Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13621 del 02/07/2020

Cassazione civile sez. lav., 02/07/2020, (ud. 14/01/2020, dep. 02/07/2020), n.13621

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20480-2014 proposto da:

S.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA P.L. DA

PALESTRINA n. 47, presso lo studio degli avvocati FILIPPO LATTANZI e

FRANCESCO CARDARELLI, che lo rappresentano e difendono;

– ricorrente –

contro

CONSIGLIO DI STATO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 608/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 08/03/2014 R.G.N. 5165/2011.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. la Corte d’Appello di Roma, in riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede che aveva accolto il ricorso, ha respinto tutte le domande formulate da S.G., appartenente ai ruoli del personale di segreteria della giustizia amministrativa con profilo professionale di collaboratore amministrativo posizione economica C1, il quale aveva convenuto in giudizio il Consiglio di Stato, impugnando l’esito finale della procedura di riqualificazione per il passaggio alla posizione economica C3 nonchè, in parte qua, il bando ed il c.c.i. di amministrazione, ed aveva domandato l’accertamento del suo diritto a conseguire la posizione in questione e la conseguente condanna del resistente al pagamento delle differenze retributive, oltre agli oneri accessori e previdenziali;

2. la Corte territoriale, respinta l’eccezione di inammissibilità dell’appello, ha evidenziato che l’art. 15 del c.c.n.l. per il personale del comparto ministeri 1998/2001 aveva consentito il passaggio anche per saltum da una posizione economica all’altra all’interno dell’area, ma aveva attribuito prevalenza assoluta all’inquadramento nella posizione immediatamente inferiore rispetto a quella messa a concorso, prevedendo, quindi, che il doppio passaggio, di per sè non precluso, non sarebbe potuto avvenire in pregiudizio di partecipanti idonei appartenenti alla posizione superiore;

3. il giudice d’appello ha aggiunto che il criterio di priorità era stato ribadito dal c.c.I. 2002/2005 e dall’art. 2, comma 4 del bando di concorso e pertanto correttamente l’amministrazione, nel redigere la graduatoria finale, aveva attribuito le posizioni economiche innanzitutto ai dipendenti già inquadrati nell’area C, posizione economica C2;

4. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso S.G. sulla base di due motivi, ai quali non ha opposto difese il Consiglio di Stato, rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con il primo motivo di ricorso è denunciata, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 342 c.p.c. e si assume che la Corte territoriale avrebbe dovuto dichiarare inammissibile l’appello proposto dal Consiglio di Stato perchè l’appellante si era limitato a richiamare l’assetto ordinamentale dei profili professionali di cui al c.c.n.l. 2007/2009, non applicabile alla controversia, nonchè una pronuncia resa dallo stesso Tribunale di diverso tenore rispetto a quella impugnata, e non aveva sviluppato argomentazioni volte ad incrinare il fondamento logico e giuridico della decisione;

2. la seconda censura, formulata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 5, addebita alla sentenza impugnata la “violazione e falsa applicazione dell’art. 15 c.c.n.l. comparto ministeri 1998/2001, dell’art. 9 CCIA 20022005, dell’art. 8, comma 2 del CCNL 2002/2005, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 40” nonchè la violazione dell’art. 97 Cost.;

2.1. il ricorrente evidenzia che l’interpretazione della contrattazione collettiva posta a fondamento della decisione mortifica totalmente il criterio meritocratico e non considera che ai fini del rispetto del criterio preferenziale è sufficiente la diversa attribuzione dei punteggi relativi all’esperienza professionale ed ai titoli posseduti;

2.1. anche attraverso il richiamo a precedenti di questa Corte il ricorrente sostiene, in sintesi, che il canone del buon andamento della pubblica amministrazione impone di aderire ad una esegesi delle disposizioni contrattuali che assegni ai dipendenti della posizione economica superiore non una rigida priorità bensì solo una preferenza a parità di punteggio;

3. il primo motivo è inammissibile;

la giurisprudenza di questa Corte è consolidata nell’affermare che, anche qualora venga dedotto un error in procedendo, rispetto al quale la Corte è giudice del “fatto processuale”, l’esercizio del potere/dovere di esame diretto degli atti è subordinato al rispetto delle regole di ammissibilità e di procedibilità stabilite dal codice di rito, in nulla derogate dall’estensione ai profili di fatto del potere cognitivo del giudice di legittimità (Cass. S.U. n. 8077/2012);

3.1. la parte, quindi, non è dispensata dall’onere di indicare in modo specifico i fatti processuali alla base dell’errore denunciato e di trascrivere nel ricorso gli atti rilevanti, non essendo consentito il rinvio per relationem agli atti del giudizio di merito, perchè la Corte di Cassazione, anche quando è giudice del fatto processuale, deve essere posta in condizione di valutare ex actis la fondatezza della censura e deve procedere solo ad una verifica degli atti stessi non già alla loro ricerca (Cass. n. 15367/2014; Cass. n. 21226/2010);

3.2. dal principio di diritto discende che, qualora, come nella fattispecie, il ricorrente assuma che l’appello doveva essere dichiarato inammissibile per difetto della necessaria specificità dei motivi di impugnazione, la censura potrà essere scrutinata a condizione che vengano riportati nel ricorso, nelle parti essenziali, la motivazione della sentenza di primo grado e l’atto di appello;

