Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13615 del 21/06/2011

Cassazione civile sez. III, 21/06/2011, (ud. 17/05/2011, dep. 21/06/2011), n.13615

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FILADORO Camillo – Presidente –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

F.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DEI GOZZADINI 30, presso lo studio dell’avvocato PROSPERINI

ALBERTO, che lo rappresenta e difende giusta delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

MILANO ASSICURAZIONI S.P.A. (OMISSIS) in persona del Suo

Procuratore speciale Dott. C.I., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA PARAGUAY 5, presso lo studio dell’avvocato

DONNARUMMA GREGORIO, rappresentata e difesa dall’avvocato AUGERI

ERASMO giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

A.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3669/2008 del TRIBUNALE di NAPOLI, SEZIONE

OTTAVA CIVILE, emessa il 14/01/2008, depositata il 02/04/2008 R.G.N.

38445/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/05/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio che ha concluso con l’inammissibilità

del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con atto di citazione del dicembre 2001, F.C. conveniva in giudizio A.G. e la Milano Assicurazioni Spa. Chiedeva la condanna in solido al risarcimento dei danni per le lesioni personali subite, quando era minorenne, in esito a un sinistro stradale attribuibile alla responsabilità dell’ A., il quale lo aveva investito con una Vespa, mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali.

Il Giudice di pace rigettava la domanda per intervenuta prescrizione, sia biennale che quinquennale.

Il Tribunale di Napoli rigettava l’appello proposto dal F. per intervenuta prescrizione biennale (sentenza del 2 aprile 2008).

L’ A. restava contumace in entrambi i gradi del giudizio di merito.

2. Il F. propone ricorso per cassazione, con un unico complesso motivo, che si conclude con più quesiti di diritto, ai sensi dell’art. 366-bis cod. proc. civ., applicabile ratione temporis.

L’Assicurazione resiste con controricorso, presentando ricorso incidentale condizionato, esplicato da due motivi, di cui il primo corredato da quesito.

L’ A., ritualmente intimato, non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Ai fini che rilevano nel presente giudizio, il giudice di merito ha fondato la decisione sulle argomentazioni che seguono.

Il sinistro è avvenuto il (OMISSIS). Non essendo stata presentata querela, si applica il termine di prescrizione biennale con decorrenza da quello utile per proporre querela.

Sono idonee, ma non utili, a interrompere la prescrizione le missive indirizzate all’assicurazione nel 1996 e nel 1997.

E’ inidonea la missiva spedita il 19 dicembre 1998 all’Assicurazione dall’avv. L.C., su incarico del’avv. L. G. e non dei genitori del minore, come emerge dall’atto di appello. Essendo l’atto di costituzione in mora atto non negoziale, che può essere compiuto solo dal titolare del diritto o da un suo rappresentante, non è possibile configurare la ratifica di un atto compiuto dal falsus procurator, nè l’inefficacia, non rilevabile d’ufficio, dell’atto compiuto dal falsus procurator.

L’appello va rigettato perchè tra la missiva idonea del 1997 e l’ultima avviata alla assicurazione il 29 gennaio 2000 era già spirato il termine biennale.

2. Con l’unico motivo di ricorso, il F. deduce la violazione degli artt. 2947, 1398 e 1399 cod. civ., in riferimento all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

2.1. L’articolato quesito è ammissibile solo per la parte che si riferisce alla violazione dell’art. 2947 cod. civ., alla luce di Sez. Un. 18 novembre 2008, n. 27337, che ha interpretato il terzo comma nel senso che si applica l’eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato.

Per questo profilo il ricorso principale è fondato.

A partire da S.U. n. 27337 dei 2008, è principio consolidato nella giurisprudenza della Corte, cui si intende dare continuità, quello secondo cui “Qualora l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche per difetto di querela, all’azione risarcitoria si applica l’eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato (art. 2947 c.c., comma 3, prima parte) purchè il giudice, in sede civile, accerti incidenter tantum, e con gli strumenti probatori ed i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi. Detto termine decorre dalla data del fatto, da intendersi riferito al momento in cui il soggetto danneggiato abbia avuto – o avrebbe dovuto avere, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche – sufficiente conoscenza della rapportabilità causale del danno lamentato.”.

2.2. La parte del quesito in cui si deduce la violazione dell’art. 2947 c.c., comma 2, ai fini della prescrizione biennale, “se non si volesse applicare la prescrizione quinquennale”, resta assorbito dalla ritenuta applicabilità alla specie delle prescrizione quinquennale.

