Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13607 del 19/05/2021

Cassazione civile sez. III, 19/05/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 19/05/2021), n.13607

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35353/2019 proposto da:

N.L., elettivamente domiciliato in Jesi, corso Matteotti 68 b),

presso lo studio dell’avv. PAOLO COGNINI;

– ricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 644/2019 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 07/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/12/2020 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

N.L., proveniente dal Gambia, ha proposto un ricorso notificato il 7 novembre 2019, per la cassazione della sentenza n. 644/2019 emessa dalla Corte d’appello di Ancona e pubblicata in data 7 maggio 2019, con la quale il suo appello è stato dichiarato inammissibile.

Il Ministero dell’interno ha depositato tardivamente un atto con il quale dichiara la propria disponibilità a partecipare alla discussione orale.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in adunanza camerale non partecipata.

Il ricorrente, secondo la ricostruzione dei fatti contenuta nel ricorso, nel dicembre 2015 esprimeva una critica, nel corso di una conversazione con colleghi di lavoro che veniva ascoltata a sua insaputa da un agente di polizia in borghese, contro le scelte politiche del Presidente. La sorella, che lavorava nella polizia, lo avvertiva dell’imminente arresto suo e dei suoi colleghi, due dei quali, quelli che presentavano al lavoro l’indomani, venivano in effetti arrestati. Giungeva quindi in Italia, passando dalla Libia.

Rigettata la sua domanda per il riconoscimento delle varie forme di protezione internazionale da parte della Commissione territoriale, il ricorrente adiva l’autorità giudiziaria, introducendo ricorso ex artt. 702 bis c.p.c. e segg., al solo fine di ottenere il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.

Il tribunale, in composizione monocratica, rigettava la domanda.

Il ricorrente ha proposto appello, ritenuto inammissibile dalla Corte d’appello di Ancona la quale ha affermato che sulla domanda di riconoscimento di una forma di protezione internazionale il Tribunale debba sempre giudicare in composizione collegiale, anche quando il ricorrente si sia limitato a domandare il riconoscimento della protezione umanitaria perchè “è pacifico che il giudicante, prima ancora di valutare la sussistenza di quelli della misura atipica e residuale, riscontri la presenza dei requisiti della protezione internazionale e di quella sussidiaria”. Da ciò la corte d’appello fa discendere che, anche quando sia proposta successivamente all’entrata in vigore del D.L. n. 13 del 2017 e prima delle modifiche introdotte dal D.L. n. 113 del 2018 – soltanto la domanda volta al riconoscimento della protezione umanitaria, competente a giudicare sia sempre il tribunale in composizione collegiale, e che, avverso il provvedimento del tribunale – sia esso stato emesso in composizione collegiale o monocratica – non è ammissibile l’appello.

Diritto

RITENUTO

che:

il ricorrente articola un unico motivo di ricorso. Lamenta la violazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, D.L. n. 13 del 2017, art. 3, comma 1, lett. d) e comma 4 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3.

In via preliminare osserva come il Giudice del primo grado abbia, egli stesso, operato una scelta di monocraticità per cui ex se l’ordinanza risulta impugnabile in appello.

Sostiene che il riferimento contenuto nel D.L. n. 13 del 2017, art. 3, comma 4 bis, secondo il quale “le controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale sono decise dal Tribunale in composizione collegiale..” farebbe riferimento alle sole ipotesi delle domande volte al riconoscimento della protezione sussidiaria e dello status di rifugiato.

Sostiene che, se si ritenesse che ogni volta che deve essere esaminata la sussistenza o meno del diritto al riconoscimento della protezione umanitaria dovesse essere accertata la sussistenza delle protezioni superiori, sarebbe priva di significato la previsione del D.L. n. 13 del 2017, art. 3, comma 1, lett. d), secondo la quale “Le sezioni specializzate sono competenti: d) per le controversie in materia di riconoscimento della protezione umanitaria nei casi di cui del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 32, comma 3…”.

Il motivo è fondato.

In caso di domanda volta al riconoscimento della sola protezione umanitaria, introdotta prima delle modifiche apportate dal D.L. n. 113 del 2018, “… la competenza per materia appartiene alla sezione specializzata del Tribunale in composizione monocratica, che giudica secondo il rito ordinario ex artt. 281-bis c.p.c. e segg., o, ricorrendone i presupposti, secondo il procedimento sommario di cognizione ex artt. 702-bis c.p.c. e segg. e pronuncia sentenza o ordinanza impugnabile in appello, atteso che il rito previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, con le peculiarità che lo connotano (composizione collegiale della sezione specializzata, procedura camerale e non reclamabilità del decreto), ha un ambito di applicazione espressamente limitato alle controversie di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 e a quelle relative all’impugnazione dei provvedimenti adottati dall’Unità Dublino” (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 16458 del 19/06/2019, Rv. 654637, e poi Cass. n. 3668 e Cass. n. 20888 del 2020; cfr. anche, in senso conforme, Cass. Sez. 1, Sentenza n. 4890 del 19/02/2019, Rv. 652684, secondo la quale le disposizioni di cui al D.L. n. 113 del 2018, non si applicano alle domande già presentate alla data di entrata in vigore della novella).

Ne consegue che il Tribunale rettamente ha conosciuto la domanda dell’odierno ricorrente in composizione monocratica, e deciso nelle forme dell’ordinanza previste per il rito sommario di cognizione di cui agli artt. 702 c.p.c. e segg., inducendo anche l’affidamento del ricorrente sulla correttezza del rito prescelto, mentre la corte d’appello ha errato nel dichiarare inammissibile l’appello. Il ricorso va pertanto accolto, e la sentenza cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Ancona in diversa composizione per l’esame della impugnazione ed anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Accoglie, cassa e rinvia alla Corte d’Appello di Ancona in diversa composizione anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2021

 

 

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