Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1362 del 23/01/2014


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 1362 Anno 2014
Presidente: BERRUTI GIUSEPPE MARIA
Relatore: D’AMICO PAOLO

SENTENZA

sul ricorso 7586-2008 proposto da:
GAROFALO

ANTONIO

GRFNTN43P20D638N,

elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO 14, presso lo
studio dell’avvocato MANTOVANI BRUNO, che lo
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro

ENEL DISTRIBUZIONE S.P.A.

05779711000 in persona

dell’Ing. ROBERTO MELE, elettivamente domiciliata in
ROMA,

VIA C. MONTEVERDI 16,

presso lo studio

dell’avvocato CONSOLO GIUSEPPE, che la rappresenta e

Data pubblicazione: 23/01/2014

difende unitamente agli avvocati DE SANTIS EMILIO,
PERROTTA CARMINE, ROSA STEFANO giusta delega in atti;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 32/2007 del TRIBUNALE di ARIANO
IRPINO, depositata il 23/01/2007, R.G.N. 740/2004;

udienza del 22/11/2013 dal Consigliere Dott. PAOLO
D’AMICO;
udito l’Avvocato GIANFRANCO RUGGIERI per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARIO FRESA che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso;

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udita la relazione della causa svolta nella pubblica

Svolgimento del processo

Antonio Garofalo convenne in giudizio dinanzi al Giudice
di Pace di Ariano Irpino l’Enel Distribuzione s.p.a. per
sentirla condannare al pagamento della complessiva somma di C
2.508,08, di cui E 8,08 a titolo di ingiustificato

che asseriva di aver subito a seguito di plurime, indebite,
richieste di pagamento di una bolletta di C 90,05.
Il Tribunale accolse la domanda attrice e condannò la
convenuta al pagamento, in favore del Garofalo, della
complessiva somma di C 1.000,00, oltre accessori, per danno
esistenziale.
Propose appello l’Enel Distribuzione chiedendo la riforma
della impugnata sentenza, ritenuta erronea e ingiusta nella
parte in cui la condannava al risarcimento del danno
esistenziale del Garofalo.
Il Tribunale ha accolto l’appello ed ha rigettato la
domanda di risarcimento formulata dall’attore.
Quest’ultimo propone ricorso per cassazione con un unico
motivo.
Resiste con controricorso l’Enel Distribuzione s.p.a.
Motivi della decisione

Con il primo motivo parte ricorrente denuncia «Omessa
insufficiente e contraddittoria motivazione.»

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arricchimento e di C 2.500,00 a ristoro del danno esistenziale

Sostiene Antonio Garofalo che il secondo giudice non ha
correttamente motivato in ordine alle ragioni poste a
fondamento della pretesa da lui azionata in primo grado e che
egli, in ragione della ripetuta trascuratezza dell’Enel, nel
non valutare correttamente la sua posizione debitoria, subì un

vedere interrotta la sua utenza, ad una serie di attività non
dovute quali: frequentissimi e ripetuti contatti con i

cali

center; pagamento di somme non dovute; invio di fax e lettere;
pagamento per intero di fatture; riscossione di assegni per il
rimborso delle relative somme.
La prova di tale danno, ad avviso del Garofalo, è stata
da lui stesso fornita documentalmente e risulta anche dalla
“comune esperienza” di cui all’art. 115, 2 ° comma c.p.c.,
mentre il Tribunale, riguardo ad essa, non ha svolto alcuna
convincente argomentazione.
Il ricorrente solleva infine eccezione di illegittimità
dell’art. 2059 c.c. – per disparità di trattamento rilevante
ex art. 3 cost. – nella comune interpretazione data del c.d.
danno esistenziale, laddove non sembra riconosciuta la tutela
delle lesioni temporanee dei diritti di rilevanza
costituzionale.
Il motivo è infondato.
Premesso che il ricorrente, in base alle argomentazioni
svolte, avrebbe dovuto denunciare una violazione di legge e
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danno esistenziale consistente nel dover provvedere, per non

non un

vizio di motivazione,

deve

rilevarsi,

sotto

quest’ultimo profilo, che la sentenza impugnata è
adeguatamente motivata e non consente di individuare alcuna
illogicità nella ricostruzione dei fatti di causa.
Antonio Garofalo, invece, pur denunciando il suddetto

fatti diversa da quella effettuata dall’impugnata sentenza in
relazione alla dedotta esistenza del danno esistenziale ed
alla prova del nesso di causalità fra la denunciata sindrome
ansiosa-depressiva che assume da lui stesso sofferta e il
comportamento di Enel Distribuzione.
Irrilevante appare poi la questione di illegittimità
costituzionale dell’art. 2059 c.c., laddove si afferma che
quest’ultima disposizione porrebbe una disparità di
trattamento fra chi subisce un danno permanente e chi subisce
un danno non permanente.
Il giudice di merito non ha infatti riconosciuto il danno
esistenziale perché non provato e non perché si trattava di un
danno non permanente.
In conclusione il ricorso deve essere rigettato con
condanna di parte ricorrente alle spese del giudizio di
cassazione che si liquidano come in dispositivo.
P.Q.M.

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vizio, tende sostanzialmente ad una ricostruzione di tali

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente
alle spese del giudizio di cassazione che liquida in E
3.000,00 di cui E 2.800,00 per compensi.

Roma, 22 novembre 2013

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