo ed il secondo motivo, sostanzialmente sovrapponibili, si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. (nonchè, nel solo secondo motivo, la violazione dell’art. 1453 c.c.) in cui la corte d’appello sarebbe incorsa fondando la propria pronuncia su una domanda (risarcimento del danno da inadempimento di un contratto finalizzato al subentro della Delta Nautica nella posizione di utilizzatrice in leasing dell’imbarcazione) diversa da quella formulata dalla stessa Delta Nautica (risarcimento del danno da inadempimento di un contratto preliminare di compravendita di detta imbarcazione).

I motivi vanno rigettati. Premesso che la denuncia di violazione dell’art. 1453 c.c. è contenuta solo nella rubrica del secondo motivo, senza essere in alcun modo sviluppata nel corpo del motivo stesso, il Collegio osserva che la denuncia di violazione dell’art. 112 c.p.c. va giudicata infondata alla stregua del principio, più volte espresso da questa Corte (sentt. nn. 17451/06, 1545/16) che l’interpretazione della domanda spetta al giudice del merito, la cui statuizione, ancorchè erronea, non può essere direttamente censurata per ultrapetizione, atteso che, avendo il giudice svolto una motivazione sul punto, dimostrando come una certa questione dovesse ritenersi ricompresa tra quelle da decidere, il difetto di ultrapetizione non è logicamente verificabile prima di avere accertato la erroneità di quella motivazione, sicchè, in tal caso, il dedotto errore non si configura come “error in procedendo”, ma attiene al momento logico dell’accertamento in concreto della volontà della parte.

Col terzo motivo si denuncia la violazione dell’art. 1226 c.c. e art. 115 c.p.c. in cui la corte territoriale sarebbe incorsa quantificando il danno dell’attrice nel controvalore dell’imbarcazione dalla stessa offerta in permuta.

Il motivo non può trovare accoglimento perchè, come questa Corte ha precisato con la sentenza n. 8807/01, l’esercizio in concreto del potere discrezionale conferito al giudice di liquidare il danno in via equitativa non è suscettibile di sindacato in sede di legittimità, quando la motivazione della decisione dia adeguatamente conto dell’uso di tale facoltà e indichi il processo logico e valutativo seguito. Nella specie, la sentenza gravata rende manifesto il percorso logico che ha condotto la corte genovese a liquidare il danno patito dalla Delta Nautica in Euro 560.000, sviluppando considerazioni non arbitrarie nè illogiche in ordine alla stima contrattuale dell’imbarcazione “(OMISSIS)”, offerta in permuta, ed alla perdita del relativo valore; perdita, va aggiunto, motivatamente ritenuta sussistente dal giudice di appello anche nell’ipotesi (pur secondo tale giudice non provata) che la relativa restituzione fosse avvenuta alla data indicata da curatela, ossia nel 2012.

Con il quarto motivo si denuncia la violazione dell’art. 101 c.p.c. in cui la corte distrettuale sarebbe incorsa ponendo a base della decisione una riformulazione della domanda di parte operata d’ufficio. La doglianza non può trovare accoglimento perchè il richiamo alla disposizione fissata dall’art. 101 c.p.c., comma 2 non è pertinente, in quanto la corte distrettuale non ha posto a fondamento della propria decisione una questione rilevata di ufficio, ma si è limitata ad accogliere la domanda così come essa l’ha interpretata; per contro, come questa Corte ha già avuto modo di chiarire con la sentenza n. 10353/16, l’obbligo del giudice di stimolare il contraddittorio sulle questioni rilevate d’ufficio, rafforzato dall’aggiunta del comma 2 all’art. 101 c.p.c. ad opera della L. n. 69 del 2009, si estende solo alle questioni di fatto, che richiedono prove dal contenuto diverso rispetto a quelle chieste dalle parti, o alle eccezioni rilevabili d’ufficio.