3.3. non è, invece, sufficiente che il ricorrente assolva al distinto onere previsto, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c., n. 4, indicando la sede nella quale l’atto processuale è reperibile, perchè l’art. 366 c.p.c., come modificato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 5 richiede che al giudice di legittimità vengano forniti tutti gli elementi necessari per avere la completa cognizione della controversia, senza necessità di accedere a fonti esterne, mentre la produzione è finalizzata a permettere l’agevole reperibilità del documento o dell’atto la cui rilevanza è invocata ai fini dell’accoglimento del ricorso (fra le più recenti, sulla non sovrapponibilità dei due requisiti, Cass. 28.9.2016 n. 19048);

3.4. sulla base dei richiamati principi, condivisi dal Collegio e qui ribaditi, il primo motivo deve essere dichiarato inammissibile, perchè il ricorrente non ha riportato nel ricorso, neppure nei passaggi essenziali, l’atto di impugnazione a suo dire privo di specificità, e non ha posto la Corte in condizione di valutare ex actis la fondatezza della censura;

4. è, invece, fondata la seconda critica nella parte in cui addebita alla Corte territoriale di avere fornito un’interpretazione erronea della contrattazione collettiva nazionale che disciplina la progressione all’interno dell’area;

4.1. l’art. 15 del CCNL 16.2.1999 per il personale non dirigenziale del comparto Ministeri prevede alla lett. b) che “il passaggio dei dipendenti da una posizione all’altra all’interno dell’area avverrà nei limiti dei posti di cui ai contingenti previsti dal comma 1, mediante percorsi di qualificazione ed aggiornamento professionale con esame finale, al termine dei quali sarà definita una graduatoria per la cui formulazione sarà considerato, in ogni caso, elemento determinante la posizione economica di provenienza. Sono considerati altresì elementi utili, l’esperienza professionale acquisita e il possesso di titoli di studio e professionali coerenti con i processi di riorganizzazione o innovazione tecnologica.”;

4.2. il giudice d’appello, facendo leva sul tenore letterale della clausola contrattuale, che considera “elemento determinante” la posizione economica di provenienza, ha fornito un’esegesi della disposizione che questa Corte ha già ritenuto non condivisibile, evidenziando, in più pronunce alla cui motivazione si rinvia ex art. 118 disp. att. c.p.c., che “il criterio preferenziale previsto dal contratto di comparto non può leggersi nel senso voluto dall’Avvocatura dello Stato, ossia nel senso che sempre e comunque i dipendenti in posizione B2 avrebbero dovuto essere preferiti ai dipendenti in B1, anche se con punteggio, in ipotesi, notevolmente inferiore. Una tale lettura della citata norma del contratto di comparto non sarebbe in sintonia con il canone del buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.) perchè mortificherebbe oltremodo il merito dando una rilevanza rigida ed assoluta alla posizione economica di provenienza, ossia sostanzialmente all’anzianità di servizio.” (Cass. n. 15981/2016 che richiama Cass. nn. 473 e 9294 del 2014);

4.3. sulla base del richiamato orientamento, condiviso dal Collegio ed al quale va data continuità, affinchè possa dirsi rispettato il criterio preferenziale previsto dal CCNL è sufficiente che la diversità di posizione economica venga apprezzata nella valutazione dei titoli e dei requisiti di partecipazione alla procedura e determini la prevalenza del candidato proveniente da quella superiore, non in ogni caso, bensì solo a parità di punteggio;

5. le medesime considerazioni vanno espresse in relazione all’esegesi dell’art. 8 del CCNL 12.6.2003 con il quale le parti collettive, nel confermare il sistema di classificazione ed il – “processo di valorizzazione professionale” previsti dal CCNL 16.2.1999, hanno innanzitutto stabilito che la contrattazione integrativa dovesse prevedere una “valutazione ponderata di tutti i titoli presentanti dai candidati, in relazione alle peculiarità professionali che caratterizzano le aree e i profili cui si riferiscono le selezioni. Pertanto, ai sensi dell’art. 15 del CCNL del 16 febbraio 1999, all’esperienza professionale, al titolo di studio, agli altri titoli culturali e professionali, ai corsi di aggiornamento e qualificazione professionale ed alle prove selettive finali è attribuito un peso equilibrato ai fini della determinazione del punteggio complessivo ottenuto nella graduatoria finale dai dipendenti che hanno partecipato alla selezione” (lettera b);

5.1. poichè ai sensi dell’art. 1363 c.c. le clausole si interpretano le une per mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal complesso dell’atto, la successiva lett. c), con la quale si prevede l'”esplicito riconoscimento nelle progressioni verticali della prevalenza all’inquadramento del personale proveniente dalla posizione economica immediatamente inferiore”, va interpretata, oltre che alla luce del principio del buon andamento della Pubblica Amministrazione già richiamato nelle pronunce sopra indicate, anche in relazione al criterio della “valutazione ponderata” dei titoli posseduti dai candidati, sicchè la prevalenza deve restare limitata all’ipotesi della parità di punteggio, posto che, altrimenti, si finirebbe, in violazione del principio fissato dalla lett. b), per attribuire ad un titolo un peso maggiore rispetto agli altri criteri di valutazione;

6. il secondo motivo di ricorso va, pertanto, accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio alla Corte territoriale indicata in dispositivo che procederà ad un nuovo esame, attenendosi al principio di diritto enunciato nei punti che precedono e provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità;

7. non sussistono le condizioni processuali di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il primo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione alla quale demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 14 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 luglio 2020

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