3. Occorre ora verificare i profili del ricorso principale relativi all’idoneità dell’atto interruttivo del 1998.

3.1. Il ricorrente non censura efficacemente la parte della sentenza di merito che nega idoneità alla missiva del 1998 dell’avv. L.C., essendo inammissibili i profili dei motivo che investono tale atto.

3.1.1.Il giudice, dapprima, ha ritenuto, sulla base dell’atto di appello, che l’incarico fosse stato attribuito non dai genitori del danneggiato ma dall’avv. L.G., padre di C..

Poi, ha ritenuto non applicabili le norme relativa all’atto compiuto dal falsus procurator. Il ricorrente, nella parte esplicativa di tale profilo del motivo di ricorso: non si sofferma sul primo aspetto;

incentra la difesa sull’erronea valutazione del giudice del contenuto dell’atto, atteso che – secondo la sua prospettazione – dalla lettura dello stesso emergerebbe che l’incarico era stato attribuito dai genitori del danneggiato; espressamente, afferma che sarebbe inutile addentrarsi nella questione del falsus procurator essendo ininfluente sul punto tale disquisizione.

Nella parte del quesito concernente tale profilo, da un lato richiama gli artt. 1324 e 1399 cod. civ., dall’altro incentra la critica sull’erronea “lettura” che il Tribunale avrebbe fatto del contenuto della missiva.

Palese è, quindi, l’inconferenza della censura, sia rispetto alle argomentazioni del giudice, sia rispetto al rapporto tra parte esplicativa e sintesi nel quesito, con conseguente inammissibilità.

3.1.2. Con l’ultima parte del quesito si deducono formalmente vizi motivazionali sotto il profilo della insufficienza e contraddittorietà. Sostanzialmente, si ripercorrono le censure alla decisione nella parte relativa alla missiva del 1998 e si fa derivare la contraddittorietà anche (sembra potersi intendere) dalla applicabilità della prescrizione biennale invece che quinquennale.

Certamente, la sintesi non è idonea rispetto alla astratta prospettazione di un vizio motivazionale, con conseguente inammissibilità, secondo giurisprudenza consolidata.

4. Al fine di verificare se l’accoglimento del ricorso principale in ordine alla prescrizione quinquennale è utile al ricorrente, va esaminato il ricorso incidentale condizionato, che concerne gli atti interruttivi del 1996 e 1997; atti che, come detto, sono stati ritenuti idonei dal giudice di appello, ma non utili rispetto alla prescrizione biennale.

4.1. Il primo motivo del ricorso incidentale è inammissibile ex art. 366-bis cod. proc. civ. Il quesito che conclude il motivo è astratto e generico, mancando totalmente ogni riferimento alla fattispecie concreta.

4.2. Pure inammissibile è il secondo motivo, dove si deduce la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5 e non in riferimento all’art. 360, n. 4, come vuole la giurisprudenza consolidata di questa Corte, secondo la quale “Il vizio di omessa pronuncia, che si traduce nella violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, in quanto incidente sulla sentenza pronunciata dal giudice de gravame, è deducibile con ricorso per cassazione esclusivamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, (nullità della sentenza e del procedimento), mentre esso non può esser fatto valere come violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3) nè tanto meno come vizio di motivazione (art. 360 cod. proc. civ., n. 5). (Cass. 17 gennaio 2003, n. 604).

5. Data l’idoneità dell’atto del maggio 1997 al fine di interrompere la prescrizione; atto ritenuto dal primo giudice idoneo con argomentazioni che non sono state adeguatamente intaccate dal ricorso incidentale inammissibile; data l’utilità dello stesso atto rispetto alla prescrizione quinquennale, essendosi verificato l’incidente nel (OMISSIS); atteso che l’azione giudiziale è stata esercitata con atto notificato nel 2001, la sentenza impugnata va cassata in relazione al profilo accolto e la causa va rimessa al giudice di appello per la decisione nel merito dell’azione di responsabilità, oltre che per le spese del presente giudizio.

PQM

LA CORTE DI CASSAZIONE accoglie il ricorso principale nei sensi di cui in motivazione, dichiarandolo inammissibile e assorbito per il resto. Dichiara inammissibile il ricorso incidentale condizionato. Rinvia al Tribunale di Napoli, in funzione di giudice di appello, in diversa persona, anche per le spese processuali del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 17 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2011

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