Passando all’esame del ricorso incidentale proposto dalla Delta Nautica nei confronti della Banque Populaire Cote d’Azur, si osserva che con l’unico motivo su cui esso si fonda, promiscuamente riferito all’art. dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 si censura la statuizione della sentenza gravata che ha disatteso la richiesta della Delta Nautica di estendere anche alla banca la condanna risarcitoria pronunciata a favore stessa Delta Nautica nei confronti del Fallimento (OMISSIS) s.p.a.. Nel motivo di ricorso incidentale si denuncia l’erroneo inquadramento giuridico della responsabilità della banca e l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione, ossia la circostanza che la banca si sarebbe impegnata nei confronti della Delta Nautica a consentire a quest’ultima di subentrare alla PAM s.p.a. nella conduzione in leasing dell’imbarcazione (OMISSIS).

Il motivo è inammissibile per difetto di specificità, in quanto, pur richiamando in rubrica, indistintamente, l’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 non individua la violazione e falsa applicazione di specifiche disposizioni di legge, nè individua alcun fatto storico – decisivo ed oggetto di discussione tra le parti – di cui la corte territoriale abbia omesso l’esame.

In proposito il collegio rileva che il riferimento operato nel ricorso incidentale all’impegno contrattuale asseritamente assunto dalla Banque Populaire Cote d’Azur nei confronti della Delta Nautica non identifica un fatto storico (per tale dovendosi intendere non una “questione” o un “punto” della sentenza, ma un fatto vero e proprio, principale o secondario, purchè controverso e decisivo, cfr. Cass. n. 2805/11), ma sollecita una revisione del giudizio di fatto della corte territoriale secondo cui “nessun vincolo contrattuale di natura preliminare e tanto meno definitiva era stato stipulato tra Delta Nautica e le predette Banca e PAM” (pag. 18, secondo capoverso, della sentenza gravata). Per altro verso, il riferimento alla responsabilità precontrattuale della Banque Populaire Cote d’Azur contenuto a pag. 30, penultimo capoverso, del controricorso con ricorso incidentale della Delta Nautica prospetta un titolo di responsabilità della banca che non è trattato nella sentenza impugnata e che la ricorrente incidentale non precisa se, e con quale atto, sia stato introdotto nel giudizio di merito.

Il motivo di ricorso incidentale si risolve dunque, in definitiva, in una doglianza di puro merito, tendente a sollecitare una rivisitazione del materiale istruttorio, da giudicare inammissibile in sede di legittimità. Come infatti questa Corte ha più volte affermato (cfr. sent. n. 7972/07), nel giudizio di cassazione la deduzione del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 non consente alla parte di censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa una sua diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimità degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito: le censure poste a fondamento dell’impugnativa non possono pertanto risolversi nella sollecitazione di una lettura delle risultanze processuali diversa da quella operata dal giudice di merito, o investire la ricostruzione della fattispecie concreta, o riflettere un apprezzamento dei fatti e delle prove difforme da quello dato dal giudice di merito.

In definitiva devono essere rigettati tanto il ricorso principale quanto quello incidentale.

Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza. Deve inoltre darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento del doppio contributo unificato da parte del ricorrente.

PQM

 

La Corte, all’esito della riconvocazione del 6 aprile 2017, rigetta i ricorsi principale e incidentale.

Condanna il Fallimento (OMISSIS), ricorrente principale, a rifondere le spese del giudizio di cassazione alla società Delta Nautica, liquidandole in Euro 6.000, oltre Euro 200 per esborsi ed oltre accessori di legge, e condanna la società Delta Nautica, ricorrente incidentale, a rifondere le spese del giudizio di cassazione alla Banque Populaire Cote d’Azur, liquidandole in Euro 6.000, oltre Euro 200 per esborsi ed oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, D.Lgs. n. 546 del 1992 si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, sia da parte del ricorrente principale che da parte del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 6 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 maggio 2017

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